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Via libera della Corte dei Conti al rendiconto finanziario 2017 della Provincia

Comunicato 1600 del 28/06/2018

Il presidente Rossi: “Riconosciuta la correttezza del nostro operato”

La Corte dei Conti a Sezioni riunite ha dato il via libera oggi a Bolzano al rendiconto della Provincia autonoma di Trento per l’esercizio finanziario 2017. Il documento è stato parificato, come si dice tecnicamente, ad eccezione di alcuni capitoli per un volume limitato di risorse, inferiore allo 0,05% del bilancio, per motivi legati ad una serie di regolazioni contabili. Gli esiti del giudizio sono il frutto di un confronto a livello tecnico molto proficuo e costruttivo, nel corso del quale sono stati forniti i necessari chiarimenti e specificazioni. “Prendiamo atto con soddisfazione – ha detto il presidente Ugo Rossi, presente all’udienza – che la Corte dei Conti ha riconosciuto la sostanziale correttezza del nostro operato, chiudendo anche alcune importanti partite di grande rilevanza, come quella relativa l’accertamento delle entrate sulle somme anticipate ai comuni e alle società provinciali per l’estinzione anticipata dei mutui. E’ stata una Legislatura particolarmente impegnativa nel quadro generale della finanza pubblica nazionale e anche territoriale, ha detto Rossi nel riepilogare i passaggi fondamentali che l’hanno contrassegnata, nel corso della quale ho riscontrato una sostanziale disponibilità e attenzione della Corte, con cui si è costruito un percorso di cooperazione molto positivo, pur in presenza di alcune criticità correlate sia all’evoluzione dell’ordinamento finanziario complessivo che alla particolarità dovuta all’applicazione differita da parte nostra della nuova disciplina contabile e all’incrocio con le specifiche norme di accordo finanziario stipulate fra noi e lo Stato. L’impegno, che ribadisco in questa sede, è quello di voler utilizzare al meglio il lavoro svolto dalla Corte dei Conti, perché per una Provincia autonoma come la nostra, ricca di competenze e responsabilità, il confronto – ha concluso Rossi – è stato sempre molto prezioso per gestire al meglio le risorse”.

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Alternanza scuola-lavoro anche presso gli studi forensi

Comunicato 1489 del 15/06/2018

Salgono a 27 le convenzioni siglate dalla Provincia per garantire i tirocini curriculari

Nuove opportunità nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. Con un protocollo d’intesa e una convenzione firmata oggi dal presidente della Provincia e assessore all’istruzione, Ugo Rossi e dal presidente dell’Ordine degli avvocati, Andrea De Bertolini, gli studenti trentini potranno realizzare i propri tirocini curriculari presso gli studi forensi oltre che approfondire e sperimentare la professione dell’avvocato con un percorso progettato dall’Ordine per le Istituzioni Scolastiche. Duplice l’obiettivo dell’iniziativa. Da un lato nel favorire l’orientamento dei ragazzi alla professione di avvocato e far comprendere e conoscere il diritto di difesa, la funzione dell’avvocato, il suo ruolo sociale di garante costituzionale dei diritti dell’uomo, per concorrere ad una comune cultura della legalità. Dall’altro di sviluppare competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica, attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e potenziare le conoscenze in materia giuridica. L’Ordine degli Avvocati di Trento, oltre a stimolare i propri associati a favorire l’accoglienza di studenti in tirocinio, ha sviluppato un progetto in collaborazione con il Dipartimento della Conoscenza che verrà portato avanti nelle classi grazie all’impegno di diversi avvocati con il coordinamento dell’Ordine e prevede parti di formazione e di simulazione in classe, momenti di visita ad uno studio legale e lavoro autonomo a contatto con le fonti del diritto. L’intento è quello di far conoscere con parti teoriche e parti operative la professione forense, le sue caratteristiche, i suoi tempi, i suoi strumenti. Il tirocinio curriculare in un contesto lavorativo rappresenta l’attività più significativa, all’interno dell’alternanza scuola-lavoro, che nel suo complesso ha una durata, suddivisa anche in più esperienze modulari, di almeno 200 ore per i licei e di almeno 400 ore per gli istituti tecnici, da realizzarsi nell’ultimo triennio del percorso scolastico. L’Ordine degli Avvocati di Trento, sulla base di esperienze simili sviluppate a livello nazionale, intende proporre un percorso pratico-teorico a “moduli” attraverso cui gli studenti possano conoscere le caratteristiche e le problematiche della professione. Sarà compito delle istituzioni scolastiche e formative, nonché dei diversi soggetti che ospiteranno gli studenti, predisporre per ciascun allievo un progetto formativo personalizzato, coerente con il profilo educativo, culturale ed il percorso di studi frequentato dallo studente. La Provincia aveva sottoscritto nei giorni scorsi altre tre nuove convenzioni per l’alternanza scuola-lavoro, con il Collegio Periti Industriali e Periti Industriali Laureati della Provincia di Trento e con due importanti aziende, come PAMA e SOLIDpower, portando così a 27 il numero delle convezioni messe a sistema per le istituzioni scolastiche e formative del territorio.

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Presidente Rossi: “Impegno al servizio di una giustizia equa, giusta e veloce”

Comunicato 1212 del 31/05/2018

Oggi al Mart l’incontro dedicato a “Giustizia, autonomia e territorio” sulla delega alla Regione Trentino Alto Adige

“L’Autonomia speciale di cui godiamo preesisteva alla Repubblica e, anzi, fin dalla sua nascita, la Repubblica ha saputo riconoscere il desiderio di autogoverno e autonomia praticato per secoli sul nostro territorio. La nostra Autonomia ha quindi sempre saputo camminare assieme alla Repubblica. Per questo è evidente che tutto ciò che è al servizio – e le funzioni giurisdizionali lo sono in maniera ancora più forte – di funzioni fondamentali per la democrazia, lo Stato, la vita dei cittadini deve vedere un impegno straordinario delle istituzioni autonomistiche. Non c’è contrapposizione fra Autonomia e Repubblica”. E’ stato con queste parole che il presidente Ugo Rossi è intervenuto stamani al Mart, al convegno “Giustizia, autonomia e territorio”, che approfondiva la delega alla Regione Trentino Alto Adige di funzioni riguardanti appunto l’attività amministrativa e organizzativa di supporto agli uffici giudiziari. Il presidente Rossi ha quindi spiegato che la parola d’ordine, ora è “attuazione”, perché “a noi tocca il compito di attuare fino in fondo queste norme. La delega alla Regione è un risultato importante: attraverso l’esercizio di questa delega stiamo imparando, come Province di Trento e Bolzano, che ci sono funzioni, attività e opportunità di lavoro comune che possono rinforzare le nostre reciproche autonomie”. Attuazione poi vuol dire anche “responsabilità”: “Sul nostro territorio, dal punto di vista degli indicatori, ci sono risultati molto spesso migliori che nel resto del Paese”, ha proseguito il presidente della Provincia -, anche per questo non ci muoveremo con la semplice logica di garantire l’equilibrio, piuttosto vogliamo cercare di fare qualcosa in più di una semplice trasposizione finanziaria dell’accordo, basti pensare che nel 2017 la Regione ha messo a bilancio oltre 18 milioni di euro, mentre per il 2018 sono stati stanziati 27 milioni di euro”. Infine il governatore del Trentino, che ha confermato l’impegno in termini di qualificazione e potenziamento del personale della Regione dedicato alla gestione di questo servizio, ha ringraziato per la collaborazione tutte le persone e gli enti coinvolti, evidenziando la necessità di “assicurare una funzione giurisdizionale di alta qualità”. Tanti i relatori che si sono alternati nella mattinata al Mart: dopo i saluti istituzioni a cura del presidente dell’Ordine degli Avvocati di Rovereto, Mauro Bondi, del presidente dell’Associazione Roveretana per la Giustizia, Renzo Michelini, e del sindaco Francesca Valduga, i lavori sono proseguiti con gli interventi di Mario Bertolissi, professore all’Università di Padova, che ha illustrato i profili giuridici della delega, e di Karl Zeller, della Commissione paritetiche, che ha ripercorso il processo di elaborazione della delega. Quindi il vicecapo gabinetto del Ministero di Grazia e Giustizia, Stefano Scarafoni ha spiegato il transito del personale dallo Stato alla Regione e del passaggio di proprietà degli edifici, il direttore generale della Provincia autonoma di Bolzano, Eros Magnago, ha portato il saluto del presidente Arno Kompatscher e spiegato che la delega prevede appunto la gestione degli immobili. La presidente della ANM del Distretto di Trento, Consuelo Pasquali, è entrata nel dettaglio del servizio giustizia in Regione, mentre la presidente dell’Unione Triveneta Avvocati, Patrizia Corona, ha spiegato come questo territorio sia un eccellenza dal punto di vista dei procedimenti. Le conclusioni sono state affidate al vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini.

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L’educazione è sempre la via del riscatto

Comunicato 1048 del 17/05/2018

Firmato questa mattina dal governatore Ugo Rossi alla casa circondariale di Spini di Gardolo un protocollo per i corsi rivolti ai detenuti

Conoscere, imparare, impegnarsi anche in questo modo lungo il percorso di inserimento sociale: è questo il “cuore” del nuovo protocollo d’intesa fra la Provincia autonoma e la casa circondariale di Trento, firmato oggi dal governatore Ugo Rossi e dal direttore del carcere Valerio Pappalardo. Il protocollo rilancia la collaborazione già avviata nel 2012 che coinvolge, oltre alla Provincia e all’amministrazione penitenziaria, anche istituti scolastici e altri enti presenti sul territorio. Si tratta del liceo Rosmini e degli istituti professionali Pertini e Alberghiero, con un”offerta formativa diversificata per consentire ai detenuti di acquisire alcune competenze di base o di accedere ad un diploma o a una qualifica professionale specifica. Attualmente sono circa 200 i detenuti coinvolti nelle varie attività formative: 19 di loro sosterranno presto l’esame finale del 1° ciclo (a conclusione della scuola media), uno la maturità, una decina stanno frequentando i corsi di scuola alberghiera. Il presidente della Provincia, che era accompagnato dai dirigenti scolastici Matilde Carollo e Stefano Kirchner, ha sottolineato come questi percorsi riescano ad arricchire tutta la scuola trentina e assieme all’augurio di buona fortuna per il futuro, si è rivolto ai detenuti con parole di incoraggiamento: “È attraverso questo che riuscite a dimostrare la vostra voglia di ricominciare. Credeteci”, ha detto Rossi. Un ringraziamento agli insegnanti che con il loro impegno rendono possibile questa realtà è giunto dal presidente, ma anche dagli stessi detenuti, per i quali la formazione rappresenta un’opportunità per la crescita della persona e il reinserimento lavorativo e sociale, elementi fondamentali per evitare di fallire il percorso di riscatto. “Il vuoto uccide” ha detto infatti uno di loro non a caso stamattina. La Provincia ha individuato nel liceo Rosmini l’istituzione che gestisce l’offerta formativa sia del primo sia del secondo ciclo di istruzione e che prevede percorsi modulari di alfabetizzazione (lingua italiana, inglese, tedesco, informatica, matematica, educazione alla cittadinanza), un percorso annuale di conseguimento del titolo conclusivo del primo ciclo di studi (ex scuola media) e un percorso di scuola secondaria di secondo grado ad indirizzo di liceo economico sociale, in formula mista con indirizzo professionalizzante alberghiero. Vengono garantiti anche moduli formativi non professionalizzanti di tecnica di estetica e acconciatura e di panificazione e pasticceria. L’offerta formativa cerca di tener conto, pur in presenza di notevole complessità organizzativa per la necessità di coinvolgimento in iniziative e momenti separati, delle diverse caratteristiche della popolazione ristretta, rivolgendosi sia ai detenuti ordinari sia ai cosiddetti protetti e alla componente femminile e di garantire percorsi qualificanti e arricchenti anche sotto il profilo della crescita culturale e della cittadinanza consapevole. È coinvolta a vario titolo la maggior parte della popolazione detenuta, che nel carcere ha a disposizione una biblioteca di circa 7.000 volumi, con un movimento prestiti di 130 unità giornaliere. I progetti formativi tengono conto delle specificità della casa circondariale, che presenta un numero di persone ristrette con pene detentive generalmente inferiori ai tre anni, per cui risulta particolarmente complesso impostare una formazione che possa garantire prospettive di più lungo termine. Anche la presenza di una sezione protetti e una femminile, che devono essere coinvolti in iniziative separate, rende ulteriormente complessa l’organizzazione. Il nuovo protocollo tiene conto della nuova regolamentazione normativa per gli adulti, considerando anche la realtà della popolazione detenuta e si propone di orientare tutta l’attività verso obiettivi di educazione alla cittadinanza e percorsi sempre più finalizzati ad un efficace reinserimento nella società delle persone ristrette. Il protocollo siglato stamattina va nella direzione di garantire organicità degli interventi, rafforzando i percorsi formativi già presenti all’interno della casa circondariale, ponendo le basi per una valida organizzazione del servizio secondo criteri di efficacia ed efficienza a sostegno dei diritti della persona detenuta. La flessibilità dei percorsi è per adeguarsi, in maniera proficua, alle opportunità offerte dal contesto territoriale e a bisogni diversificati. Il tempo scuola è adeguato in relazione ai vari percorsi curriculari e ai corsi definiti ed è previsto, inoltre, il massimo coinvolgimento delle persone detenute e le risposte ai loro bisogni formativi, concordando tra le parti e tenendo in debita considerazione le ore di formazione che l’amministrazione carceraria è in grado di garantire. Con il protocollo siglato oggi viene confermato anche un gruppo di coordinamento composto da due rappresentanti della casa circondariale e due rappresentanti del Dipartimento provinciale e presieduto dal dirigente del Dipartimento della Conoscenza, che ha il compito di definire un piano di programmazione dei corsi da attivare, il calendario delle attività, gli spazi e le necessità di carattere didattico da considerare per ogni anno scolastico. L’attuazione del piano è compito invece della commissione didattica, che è presieduta dal direttore della casa circondariale ed è composta dai docenti che prestano servizio in carcere e a cui possono partecipare anche funzionari e responsabili del Dipartimento della conoscenza.

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