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Rossi sulla Brexit: “In Europa soffia il vento del nazionalismo”

Comunicato 1407 del 25/05/2016

“In Europa spira un vento che non mi piace. È il vento del nazionalismo, della chiusura, della paura”. Queste le parole con cui il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, ha commentato il risultato del referendum sulla Brexit, che ha portato la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea. “Vi sono due ordini di preoccupazioni. Una riguarda l’evoluzione che potrà esserci dal punto di vista economico e sotto il profilo finanziario. Ci saranno, molto probabilmente, tensioni e speculazioni che potrebbero riversarsi anche sulla finanza pubblica provinciale. Prima di inneggiare alla vittoria della Brexit, anche qui in Trentino, bisognerebbe rendersi conto di cosa possa significare una caduta degli indici economici o una ripresa degli spread per la nostra autonomia speciale. L’altra preoccupazione – ha aggiunto Rossi – è legata ad aspetti politici e culturali. In Europa soffia il vento della paura, a cui si reagisce con la chiusura e quindi con il nazionalismo, che non ha mai portato nulla di buono. Sono tutti “anti” e tutti “contro”, ma nessuno dice qual è l’alternativa. Speriamo che le istituzioni europee – ha evidenziato Rossi – e soprattutto gli stati nazionali, pensino ad investire un po’ di più in un’Europa vera e seria, che sappia riconoscere che non tutto è mercato o Pil e che sappia dare risposte anche alle aree a più alto tasso di problematicità sociale. L’integrazione non va solo predicata, ma realizzata davvero, l’immigrazione esiste e non si risolve alzando muri. Devono crederci soprattutto gli stati nazionali. Speriamo – ha concluso il presidente – che questa cosa serva a cambiare strada e che non ci sia un effetto emulazione. Le rivoluzioni della pancia non hanno mai portato nulla di buono”.

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Il presidente di Agenzia del Lavoro Riccardo Salomone ha incontrato la Giunta provinciale

Comunicato 1406 del 24/06/2016

Al centro del colloquio gli scenari nazionali, il Piano provinciale del lavoro e le sfide future

salomone

Il presidente di Agenzia del Lavoro Riccardo Salomone, accompagnato dalla dirigente generale Antonella Chiusole, ha incontrato stamani la Giunta provinciale, riunitasi per la consueta seduta settimanale. Si è trattato del primo incontro del presidente Salomone con l’esecutivo guidato dal governatore Ugo Rossi, dopo la sua nomina alla guida della “storica” istituzione, un unicum in Italia, che gestisce le politiche pubbliche del lavoro in Trentino. Tre i temi della sua esposizione: il rapporto fra il territorio e lo scenario nazionale, lo stato dell’arte dell’attuazione del Piano del lavoro provinciale, adottato lo scorso novembre, e le possibili linee di intervento future. “L’impronta che il presidente Salomone sta dando alla gestione dell’Agenzia – ha detto in apertura il vicepresidente e assessore allo sviluppo economico e lavoro Alessandro Olivi – è molto apprezzata, anche da chi il lavoro lo offre. In primo luogo grazie quindi per questo primo tratto di strada fatto assieme. Non esistono politiche del lavoro efficaci che non siano accompagnate da un buon modello organizzativo e dall’utilizzo del volume di risorse adeguato. L’italia è il Paese che in Europa investe meno in politiche attive del lavoro. Il Trentino si distingue positivamente da questo scenario. Il tema ora è salvaguardare in prospettiva l’innovazione trentina rispetto ad un quadro di accentramento delle politiche in atto a livello nazionale e adattare maggiormente la nostra azione ai cambiamenti in essere, lungo tre assi in particolare: politiche attive, giovani, incontro domanda-offerta di lavoro”. “Vivo da dieci anni in Trentino – ha esordito Salomone, che insegna anche Diritto del Lavoro all’Università di Trento – . Ho ricevuto molto dal territorio e sono contento di poter restituire a mia volta qualcosa. Sono un giurista, ho lavorato alcuni anni anche con Marco Biagi, cosa di cui vado orgoglioso, e quindi sono abituato a pensare in termini concreti. Certo, l’occupazione la fanno le imprese, non l’ente pubblico. Ma a noi spetta il compito, fondamentale, di varare le regole, di presidiarle e di applicarle”. Al primo punto, dunque, lo scenario nazionale. Un elemento da considerare, per Salomone, è il delinearsi di una tendenza all’accentramento, alla logica uniformante. Il Trentino dell’Autonomia deve preoccuparsi? “No – è la risposta del presidente di Agenzia del Lavoro – . Non solo perché l’Agenzia nazionale, che sta nascendo, non è comunque paragonabile all’Agenzia del Lavoro trentina, ma anche perché ciò che fa la differenza sono le risorse e soprattutto la volontà di applicare le regole che ci si è dati. E su questo terreno il Trentino continua a fare scuola”. Quali sono, in ogni modo, i passi che il Trentino può compiere per rivendicare la sua specificità, a prescindere da quanto previsto dallo Statuto e dagli accordi siglati in sede nazionale? In primo luogo non perdere un’occasione per sottolineare il valore aggiunto rappresentato storicamente dall’Agenzia, una realtà che fin dalla sua nascita, nei primi anni ‘80, non ha eguali in Italia: “Il nostro modello presuppone il forte coinvolgimento delle parti sociali. Ma deve essere continuamente rinnovato. Tutti gli attori territoriali devono considerare l’importanza di essere coinvolti nel processo di assunzione delle decisioni. In secondo luogo il nostro è un modello flessibile, il che ci consente di adattarlo alla realtà e di approntare le risposte di volta in volta più puntuali ed efficaci”. Al secondo punto, il Piano del Lavoro, approvato a novembre, “un buon piano, articolato, solido, già in fase di attuazione nella sua dimensione concreta”. L’obiettivo di fondo è quello di adattare la domanda all’offerta, perseguendo una visione d’insieme, non solo delle politiche in favore dell’occupazione ma dell’intero sistema di welfare attivo, basata sulla capacità delle persone, in particolare i giovani disoccupati, ma anche più in generale coloro che il lavoro lo hanno perso, di trovarlo, o ritrovarlo, e mantenerlo. Un esempio è il caso Whirlpool: qui oltretutto il Trentino si è distinto per la sua capacità di utilizzare i fondi europei. “Un esempio – ha precisato Salomone – di come pubblico e privato possano operare bene assieme, come è fondamentale che accada”. Infine le sfide future, che poggiamo però su basi importanti già poste, che si chiamano reddito di attivazione (il presidente dell’Inps Tito Boeri ha firmato la convenzione finale proprio ieri) e fondo di solidarietà territoriale, un’innovazione assoluta a livello nazionale, che prefigura un sistema di tutele dei lavoratori in difficoltà a 360 gradi. Fra gli obiettivi futuri una sempre maggiore attenzione alla condizionalità (aiuti sì ma chiedendo in cambio ai beneficiari di attivarsi per superare lo stato di bisogno, evitando il rischio dell’assistenzialismo), e ancora maggiore enfasi a formazione e servizi al lavoro, con un uso capillare di voucher e fondi interprofessionali, ovvero di strumenti vicini ai bisogni rispettivamente dei lavoratori e delle imprese. E poi la sfida della valutazione dell’efficacia delle politiche, fondamentale anche per decidere dove concentrare le risorse pubbliche, dove investire.

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Defp 2016: conti in ordine per maggiore crescita e servizi al top

Comunicato 1401 del 24/06/2016

Il Documento di economia e finanza provinciale è stato adottato oggi dalla Giunta

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Prosegue la sfida del Trentino per mantenere al top i livelli di qualità della vita e di coesione sociale e rilanciare la crescita, che è già più elevata rispetto al contesto italiano ed europeo: nel 2015 (dato stabile), il Pil pro-capite provinciale – a parità di potere d’acquisto – è pari a 33.700 euro, superiore di circa il 23% alla media europea (27.500 euro) e del 28% rispetto alla media dell’Italia (26.400 euro). Anche il fatturato dell’economia è aumentato, su base annua, nel 2015, del 2,1%, in rafforzamento rispetto al 2014 (+1,6%). Per continuare lungo questa strada, due sono gli impegni fondamentali: tenere “ in ordine” i conti della finanza pubblica recuperando in particolare risorse per gli investimenti e lo sviluppo, e stimolare in maniera ancora più incisiva l’iniziativa privata. Potremmo sintetizzare così la “filosofia” che ispira il Defp-Documento di economia e finanza 2016, adottato oggi dalla Giunta provinciale su proposta del presidente Ugo Rossi. Il Defp viene elaborato dalla Provincia autonoma di Trento, analogamente a quanto fanno le altre regioni, in base alla normativa nazionale sull’armonizzazione dei bilanci. Benché il momento più atteso sia in realtà l’aggiornamento dell’autunno, che tiene conto dell’impatto delle novità adottate dal Governo con l’analogo documento nazionale, il Defp rappresenta un passaggio significativo sul piano programmatico, per tre ordini di ragioni: perché fotografa lo stato di salute dell’economia e della società a livello locale rispetto alla dimensione nazionale e internazionale; perché dà conto dell’andamento della finanza provinciale; infine perché consente di fare il punto sugli obiettivi programmatici della Provincia e sulle azioni prioritarie necessarie per il loro raggiungimento. Il documento approvato oggi dalla Giunta indica anche alcune misure innovative che potranno essere adottate per generare nuove entrate da destinare ad investimenti. Fra queste la valorizzazione di una parte dell’ingente patrimonio pubblico della Provincia, l’attivazione di interventi di partenariato, il coinvolgimento del risparmio privato in progetti di sviluppo.

“Siamo intervenuti, e continueremo a farlo, per invertire un trend caratterizzato da un calo delle risorse a disposizione dell’Autonomia – sottolinea il governatore del Trentino Ugo Rossi – agendo principalmente sui conti pubblici. Questo ci serve per recuperare risorse da destinare agli investimenti e per il mantenimento di standard già molto elevati non solo sul versante economico ma anche su quello della qualità della vita. Il documento mostra un Trentino con indicatori di qualità importanti e ampiamente positivi. Un Trentino che studia: il 32% delle persone possiede un titolo universitario, 7 punti percentuali in più rispetto all’Italia. Un Trentino che dedica del tempo all’associazionismo: lo fa il 38,3% dei cittadini contro il 23,1% del resto dell’ Italia. Un Trentino che mantiene elevati livelli di coesione sociale e che sta recuperando fiducia: lo mostra fra le altre cose la crescita di acquisti di beni durevoli da parte delle famiglie che, nel quarto trimestre 2015, ha registrato un aumento su base annua del 23%”.

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Operativi e sicuri i punti nascita di Cles e Cavalese

Comunicato 1385 del 22/06/2016

Il presidente Rossi e l’assessore Zeni: “E’ il riconoscimento della specificità delle zone di montagna”

Il Comitato percorso nascita nazionale ha concesso parere favorevole al mantenimento dell’operatività dei punti nascita degli ospedali di Cles e Cavalese. Parere negativo è stato invece espresso nei confronti del punto nascita di Arco. La Provincia autonoma di Trento, sulla base del decreto ministeriale dell’11 novembre 2015, aveva infatti fatto richiesta di deroga al requisito della numerosità dei parti (almeno 500 l’anno) quale condizione al mantenimento in attività dei punti nascita negli ospedali periferici. “Si tratta di un riconoscimento della qualità del nostro sistema sanitario – sottolinea il presidente Ugo Rossi – e quindi alla sua attenzione per il mantenimento dei servizi e delle risorse nei territori. Questo si trasforma in un impegno per garantire gli standard necessari al mantenimento delle aperture”. “A fronte della concreta ipotesi di una chiusura di tutti i punti nascita provinciali con meno di 500 parti l’anno – ha commentato l’assessore provinciale alla salute Luca Zeni – l’ottenimento della deroga per gli ospedali di Cles e Cavalese, testimonia la valenza del lavoro e delle argomentazioni prodotte in questi mesi dalla Provincia e dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari”. Le deroghe prendono atto delle caratteristiche orografiche peculiari dei nostri territori di montagna e della valenza dei servizi d’eccellenza, quali quelli offerti dalla rete delle emergenze, voluti e sviluppati negli anni dall’amministrazione provinciale. “L’analisi sui documenti prodotti dalla Provincia – sottolinea l’assessore Zeni – ha consentito al Comitato Nazionale Percorso Nascita di declinare con maggiore dettaglio e aderenza il concetto di sicurezza, dando torto nei fatti a coloro che in questi mesi, si sono strumentalmente posti come profeti della chiusura sulla base del solo paradigma numerico. Dispiace apprendere che il punto nascita dell’ospedale di Arco non ha superato l’esame del comitato nazionale. Dalle motivazioni espresse dal Comitato Punti Nascita appare come siano stati fattori determinanti in questo senso, le condizioni orografiche ritenute meno disagevoli rispetto a quelle dei bacini di riferimento di Cavalese e Cles e il tasso di fidelizzazione delle pazienti (64%) anche in questo caso inferiore agli altri due”. Ottenute le deroghe, la priorità sarà ora quella di ripristinare la piena operatività dei due punti nascita garantendo la presenza H24 in guardia attiva di tutte le figure professionali necessarie. Per questo motivo la Provincia ha dato mandato all’Azienda provinciale per i servizi sanitari di attivarsi fin da subito in questo senso. L’assessore Zeni si rivolge anche alle comunità territoriali interessate: “In un periodo storico nel quale scarseggiano figure mediche specialistiche come quelle dei pediatri e degli anestesisti, abbiamo bisogno della collaborazione di tutti per assicurarci una presenza stabile di queste professionalità. Invito pertanto i territori a proseguire e attivare quelle iniziative di contesto che possono aumentare l’attrattività degli ospedali periferici quali contesti lavorativi capaci di offrire un’alta qualità della vita”.

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