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Punto nascita Cavalese: Rossi e Zeni chiedono al Ministero riapertura da subito

Comunicato 1914 del 07/08/2018

Procedere con la costruzione della sala chirurgica dedicata all’emergenza ostetrica e riattivare in contemporanea l’attività del punto nascita

Le condizioni per la riapertura del punto nascita dell’ospedale di Cavalese ci sono, ora il Ministero si attivi rapidamente in tal senso per garantire un presidio fondamentale per la comunità delle Valli di Fiemme e Fassa. La richiesta del presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi e dell’assessore alla salute e politiche sociali Luca Zeni al Ministro della salute Giulia Grillo è chiara ed è stata inoltrata formalmente al Ministero. Lo ha annunciato questo pomeriggio il presidente Rossi a margine di una conferenza stampa per la donazione di un ecotomografo da parte della fondazione il Sollievo – Val di Fiemme. La soluzione proposta al Ministro prevede una riapertura in tempi rapidi del punto nascita: procedere con i lavori sul blocco travaglio/parto con la costruzione della sala chirurgica dedicata all’emergenza ostetrica e riattivare in contemporanea l’attività del punto nascita; in attesa della fine dei lavori – il cui iter è stato avviato da tempo e si concluderà nel giugno 2019 -, saranno utilizzate le sale chirurgiche dell’ospedale attraverso un’opportuna programmazione degli interventi e senza pregiudicare l’attività chirurgica. Già avviata la predisposizione per la seconda sala parto, che sarà pronta entro due mesi. La Giunta provinciale ha sempre sostenuto con chiarezza la necessità di salvaguardare i servizi sanitari sul territorio, coniugando la necessità di garantire casistica e qualità dei servizi erogati con le caratteristiche tipiche di un territorio di montagna come il Trentino. Su questa linea si è cercato sempre di salvaguardare fondamentali presidi sul territorio come i punti nascita, nel rispetto ovviamente degli standard relativi alla sicurezza di partorienti e nascituri previsti dalla normativa nazionale. Le richieste – alternative tra loro – di riapertura del punto nascita di Cavalese trasmesse al Ministero sono state approvate dalla Giunta provinciale lo scorso 20 luglio. In sostanza, si chiede al Ministero di riaprire il punto nascita alle stesse condizioni operative (di personale) e strutturali a suo tempo presenti a Cavalese al momento della concessione della deroga nel giugno 2016. Oltre a questo si chiede di poter fruire delle prestazioni mediche specialistiche di ginecologia, anestesia e pediatria con formula in pronta disponibilità anziché in guardia attiva. In subordine, si chiede al Ministero di poter riaprire comunque a prescindere dalla presenza del requisito strutturale della sala operatoria per le emergenze ostetriche nel blocco travaglio/parto, in quanto superabile temporaneamente attraverso le procedure gestionali dell’evento “parto” e di connessa emergenza indicate in appositi protocolli predisposti dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Considerato che le procedure di appalto per i lavori di realizzazione della sala sono già state avviate da tempo, con la previsione di realizzarla entro giugno 2019. Ma ripercorriamo le tappe del punto nascita di Cavalese. Nel 2016 la Provincia di Trento presenta richiesta di deroga al Ministero della salute per mantenere aperti i punti nascita con meno di 500 parti all’anno: Tione, Arco, Cles e Cavalese. La richiesta viene accolta per Cles e Cavalese, ma per quest’ultimo si è dovuto sospendere per la mancanza degli standard minimi di personale prescritti dal Ministero. Nel periodo di sospensione sono comunque rimasti attivi i servizi del percorso nascita territoriale per le gravidanze fisiologiche e l’elisoccorso per le situazioni di emergenza. La Provincia è stata costantemente impegnata per rendere nuovamente operativo il punto nascita. Individuato il personale medico necessario, nel dicembre 2017 l’Apss ha informato il Ministero della possibilità di riprendere l’attività del punto nascita, ma il Ministero (febbraio 2018) se da un lato ha confermato l’idoneità dell’organigramma medico proposto, dall’altro inaspettatamente ha posto un’ulteriore pesante limitazione alla riapertura, ovvero la predisposizione di una seconda sala parto e di una sala operatoria per le emergenze ostetriche nel blocco travaglio/parto.

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Punto nascita di Cavalese: individuata la soluzione per riaprire subito

Comunicato 1788 del 20/07/2018

Il presidente Ugo Rossi e l’assessore Luca Zeni porteranno la richiesta al Ministero della Salute

La Giunta provinciale ha sempre ritenuto che i servizi sanitari sul territorio trentino debbano essere salvaguardati, coniugando le indicazioni scientifiche e la necessità di garantire casistica e qualità con le peculiarità di un territorio di montagna. In questo senso al centro dell’azione amministrativa si sono collocati, fin da subito, i punti nascita, sui quali si è puntato fin da subito a coniugare un presidio fondamentale sul territorio con la sicurezza di partorienti e nascituri, inseriti all’interno di un percorso dedicato e di una rete di servizi capillare. La soluzione individuata dall’esecutivo provinciale, che potrebbe portare alla riapertura in tempi rapidi del punto nascita dell’Ospedale di Cavalese, è quella di procedere nei lavori sul blocco travaglio/parto costruendo la sala chirurgica dedicata all’emergenza ostetrica e riattivando in contemporanea l’attività del punto nascita; in attesa della conclusione dei lavori, che dovrebbe essere nell’arco di dieci mesi, saranno utilizzate le sale chirurgiche dell’ospedale attraverso un’opportuna programmazione degli interventi. Nel frattempo si è già dato avvio alla predisposizione per la seconda sala parto, che sarà pronta entro due mesi. La vicenda del punto nascita di Cavalese è nota: fin dal 2016 l’esecutivo provinciale aveva presentato richiesta di deroga al Ministero della Salute per mantenere aperti i punti nascita con meno di 500 parti all’anno, ovvero quelli presso gli ospedali di Tione, Arco, Cles e Cavalese. Sebbene la richiesta fosse stata accolta per Cles e Cavalese, per quest’ultimo si è dovuto sospendere per la mancanza degli standard minimi di personale prescritti dal Ministero. In questo periodo sono comunque rimasti attivi i servizi del percorso nascita territoriale per le gravidanze fisiologiche e l’elisoccorso per le situazioni di emergenza. La volontà della Provincia è però sempre stata quella di rendere nuovamente funzionante il punto nascita a servizio delle popolazioni delle valli di Fiemme e di Fassa. Individuato il personale medico necessario, nel 2017 l’Azienda ha informato il Ministero della possibilità di riprendere l’attività del punto nascita di Cavalese, ma il Ministero se da un lato ha confermato l’idoneità dell’organigramma medico proposto, dall’altro inaspettatamente ha posto una ulteriore pesante limitazione, ovvero la predisposizione di una seconda sala parto e di una sala operatoria per le emergenze ostetriche nel blocco travaglio/parto. In base a queste premesse, oggi la Giunta provinciale ha dato mandato al presidente e all’assessore alla salute, politiche sociali e sport di trasmettere al Ministero della Salute queste due richieste: di riapertura del punto nascita di Cavalese alle stesse condizioni operative (di personale) e strutturali a suo tempo presenti a Cavalese al momento della concessione della deroga. Condizioni che sono state assentite dal Ministero stesso ai punti nascita funzionanti in deroga, a cui si ribadisce la richiesta di possibilità di poter fruire delle prestazioni mediche specialistiche di ginecologia, anestesia e pediatria con formula in pronta disponibilità anziché in guardia attiva; e, in subordine, di riapertura del punto nascita di Cavalese comunque prescindendo dalla presenza del requisito strutturale inerente alla sala operatoria per le emergenze ostetriche nel blocco travaglio/parto, in quanto superabile temporaneamente attraverso le procedure gestionali dell’evento “parto” e di connessa emergenza indicate in appositi protocolli predisposti da APSS. Con conferma che ad oggi le procedure di appalto per i lavori di realizzazione della citata sala sono già partite e se ne prevede la conclusione entro il mese di giugno 2019.

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Dal “Rapporto Sanità – Provincia autonoma di Trento” i numeri di un’eccellenza

Comunicato 1628 del 02/07/2018

Rossi e Zeni: “Fondamentale conoscere per garantire anche in futuro servizi di qualità”

Sala piena oggi al Centro congressi Interbrennero per la presentazione del «Rapporto sanità – Provincia autonoma di Trento» realizzato dal Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità (Crea Sanità) dell’Università degli Studi Tor Vergata di Roma. Lo studio presentato analizza le caratteristiche e le dinamiche del sistema sanitario trentino, contestualizzandole con l’andamento nazionale. Nel corso del pomeriggio, professionisti della salute e autorità provinciali hanno condiviso e discusso le principali risultanze emerse dall’analisi, che saranno un valido supporto per sostenere e orientare le future decisioni di politica sanitaria. Una collaborazione, quella con il prestigioso centro di ricerca, che nasce da un preciso mandato della Giunta provinciale che, nel 2017, ha affidato all’Apss l’incarico di produrre un’analisi approfondita, quantitativa e qualitativa, sulle dinamiche della spesa e dei livelli di servizio, evidenziando le peculiarità dell’offerta rispetto ad altri contesti regionali e i conseguenti riflessi sulla spesa sanitaria. «C’è un dato che ci conforta – ha esordito il presidente Ugo Rossi, nell’aprire i lavori del convegno – ed è il fatto che la qualità di vita sia unanimemente riconosciuta e percepita sul nostro territorio. Gli indicatori ci dicono che il nostro sistema sanitario funziona e, al contempo, ci pongono in cima alle classifiche nazionali, in linea con le migliori performance europee. Dobbiamo trarre da questo Rapporto prospettive di miglioramento per chi verrà dopo di noi. Per una Provincia autonoma – ha proseguito il presidente – avere garanzia e certezza che le politiche messe in atto per welfare e sanità siano sostenibili nel tempo è necessario. Non possiamo contare su investimenti dello Stato e, sebbene questo sia stato un vantaggio, abbiamo altresì l’obbligo di mantenere il tutto all’interno di una traiettoria di sostenibilità anche in futuro. Al contempo dobbiamo capire se il maggiore costo per la sanità, in termini di spesa procapite, sia associato a una risposta qualitativa, soddisfacente e sostenibile. Ebbene, il Rapporto ci dice che questi due percorsi, qualità ed efficienza dei costi, nella sanità trentina sono ampiamente sotto controllo. Voglio quindi esprimere soddisfazione – sono state le conclusioni del presidente – e anche sostegno e impegno concreto nelle azioni di miglioramento che verranno indicate alla Giunta, insieme a un grande ringraziamento a tutti voi per il vostro impegno quotidiano». «Questo strumento è un punto di partenza – sono state le parole dell’assessore alla salute e politiche sociali Luca Zeni – dal quale partire per ulteriori approfondimenti e per proposte concrete. Si tratta di una fotografia della situazione attuale della sanità trentina, che mostra i prossimi cambiamenti da tenere in considerazione per la progettualità futura. Il Rapporto – ha proseguito l’assessore Zeni – ci dice che abbiamo un sistema con fondamenta solide, ma mostra anche una volontà politica, consolidata negli anni, che ha investito con forza nella sanità, intesa a 360° come concetto di salute, di qualità di vita complessiva. Vengono poi approfondite le riforme in atto, da quella che ha investito l’Azienda sanitaria riformando il rapporto fra l’ospedale e il territorio, alla riforma anziani con lo “spazio argento”, dal tema della prevenzione all’utilizzo delle tecnologie, fra cui la cartella clinica del cittadino TreC e la recentissima App “TrentinoSalute+”. Si tratta di impostazioni fondamentali – ha concluso l’assessore Zeni – sulle quali proseguire nei prossimi anni, per garantire anche in futuro una qualità elevata dei servizi in una società in continua evoluzione». Nel corso del suo intervento Paolo Bordon il direttore generale dell’Apss ha sottolineato: «L’Apss è in continuo movimento per garantire un’elevata qualità dell’assistenza e la miglior risposta alle esigenze della popolazione. La riorganizzazione per processi, l’attivazione dei posti letto di cure intermedie, l’avvio delle aggregazioni funzionali territoriali, l’attivazione di percorsi e reti, come il percorso nascita, il percorso fast track, le reti emergenza-urgenza, cure palliative per adulti e bambini, la rete demenze e la rete breast unit, sono solo alcuni degli esempi delle attività che stanno impegnando l’azienda sanitaria per garantire efficienza, efficacia e qualità del nostro servizio sanitario provinciale. Per capire se questa è la direzione giusta è indispensabile analizzare il nostro sistema e confrontarsi con realtà analoghe, perché il confronto permette di diventare maggiormente consapevoli di cosa facciamo bene e di cosa possiamo migliorare. Inoltre, è uno strumento importante per uscire dall’autoreferenzialità, che troppo spesso diventa un ostacolo interno alle organizzazioni e rallenta il percorso verso l’eccellenza». «Il rapporto presentato oggi – ha proseguito Paolo Bordon – potrà essere un valido supporto alla programmazione sanitaria trentina, una fotografia del nostro sistema sanitario ma anche del contesto socio-economico e demografico della nostra provincia che, attraverso l’analisi dei punti di forza e debolezza del sistema, potrà fornire una solida base per permettere ai decisori politici, ma anche aziendali, di delineare i futuri assetti della sanità provinciale». Federico Spandonaro e Daniela D’Angela rispettivamente presidente e responsabile dell’area Hta, Pdta e dispositivi medici di C.R.E.A. Sanità dell’Università degli studi Tor Vergata di Roma hanno poi illustrato nel dettaglio il Rapporto sanità relativo alla provincia di Trento. «Il servizio sanitario della Provincia autonoma di Trento, – hanno detto i ricercatori – è rappresentabile, in sintesi, con 5 fattori caratteristici: favorevoli condizioni socio-economiche, con una popolazione in media più giovane, istruita e benestante di quella media italiana, ma anche in miglior stato di salute: condizioni che, in futuro, dovranno confrontarsi con un rapido invecchiamento ed una crescita in termini numerici; un finanziamento del settore salute pubblica significativamente maggiore della media nazionale e orientato a promuovere l’integrazione socio-sanitaria, realizzando livelli di tutela superiori a quelli garantiti dai LEA a livello nazionale; livelli di offerta, specialmente nell’ambito riabilitativo e residenziale, estremamente più alti della media nazionale; una spesa sanitaria, sia pubblica che privata, superiore al quella media nazionale, ma coerente sia con l’equilibrio finanziario pubblico, sia con i livelli di sviluppo economico della Provincia; in generale, una buona efficienza nell’erogazione dei servizi, con punte di eccellenza come quella dell’assistenza farmaceutica, ed un elevato grado di tutela pubblica della salute, dimostrata dai limitati impatti sui bilanci delle famiglie. I trentini hanno una speranza di vita alla nascita e a 65 anni superiore alla media nazionale di, rispettivamente, 6,7 e 1,1 anni e in progressivo miglioramento. Anche in termini di disabilità si delinea un quadro migliore di quello nazionale: la speranza di vita senza limitazioni nelle attività quotidiane, a 65 anni, è pari a 10,9 anni, superiore sia a quello della Provincia autonoma di Bolzano (9,5 anni) che a quello nazionale (9,8 anni). Nel 2016, un trentino può sperare di vivere in assenza di malattie invalidanti sino a 65,5, ben 6,7 anni in più rispetto alla media degli italiani, con un incremento di 3,1 anni negli ultimi quattro anni. Dal punto di vista economico, tra il 2013 ed il 2016, il finanziamento pro-capite per la sanità trentina è aumentato in termini reali di € 377,4: una crescita assai più sostenuta di quella che è possibile evidenziare in tutte le altre aree del Paese. Tale incremento, a partire dal 2015, può essere largamente ascritto al Fondo per l’assistenza integrata (Fai), quindi a una precisa scelta di politica sanitaria deputata a sviluppare il settore dell’integrazione socio-sanitaria, realizzando una estensione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) garantiti a livello nazionale. Si delinea un modello assistenziale ad elevata intensità infermieristica: 1,4 unità di personale infermieristico per posto letto nelle strutture di ricovero pubbliche, a fronte delle 1,2 della media nazionale; pari alla media nazionale è il numero di unità di personale medico per posto letto (0,5 medici per posto letto). Gli elevati livelli di servizio erogati descritti, in particolare nell’ambito dell’integrazione socio-sanitaria, sono anche uno dei principali determinanti degli elevati livelli di spesa sanitaria provinciale, insieme a fattori specifici come quelli legati alle caratteristiche orografiche del territorio. La spesa sanitaria pubblica pro-capite è pari a 2.160,2 euro, il 16,8% in più della media nazionale, il 13,9% in più di quella della ripartizione di appartenenza e il 6,4% in meno di quella della Provincia autonoma di Bolzano. Si aggiunga, inoltre, che la spesa sanitaria privata, pur se elevata, risulta minore di quanto ci si potrebbe aspettare sulla base dei livelli medi di reddito delle famiglie trentine. Risultato che conferma come il livello di tutela pubblica della salute è alto, salvaguardando anche i bilanci delle famiglie. Infatti, il Trentino Alto Adige, registra la più bassa quota di famiglie che si sono impoverite a causa delle spese sanitarie out of pocket, così come la più bassa quota di famiglie con disagio economico per sostenere queste spese».

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