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Sistema integrato per la sicurezza: firmata l’intesa tra Provincia, Commissariato del Governo e Consorzio Comuni

Comunicato 2608 del 07/12/2016

Oggi la sottoscrizione del protocollo con il presidente Rossi e l’assessore Daldoss: le telecamere aumenteranno da 1050 a 2000

Il governatore Ugo Rossi, il Commissario del Governo Pasquale Gioffré e il presidente del Consorzio dei Comuni Trentini Paride Gianmoena hanno firmato oggi il “Protocollo d’intesa per la sicurezza della Provincia autonoma di Trento”, un accordo che alza ulteriormente il livello delle politiche in materia di sicurezza urbana inaugurando un modello volto alla definizione di una strategia condivisa tra forze dell’ordine e istituzioni locali e che sfrutta le sinergie operative interistituzionali. Obiettivo del Protocollo, già approvato in via preliminare dalla Giunta provinciale l’11 novembre scorso e sul testo del quale il ministero dell’Interno si è già espresso favorevolmente, è quello di definire appunto una strategia comune di azioni sul territorio che consentano di ottimizzare le politiche per la sicurezza messe in campo da ciascun ente. Alla sottoscrizione dell’intesa è intervenuto anche Carlo Daldoss, tra le cui competenze c’è anche quella relativa alla coesione territoriale. “Questo protocollo – ha commentato il presidente della Provincia Ugo Rossi – non è frutto del caso ma di un modo di lavorare con senso di responsabilità e sensibilità verso questo tema. Sappiamo che il nostro territorio è più sicuro di altri ma non dobbiamo fermarci: i cittadini devono sapere che non lasciamo nulla di intentato per garantire una sempre maggiore qualità della vita, ma lo deve sapere anche chi non ha intenzione di rispettare le regole. Tutto questo non sarebbe possibile se ragionassimo solo come Provincia, ecco perchè in questo protocollo sono coinvolti anche i Comuni”. “Il Trentino – ha affermato il commissario del Governo Gioffré – è un territorio sicuro, dove la criminalità organizzata non ha mai trovato terreno fertile, la collaborazione con gli enti locali ci consentirà di affrontare le problematiche di microcriminalità in un’ottica interdisciplinare rendendo più efficace l’azione di controllo e prevenzione”. Tra le azioni da realizzare e previste dal Protocollo c’è la connessione dei dispositivi di videosorveglianza presenti sul territorio provinciale con le sale operative delle Forze dell’Ordine, per consentire in tempo reale la visione e il prelievo delle immagini, sia a scopi preventivi sia di contrasto ai fenomeni criminosi. Lo stesso ministero metterà a disposizione, tramite il Commissariato del Governo, i dati relativi all’andamento dei reati, al fine di realizzare un Sistema provinciale sulla sicurezza che, fornendo indicatori di criminalità e di disagio urbano, consenta di intervenire direttamente con azioni mirate capaci di incidere concretamente sui processi di sicurezza/insicurezza. L’accordo prevede, in sintesi, la fornitura da parte del Commissariato del Governo all’Osservatorio per la sicurezza della Provincia autonoma di Trento dei dati consolidati relativi all’andamento dei reati sul territorio provinciale e la condivisione nell’ambito del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica degli studi e analisi prodotti dall’Osservatorio. La Provincia, in particolare, si impegna a promuovere e finanziare la realizzazione di un complesso sistema integrato di controllo del territorio attraverso la mappatura, la georeferenziazione, l’implementazione e la razionalizzazione dei sistemi di videosorveglianza presenti sul territorio provinciale da riconnettere con le sale e le centrali operative delle Forze dell’Ordine per consentire, in tempo reale, la visione e il prelievo delle immagini sia a scopi di prevenzione che di contrasto ai fenomeni criminali. “Stiamo costruendo un “cruscotto integrale” di sicurezza per il nostro territorio – ha spiegato l’assessore alla coesione territoriale Carlo Daldoss – che sarà progressivamente implementato nel corso del 2017. Sarà il tavolo tecnico che darà indicazione di dove e come investire le risorse, 1.600.000 euro, messe a disposizione dalla Provincia. Attualmente il territorio provinciale è dotato di 1050 telecamere, che diventeranno circa 2 mila, 150 delle quali saranno posizionate in punti nodali con dispositivi di lettura delle targhe automobilistiche. A questo si aggiunge per altro anche l’investimento di 1.300.000 euro in tre anni per aumentare il contingente della polizia municipale di Trento, nuovi agenti che sono ora in fase di formazione e che a brevissimo inizieranno la propria attività.” Parte attiva nel nuovo sistema territoriale integrato di sicurezza avranno anche i Comuni, che sono chiamati a fare anche investimenti propri. “Lo spirito – ha detto il presidente del Consorzio dei Comuni Trentini Paride Gianmoena – è lo stesso che ci vede collaborare in rete nell’azione di contrasto alla violenza di genere: se riusciamo a sviluppare questa collaborazione in modo efficace anche la stima dei cittadini verso le istituzioni crescerà. Il protocollo parte anche da una concezione nuova della sicurezza, che non è solo quella classicamente intesa che fa riferimento all’ordine pubblico ma che guarda alla vivibilità delle nostre comunità”. Per la realizzazione di tale sistema integrato di controllo del territorio è stato appunto costituito presso il Commissariato del Governo un apposito tavolo tecnico al quale partecipano il Commissariato del Governo con i rappresentanti di Questura, i Comandi provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, la Provincia con Trentino Network, FBK e Trentino Trasporti, ed il Consorzio dei Comuni Trentini. Il Protocollo d’intesa sulla sicurezza prevede però anche azioni di sensibilizzazione della popolazione per diffondere e allargare la cultura della legalità, con particolare riferimento ai fenomeni di natura predatoria, nonché la promozione da parte di Provincia e Comuni di politiche abitative che consentano la capillare presenza sul territorio delle forze dell’ordine.

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Indagine Ocse-Pisa: buona la scolarizzazione dei quindicenni trentini

Comunicato 2596 del 06/12/2016

Si conferma la bontà della preparazione scolastica dei quindicenni trentini, specchio ovviamente dell’efficacia dell’intero percorso formativo effettuato. I dati arrivano dalla sesta indagine Pisa (“Programme for International Student Assessment”- Programma internazionale per la valutazione degli studenti), svolta nella primavera del 2015. Lo studio ha cadenza triennale ed è promosso dall’Ocse . Le competenze rilevate nell’indagine sono: lettura e comprensione del testo, matematica, scienze. In Trentino, l’indagine ha interessato complessivamente un campione rappresentativo di 1.779 studenti di 15 anni, fra licei, istituti tecnici, formazione professionale, secondarie di primo grado. I risultati ottenuti dall’indagine hanno confermato la buona posizione della scuola trentina in riferimento al resto del Paese, con livelli superiori ai valori medi nazionali di circa 30 punti in tutte e tre le aree disciplinari oggetto di verifica. Anche riguardo alle competenze in scienze, tema di approfondimento dell’edizione del 2015, gli studenti trentini hanno ottenuto punteggi significativamente più alti del dato nazionale. Qualche sforzo in più va fatto invece per combattere i condizionamenti derivanti dallo status socio-economico-culturale della famiglia di provenienza (definito in sostanza base al grado di studi dei genitori). Persiste ancora inoltre uno scarto tra ragazzi e ragazze nelle aree delle scienze e della matematica, che va colmato. In sintesi, le indicazioni che derivano dall’indagine Pisa 2015, anche per la scuola trentina, sono le seguenti: come dimostra l’esperienza di altri Paesi, i buoni livelli raggiunti in passato non sono una garanzia per il futuro: sia gli studenti dei licei sia quelli degli istituti tecnici mantengono livelli positivi nei confronti nazionali e internazionali. Ma non bisogna “abbassare la guardia” se si vogliono mantenere nel tempo i livelli di performance raggiunti; per il segmento della formazione professionale, pur migliorato nell’arco degli ultimi dieci anni, si pone l’obiettivo di contenere in alcuni ambiti e competenze la distanza dagli altri settori dell’istruzione liceale e tecnica; le pari opportunità in educazione, sia in termini di genere che di status socio-economico-culturale che riguardano la missione stessa della scuola, presentano margini ulteriori di miglioramento; si tratta di una sfida complessa per tutti i sistemi scolastici, anche per quelli che presentano risultati eccellenti.

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Il Giro del Trentino diventa Tour of the Alps

Comunicato 2593 del 06/12/2016

Dal prossimo anno, il giro ciclistico del Trentino diventa “Tour of the Alps”, ovvero una corsa che attraverserà i territori dell’Euregio. Lo prevede un protocollo d’intesa, firmato ieri sera a Bolzano, dai presidenti di Trentino, Alto Adige e Tirolo, Ugo Rossi, Arno Kompatscher e Günther Platter. “Grazie alla grande tradizione ciclistica trentina – ha spiegato l’attuale presidente dell’Euregio Ugo Rossi – e dall’esperienza raccolta in 40 anni dal Gruppo sportivo Alto Garda, è stato possibile creare una corsa professionistica che è divenuta sempre più importante nel panorama internazionale”. Riusciamo così ad evidenziare – ha aggiunto Rossi – un programma di collaborazione e di promozione fra i nostri territori attraverso un linguaggio universale come quello dello sport, un modo anche per lanciare l’Euregio in mondovisione”. La 41^ edizione della corsa a tappe, che cambierà il nome da Giro del Trentino a “Tour of the Alps”, partirà il lunedì di Pasquetta, il 17 aprile 2017. E’ una corsa a tappe inserita nella categoria 2.HC secondo la classificazione dell’Unione ciclistica internazionale, assieme ad altre gare come Giro del Belgio e Giro di Danimarca. Rispetto però a queste competizioni nordiche ha il vantaggio di essere un banco di prova molto selettivo per il Giro d’Italia (che partirà il 5 maggio 2017 dalla Sardegna), in una posizione temporale ideale fra le grandi classiche di primavera ed i grandi giri. Il ciclismo diventerà quindi un veicolo fondamentale di promozione per l’Euregio, incentivando un turismo interno all’euroregione, oltre al tradizionale flusso da altri paesi europei ed extraeuropei. Per l’Ufficio comune di Bolzano diventa anche un modo di avvicinare le popolazioni andando oltre i confini, con il comune obiettivo di valorizzare un corretto stile di vita e promuovere il concetto di mobilità sostenibile. Il “Tour of the Alps” sarà anche l’occasione per lanciare i campionati mondiali di ciclismo su strada che si terranno a Innsbruck dal 22 al 30 settembre 2018. Sia nell’edizione 2017 del giro euroregionale che in quella 2018 vi saranno quindi anche dei percorsi premondiali sui quali i campioni del ciclismo potranno testare la loro condizione in vista della prova iridata.

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1/12/2016: serata di presentazione del bilancio provinciale per il 2017

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Questa serata ha lo scopo di illustrare il bilancio provinciale per il 2017 ma anche di riflettere su questi 3 anni di legislatura. Vorrei trasmettervi un messaggio di fiducia e positività: nonostante i tempi trascorsi non facili, con questa finanziaria il Trentino vuole ripartire e puntare in alto. Dobbiamo essere consapevoli di cosa abbiamo realizzato sinora, così come delle difficoltà che abbiamo dovuto affrontare lungo il cammino.




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Un primo aspetto, che non era davvero scontato, è stato il mantenimento e la messa in sicurezza della nostra autonomia. Dal punto di vista finanziario questo è stato realizzato grazie al patto di garanzia, siglato col governo nazionale.




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Tutti i governi passati, in particolare con Berlusconi e con Monti, elevavano annualmente la quota di prelievo sulle finanze provinciali che eravamo tenuti a corrispondere in base all’accordo di Milano, che da altri punti di vista era un buon accordo ma non riusciva a tutelarci da queste invasioni periodiche nelle nostre finanze.




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Abbiamo quindi fatto un nuovo negoziato, in una logica anche di sacrificio e di solidarietà nazionale, che è sfociato nel patto di garanzia, che ci consente di sapere con precisione come saranno i nostri conti da qui al 2022. Per giungere a questo risultato c’è stato grande impegno di tutte le parti coinvolte, oltre ad una forte unità tra Trento e Bolzano.




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Il patto è trascritto nel nostro Statuto speciale, approvato con una procedura apposita definita “legge rinforzata”, che gli conferisce un rango superiore a quello delle leggi ordinarie. I governi di conseguenza non possono alzare ulteriormente le nostre quote di concorso; abbiamo anche ultimato la trattativa per consentire l’utilizzo degli avanzi di bilancio, sbloccando ulteriori 550 milioni di euro.




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Altre regioni a Statuto speciale, non avendo questo specifico accordo con lo Stato, hanno dovuto versare di più di quanto inizialmente preventivato all’erario, anche a seguito di contenziosi nei quali la Corte Costituzionale ha comunque richiamato il nostro patto quale paradigma di riferimento.




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Un altro impegno per la messa in sicurezza della nostra autonomia è stato quello espresso dal punto di vista giuridico, tramite il principio dell’intesa che sarebbe stato cristallizzato in caso di approvazione del referendum costituzionale, anche grazie all’importante lavoro del senatore Panizza e degli altri colleghi della delegazione parlamentare regionale: in base a tale principio, se fosse passato il referendum le modifiche al nostro Statuto di autonomia sarebbero state possibili solo tramite un accordo con i due consigli provinciali e col consiglio regionale.




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Il governo aveva infatti convenuto con noi che sarebbe stato un errore interrompere le esperienze di autonomia virtuosa, portate avanti dagli enti a Statuto speciale con i conti in ordine e con buone pratiche di autogoverno ormai consolidate, a fronte di una riforma costituzionale che complessivamente avrebbe riportato i poteri al centro. Oltre a questo, le norme sul credito d’imposta per gli investimenti delle nostre aziende, quelle che saranno approvate a breve sull’amministrazione della giustizia, le norme sui parchi, sulla pianificazione commerciale, sulla caccia, da vari punti di vista bypassano le norme europee e sono volte al rafforzamento della nostra autonomia.




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Vi sono altri due settori nei quali siamo intervenuti con un’autoriforma: innanzitutto la riorganizzazione dei comuni sul territorio tramite i referendum locali e tramite una nuova impostazione dell’uso della finanza pubblica provinciale, in una logica sovracomunale; in secondo luogo la riforma della dirigenza provinciale con la valorizzazione del merito e la rimozione dell’inamovibilità, nel caso in cui il dirigente non corrisponda ai risultati che gli competono. Siamo partiti dai dirigenti perché a loro chiediamo, in conformità al ruolo rivestito, il massimo impegno, a garanzia di una classe dirigente il più possibile efficiente.




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L’autonomia si difende anche tramite un asse forte con la provincia di Bolzano ed in seno all’Euregio, dove vengono affrontate congiuntamente con Alto Adige e Tirolo le questioni che riguardano tutti e tre i territori. Il livello di concordanza e condivisione, in questi ambiti, non è mai stato così saldo, anche su problematiche difficili come ad esempio quella dei profughi. L’azione globale dell’Euregio, assieme all’intervento dello Stato italiano, ha fatto sì che venisse raggiunto un accordo con l’Austria (Paese che, nel contesto europeo, è tra quelli che ha accolto in percentuale il maggior numero di profughi) ed ha evitato che venisse eretto un nuovo muro al confine del Brennero, che avrebbe rappresentato un cattivo presagio per la nostra idea di Europa oltre che un grave limite alla libertà di circolazione e di scambio. Accanto all’Euregio va menzionata la Macroregione alpina, nel cui ambito elaboriamo importanti progetti assieme a regioni vicine che sono la dimostrazione di un’altra Europa possibile, quella dei territori, che si può costruire partendo dal basso. In sede Euregio ci stiamo concentrando sulla valorizzazione di una storia comune, mettendo da parte le incomprensioni del passato e cercando di costruire un futuro che offra sempre maggiori opportunità ai nostri giovani. In questa direzione è stato realizzato ad Alpbach, in Tirolo, un centro che si occuperà di scambi linguistici e culturali; a Bolzano è stato istituito un master universitario per la classe dirigente del futuro, con un’impronta europea trilingue; infine a S. Michele all’Adige la Fondazione Mach diventerà un centro euroregionale dove studieremo il rapporto tra cibo, ambiente, produzione agricola e qualità della vita. Tra gli altri esempi di collaborazione sovra-provinciale vorrei citare il protocollo che abbiamo sottoscritto con il Veneto e con la Lombardia per la ciclabilità totale del perimetro del Garda, con risultati che – riteniamo – saranno straordinari in termini di immagine e di promozione turistica, nonché il progetto per l’elettrificazione della Valsugana, che dimostra una nuova modalità di investimento lungimirante dei 40 milioni di euro che Trento e Bolzano annualmente devono corrispondere ai comuni confinanti: le decisioni sul loro utilizzo vengono ora assunte tramite una mediazione coi territori coinvolti, ed in questo caso si è progettato un collegamento ferroviario che coinvolga Feltre e le Dolomiti fino a Venezia. Cerchiamo insomma di sfruttare tutti gli strumenti della cooperazione transfrontaliera per generare delle ricadute positive sul territorio, locale e limitrofo.

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Per quanto riguarda il sistema della conoscenza e dell’innovazione, abbiamo cercato di fare ordine e di capire come investire al meglio le nostre risorse. Abbiamo chiuso un’istituzione di ricerca, Trento Rise, che aveva un costo enorme, complessivamente circa 72 milioni di euro, ed abbiamo creato al suo posto un nuovo istituto che lavora con una logica di merito e con costi decisamente inferiori; abbiamo inoltre cercato di valorizzare FBK e Trentino Sviluppo puntando su una loro maggiore sinergia con l’università e con le imprese. Alcuni risultati importanti già ci sono: pensiamo al progetto TreC, la cartella clinica del cittadino, un sistema che è stato anche inserito nell’agenda digitale italiana e che è stato messo a disposizione di tutti i sistemi sanitari nazionali dal governo in base all’intelligente principio del “riuso”, che così produrrà effetti positivi per le imprese trentine che hanno preso parte alla sua realizzazione. L’obiettivo è ora quello di passare dalla fase dell’investimento a quella del trasferimento tecnologico, coinvolgendo il più possibile le imprese in questo percorso. Nell’ambito specifico della scuola, abbiamo puntato (come ormai tutti sapete) sulle lingue straniere e sul collegamento scuola-lavoro, cambiando le norme sull’apprendistato che hanno già permesso a circa 5.000 ragazzi di fare delle esperienze nel mondo del lavoro.

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