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Conoscere il passato per costruire un futuro di pace: il messaggio della 41^ Festa della Fratellanza

Comunicato 2036 del 27/08/2018

A Passo Paradiso i discendenti dei due schieramenti della Grande Guerra si sono riuniti nel nome dell’amicizia fra i popoli

Nonostante il freddo pungente l’ultima domenica di agosto ha regalato una luminosa giornata alle centinaia di persone che oggi hanno partecipato a Passo Paradiso alla 41^ Festa della Fratellanza. Nata per ribadire alle nuove generazioni il grande valore della pace fra i popoli e per onorare la memoria dei caduti di entrambi gli schieramenti sul luogo che è stato fronte della Grande Guerra, a cento anni esatti dalla fine del primo conflitto mondiale la Festa della Fratellanza assume un significato ancora maggiore, rinnovando un incontro che vuole superare confini e bandiere e costituirsi come occasione di confronto e dialogo. Alla cerimonia a Passo Paradiso era presente il presidente della Provincia autonoma di Trento, che ha voluto esortare alla riconoscenza verso i caduti, che con sofferenze indicibili hanno permesso alle nostre valli di vivere in pace. Ha poi invitato tutti a costruire con coerenza ancora oggi la pace, attraverso atti concreti. Fra le autorità erano presenti, fra gli altri, anche il vicepresidente del Consiglio regionale del Trentino Alto Adige, il console generale d’Austria a Milano, il presidente della Croce Nera del Vorarlberg, la sindaca di Vermiglio, il presidente della provincia di Brescia. Una lunghissima sfilata ha aperto la festa: decine di gruppi in uniforme, assieme alle autorità e a semplici cittadini, sono scesi dalla lingua del ghiacciaio Presena fino al passo, accompagnati dal corpo bandistico di Ossana-Vermiglio. Erano presenti, anche in divise d’epoca, i rappresentanti dei gruppi Kaiserschützen, Kaiserjäger e Standschützen, delle compagnie Schützen, della Croce Nera Austriaca, dei Gruppi Alpini del Trentino e della Lombardia, dei Carabinieri, delle associazioni ex Combattenti e delle associazioni di volontariato della Val di Sole e della Val Camonica. I partecipanti si sono quindi riuniti ai piedi del monumento alla fratellanza, dove è stata celebrata la messa dal cappellano militare della nostra regione e dal parroco di Vermiglio, con la partecipazione del coro Santa Maria Assunta di Tassullo. Particolarmente toccante il momento della deposizione delle corone presso il monumento ai caduti, seguito dalla salva d’onore della Compagnia Schützen della Val di Sole. Nata nel 1977 per volontà di Emilio Serra e di Kurt Steiner e oggi portata avanti dal figlio di Emilio, che nell’occasione ha ricevuto due riconoscimenti per il suo operato, l’aquila di San Venceslao della Provincia autonoma di Trento e una croce d’argento austriaca, la Festa della Fratellanza vuole riunire le associazioni italiane e austriache sui monti della Presena e del Tonale, luoghi che furono teatro di una cruenta guerra di trincea, per lanciare un messaggio di amicizia e di speranza. Un’idea quantomai attuale e condivisa, visto il numero di persone che ha voluto raggiungere oggi a piedi o in funivia quota 2.600 per celebrare la fratellanza di coloro che un tempo si sono combattuti fra quelle vette e per riflettere sul valore della pace.

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Alla Chiesetta di Santa Zita per commemorare i caduti della Grande Guerra

Comunicato 1900 del 05/08/2018

Oggi alla cerimonia il presidente Ugo Rossi e il segretario di Stato del Vaticano, cardinal Pietro Parolin

Centinaia e centinaia di persone si sono ritrovate oggi a Passo Vezzena per la cerimonia del 10° anniversario della costruzione della chiesetta di Santa Zita, simbolo di pace e di fratellanza fra i popoli. Alla commemorazione vi era il presidente della Provincia Ugo Rossi che, affiancato dall’assessore provinciale Tiziano Mellarini e dall’arcivescovo metropolita di Trento, monsignor Lauro Tisi, ha accolto il segretario di Stato del Vaticano, S.E. il cardinale Pietro Parolin, che ha voluto partecipare alla significativa ricorrenza. Accanto al presidente vi erano il sindaco di Levico Terme Michele Sartori, numerosi sindaci dell’altipiano, il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, il presidente della sezione Ana di Trento Maurizio Pinamonti e il vicepresidente vicario nazionale Alfonso Ercole, nonché il rappresentante ufficiale della Casa d’Austria Georg d’Asburgo-Lorena. “Voglio esprimere gratitudine per questa presenza – sono state le parole del presidente Rossi – che allarga a dimensioni più universali il senso di questa giornata. Siamo qui non per celebrare vittorie di una parte sull’altra, ma per gridare tutti insieme ‘mai più guerra’. Un grido al quale il popolo trentino si unisce con grande forza, perché ha sperimentato sulla propria pelle quali disastri provochi una guerra”. Il presidente ha poi voluto porre l’accento sull’attualità e sull’importanza dell’Autonomia, che significa, innanzi tutto, responsabilità: “Abbiamo l’obbligo di fare memoria e di assicurare formazione alle nuove generazioni. Abbiamo iniziato un percorso a più tappe che è cominciato in gennaio, al castello del Buonconsiglio, dove allo stesso tavolo si sono seduti l’arciduca Martino d’Este e il presidente nazionale Ana Sebastiano Favero. Vi è poi stata la volontà espressa dall’intero Consiglio provinciale di stabilire il 14 ottobre come data nella quale commemorare tutte le vittime militari e civili della guerra. Solo facendo incontrare tutte le diversità e le minoranze rientranti nella storia di questa terra riusciremo a salvaguardare la memoria del popolo trentino. Lo strumento per crescere si chiama Autonomia, noi trentini lo abbiamo già – ha proseguito il presidente – e abbiamo anche la stella polare alla quale guardare, si chiama Europa. Ecco perché la stiamo promuovendo insieme, trentini, altoatesini e tirolesi, dentro il gruppo di cooperazione internazionale dell’Euregio”. Infine il presidente Rossi ha concluso ricordando “un esempio di buona pratica” ovvero la 91esima adunata degli Alpini: “Il suo straordinario successo valga a ricordare che cosa può fare un territorio, quando si è capaci di unire la forze e dialogare con tutti”. Gruppi Alpini e delegazioni di Kaiserschützen, cittadini e autorità si sono ritrovati fin dal mattino al passo e hanno sfilato fino alla chiesetta sulle note della Fanfara e del Coro Ana di Trento, dove si è tenuta la cerimonia in onore dei caduti con l’alzabandiera – tre le bandiere presenti, italiana, austriaca ed europea – la deposizione delle corone d’alloro, una della Croce Nera Austriaca e una degli Alpini, quindi i discorsi delle autorità, fra cui un messaggio dell’arciduca Martino d’Este che ha parlato della chiesa di Santa Zita “simbolo di fratellanza fra i popoli”. La cerimonia è proseguita con la Santa messa durante la quale l’arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, ha richiamato ai valori della pace: “Non c’è alternativa alla pace, al dialogo alla fraternità”, mentre il segretario di Stato del Vaticano, nel ricordare la tragedia della Prima guerra mondiale e dei nazionalismi sfociati con il Secondo conflitto, ha spiegato come la chiesetta sia davvero il simbolo “di un abbraccio fra uomini e popoli un tempo nemici”. Al termine della celebrazione gli ospiti si sono ritrovati per il pranzo al posto di ristoro allestito dai Nu.Vol.A. L’edificio sacro fu eretto nel 1917 e intitolato alla Santa che portava il nome dell’imperatrice, moglie di Carlo I d’Asburgo, beatificato nel 2003 per il suo impegno nel riportare la pace in Europa. L’erezione della chiesetta fu un atto votivo di riconoscenza, per la vittoria dell’offensiva del maggio 1916, che aveva allontanato il fronte di guerra dagli altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna, spostandolo una decina di chilometri in territorio italiano. L’edificio, sorto a fianco di un cimitero militare che accoglieva le salme di 220 soldati italiani e 576 imperiali, cominciò il suo lento degrado al termine del conflitto. Il cimitero, come tanti altri, fu smantellato e la chiesa sconsacrata e trasformata in magazzino e in stalla e alla fine degli anni Quaranta risultava già completamente distrutta.
Su proposta dello scomparso Georg Eineder, rappresentante dei Kaiserschützen, nel maggio del 2007 numerosi alpini del Trentino cominciarono a prestare la loro opera di volontariato per la ricostruzione della chiesetta, nella forma progettuale originale. La cappella di Santa Zita fu terminata nel 2008, dopo 7.000 ore di lavoro volontario.
Passo Vezzena fu luogo di accesi combattimenti durante il primo conflitto mondiale: il valico si trovava infatti lungo la linea difensiva allestita dall’esercito austro-ungarico, protetta dai possenti forti degli altipiani. A ridosso del passo vi sono infatti i ruderi di forte Busa Verle e più sopra, sul Pizzo di Levico, quelli del forte Spiz Verle, detto all’epoca “l’occhio sull’altopiano”. Poco a sud di Passo Vezzena, in territorio veneto, si tenne nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1915 la battaglia del Basson, nella quale caddero oltre 1000 fanti italiani nel tentativo di forzare le difese avversarie.
Proprio nel ricordo dei numerosi soldati che lì persero la vita, la cappella di Santa Zita è stata ricostruita per essere simbolo di pace e concordia tra i popoli.

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Al passo del Tonale il 55esimo pellegrinaggio degli Alpini

Comunicato 1841 del 29/07/2018

Il governatore Rossi: “Oggi siamo chiamati a scegliere la pace”

Folla stamani al passo del Tonale per il 55esimo pellegrinaggio dell’Ana-associazione nazionale alpini, dopo la cerimonia tenutasi ieri sul ghiacciaio dell’Adamello, presso l’ Altare del Papa, dedicata come sempre a tutti i caduti della Grande guerra. Nato nel 1963 per iniziativa delle Penne Nere di Trento e Vallecamonica, il pellegrinaggio di quest’anno, nel centenario della fine della Prima guerra mondiale, e’ dedicato ” al soldato ignoto dell’Adamello”, qualsiasi fosse la divisa indossata. Una cerimonia sentita e toccante, dunque, quella del Tonale, fatta di gesti di grande importanza simbolica – la sfilata delle colonne alpine fino ai piedi del Sacrario ai caduti, l’alzabandiera, l’esposizione dei labari, la deposizione delle corone – ma anche di parole. “Cento anni fa – ha detto il presidente Ugo Rossi – qui sono caduti tanti giovani che si erano combattuti non per loro scelta, ma per scelta di chi pensava che le divergenze e i conflitti potessero essere risolti con la guerra, le trincee, i reticolati. Oggi, noi, qui, con gli alpini e i kaiserjager, nel ricordo di tutte le vittime, indipendentemente dalla divisa indossata, siamo chiamati a fare una scelta chiara. Ed e’ la scelta di essere vicini a chi ha bisogno, di non voltarci dall’altra parte, di costruire la pace, il dialogo, la riconciliazione, guardando al futuro”. Parole e concetti ripresi anche negli altri discorsi ufficiali, fra cui quello della sindaca di Vermiglio Anna Panizza, del presidente della sezione Ana di Trento Maurizio Pinamonti, del presidente dell’Ana nazionale Sebastiano Favero. Data l’importanza dell’appuntamento, la Sezione Ana di Trento e la Provincia autonoma di Trento hanno invitato all’appuntamento anche tutti i rappresentanti delle Nazioni un tempo belligeranti. Secondo l’alternanza che si propone ogni anno, l’edizione 2018 e’ stata organizzata dalla sezione di Trento, e prevedeva la salita fino all’altare del Papa sulla Lobbia Alta per la santa messa celebrata dai Cardinali Giovanni Battista Re e Walter Kasper e oggi la sfilata accompagnata dalla fanfara Sezionale Ana Trento, dalla fanfara di Pieve di Bono e dalla banda di Demo della Vallecamonica, seguita dagli onori alle bandiere, dalla deposizione della corona in memoria di tutti i defunti presso il Sacrario militare di Passo del Tonale e dalla messa celebrata dall’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi e dal vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada. Anche il tempo oggi ha aiutato. Gli alpini sono sfilati fra due ali di folla, per attendere poi ai diversi momenti della cerimonia solenne, fra cui i saluti delle delegazioni degli altri paesi coinvolti, come Austria e Slovenia, e delle autorità trentine e lombarde. Molte le autorità presenti, fra cui anche gli assessori Carlo Daldoss e Tiziano Mellarini.Un unico messaggio, al cospetto dell’Adamello: mai più guerre, mai più divisioni fra i popoli.

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Si rinnova il protocollo con Anpi

Comunicato 1376 del 04/06/2018

Ha l’obiettivo di offrire un sostegno alla formazione storica per lo sviluppo di un modello di cittadinanza attiva, il protocollo di intesa fra Provincia e Anpi del Trentino approvato oggi dalla Giunta, su indicazione del presidente Ugo Rossi. Fra le azioni previste vi sono la promozione di attività nelle scuole rivolta a divulgare i valori espressi nella Costituzione e gli ideali di democrazia, libertà, solidarietà e pluralismo culturale, nonché la promozione di percorsi tematici di riscoperta dei luoghi della memoria. La durata del protocollo è triennale. L’intesa, che sarà sottoscritta nei prossimi giorni, riprende un analogo protocollo di durata triennale che era stato sottoscritto nella primavera del 2015, sulla base anche di un documento sottoscritto a livello nazionale fra l’Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia e il MIUR – Ministero Istruzione Università Ricerca. Fra gli impegni della Provincia: favorire momenti di formazione sulla storia contemporanea rivolti a tutti gli insegnanti che possono portare un contributo di conoscenza sulle vicende che hanno attraversato la nostra provincia e, più in generale, l’Italia e l’Europa, promuovere iniziative di formazione dell’Anpi rivolte a studenti e insegnanti, con il coordinamento della Fondazione Museo storico del Trentino. All’Anpi del Trentino il compito di mettere a disposizione il proprio patrimonio storico e culturale e i materiali elaborati in specifico per le scuole, nonché promuovere iniziative di approfondimento rivolte a studenti, insegnanti, istituti.

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