Ugo Rossi: “Alla coscienza di ciascuno di noi la responsabilità di non dimenticare”

Comunicato 941 del 25/04/2017

A Trento le cerimonie per il 25 aprile

Una cerimonia non certo rituale, ma come sempre molto sentita, quella che si è svolta questa mattina a Trento per celebrare la Festa della Liberazione. Dopo la deposizione delle corone presso le lapidi di Palazzo Thun, un corteo, composto dai rappresentanti delle istituzioni civili e militari, delle associazioni e da tanti cittadini, ha raggiunto i luoghi simbolo della lotta antifascista. Il monumento ai Caduti in piazza della Portela, la targa in memoria degli ex internati davanti al Palazzo della Provincia, la Galleria dei Partigiani in piazza Cesare Battisti ed infine piazza Mario Pasi, il partigiano trentino medaglia d’oro, morto nel 1945. La Cerimonia di commemorazione si è tenuta presso Palazzo Geremia, con l’esibizione della corale “Bella Ciao”. Ecco l’intervento del presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi. “Ci ritroviamo qui in questa bellissima sala ricca di storia e significativa per tutti noi trentini per ricordare il 72° anniversario della Resistenza, della Liberazione e della fine della Seconda guerra mondiale. Ad essere più precisi, siamo qui a ricordare la liberazione dell’Italia dal giogo nazi-fascista ad opera, non solo delle armate angloamericane ma anche con il contributo importante della Resistenza partigiana così come dei reparti dell’esercito regolare italiano. E’ da qui che parte il percorso che conduce all’Italia democratica e alla Costituzione, che fu poi votata con le elezioni e il referendum del 2 giugno 1946. A buon diritto, sul versante scientifico, gli storici ci ricordano che nel territorio trentino inserito dopo l’8 settembre 1943 nella Zona d’operazioni delle Prealpi, non si registrò la presenza di così grandi formazioni partigiane come nelle province di Vicenza e di Belluno. Senza addentrarmi in questioni che esulano dai miei compiti istituzionali, penso che, comunque, la ricerca storica debba continuare ad esercitare la sua funzione di indagine libera e anche critica su tutti gli aspetti di un’epoca. Se necessario aggredendo zone d’ombra ancora esistenti e retaggi ideologici di qualsiasi tipo. Tanto più in Trentino dove la storiografia può contare su prestigiosi centri e fondazioni. Guardando poi ai lutti e alle tragedie di un simile passato da un versante più strettamente umano, non ho nemmeno difficoltà a condividere la consapevolezza, espressa da grandi letterati come Cesare Pavese, allorché ci ricordano che la morte violenta di un giovane di 20 anni non conosce differenze. Quello che però noi – oggi come ieri – non possiamo permettere è pensare che si possa porre sullo stesso piano la scelta fascista e quella antifascista. Perché se è vero che nell’antifascismo si sono incontrate posizioni politiche molto diverse è anche vero che solo da questo incontro è potuta nascere l’Italia democratica di oggi. E con essa una nuova Europa, che ci ha assicurato il più lungo periodo di pace mai vissuto nell’età moderna. Per questo oggi noi non possiamo dimenticare i martiri della nostra Resistenza. Quando un uomo come Giannantonio Manci arriva alla scelta del suicidio per non fornire informazioni sotto tortura, io penso che sia il futuro di tutto un popolo – in questo caso il popolo trentino – a trarne beneficio in termini di giustizia e libertà. Da presidente di una provincia autonoma, non posso nemmeno dimenticare come attraverso i contatti epistolari intercorsi tra uomini che militarono nella Resistenza si sia saputo dare un importante contributo alla costruzione di un autonomismo democratico di stampo federalista. Certo, si tratta di tasselli autonomistici che già nell’immediato dopoguerra si sarebbero trovati a confrontarsi tra loro anche duramente. Ma è comunque anche grazie alla loro esistenza che in Trentino si consoliderà ulteriormente la nostra “costituzione non scritta” volta all’autogoverno, ben prima dell’Accordo De Gasperi-Gruber, e subito dopo il 1945 matureranno le condizioni per poter portare in piazza, con migliaia di persone, le istanze di autogoverno e di autonomia – anzitutto con l’esperienza dell’Asar, poi con il riconoscimento da parte della nostra Repubblica, con una scelta seria e positiva, della pratica dell’autogoverno per tutti questi anni. Più in generale, senza la lotta antifascista non sarebbe stato mai possibile chiedere a tutti i trentini uno sforzo suppletivo per riconciliarsi con la propria storia secolare, coniugando libertà e autonomia e al tempo stesso costruendo una nuova convivenza con i sudtirolesi dopo lo sciagurato tentativo di italianizzazione imposto dal fascismo. In tempi in cui il vento del nazionalismo torna ad alzarsi in tutta Europa è dunque importante, ma anzitutto giusto, ricordarci di questo passato. Alle famiglie, alla scuola, ai partiti, ai sindacati, alle associazioni, ma anzitutto alla coscienza civile di ciascuno di noi la responsabilità di far sì che simili sacrifici e tragedie non solo non siano dimenticati, ma diano gambe e cuore ai valori e alle istituzioni della società presente e futura”.

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