Ricerca, ecco il progetto: far crescere il Trentino

Egregio direttore,

ho letto con interesse il suo intervento di domenica in tema di università e ricerca e devo dire che molto di quanto da Lei descritto coincide con il percorso che questa giunta ha già avviato. E questo non sta accadendo «per caso» o in nome di chissà quali tatticismi: si tratta di un percorso che la coalizione di centrosinistra autonomista aveva indicato nel momento in cui ha presentato ai Trentini il proprio programma. Un programma nato da un intenso lavoro di confronto e di partecipazione, in cui le nostre idee si sono unite a quelle di tante persone e corpi sociali ed economici. In quel programma c’erano parole chiave come «innovazione» o «consapevolezza».

C’era, e c’è ancora, persino la parola «crescita» di cui – in giorni come questi che ci vedono impegnati a definire le linee della prossima manovra finanziaria provinciale – avvertiamo l’enorme importanza. E c’erano anche le caratteristiche di questa crescita, che vogliamo nasca proprio dallo «sviluppo delle conoscenze» oltre che capace di essere sostenibile e «inclusiva», volta a promuovere l’occupazione, la coesione sociale e territoriale. Le coordinate per affrontare questo percorso – che era e rimane al tempo stesso impegnativo e sfidante – sono già state indicate ed è seguendo questa bussola che stiamo procedendo passo dopo passo.

Al netto di decisioni personali di alcuni dei protagonisti di questo viaggio, ai quali va ancora una volta il nostro ringraziamento ed assieme i nostri migliori auguri per le nuove strade che hanno deciso di percorrere, non possiamo perdere di vista la meta che alla nostra comunità abbiamo proposto di raggiungere. La scommessa sul futuro, anche del nostro Trentino, si vince proprio con la capacità della società, della sua economia, di generare prodotti e servizi che incorporino il più possibile l’intelligenza offerta dalle nuove tecnologie, dai nuovi modelli organizzativi, e dai nuovi e antichi saperi e competenze.

Coerente con la strategia dell’Ue, Unione per l’Innovazione – Agenda Europa 2020, che punta a migliorare le condizioni dell’innovazione attraverso tutte le fasi della ricerca e dello sviluppo, con l’obiettivo di un impatto positivo sulla crescita e sull’occupazione, la nostra azione si sta concentrando sulla crescita delle nostre risorse umane e sulla costruzione di una vera e propria società del sapere. Quest’ultima non si realizza solo con un programma, un episodio, o in un solo settore: quando funziona, si muove in maniera armonica e comprende sia la scuola, la formazione, l’università e la ricerca, ma anche il mondo delle imprese e quello della pubblica amministrazione. Ecco perché non verranno meno gli investimenti capaci di dare forma a questo progetto, a cominciare dalla qualità del nostro capitale umano (si pensi al processo di stabilizzazione dei docenti e al piano straordinario per l’apprendimento delle lingue) via via fino alla costruzione delle condizioni affinché questa «osmosi» sia fluida e produttiva (un esempio per tutti, la realizzazione del Polo della Meccatronica che favorirà il raccordo fra la dimensione formativa e quella produttiva, ma anche altri poli specialistici nei campi dell’Ict, del legno e del turismo).

Certo è che questo cammino va fatto «assieme», valorizzando il grande patrimonio fin qui acquisito ed introducendo un modello di governance che assicuri qualità e al tempo stesso un approccio manageriale che può aiutarci nella competizione con altri territori. In quest’ottica stiamo chiedendo ai nostri istituti di impegnarsi per migliorare la quota privata di finanziamento dei progetti e per attivare sinergie più strette, fra di loro e con l’università; assieme abbiamo anche affrontato un processo di razionalizzazione e semplificazione per evitare sovrapposizioni e dispersioni, immaginando un modello «a tre dimensioni»: quella della ricerca indipendente, libera ma con il requisito dell’eccellenza e del riconoscimento internazionale, quella della ricerca strategica per contribuire a rispondere a sfide prioritarie della società trentina (salute, sociale, ambiente, energia, qualità della pubblica amministrazione, mobilità, agricoltura) e quella della dimensione della sperimentazione per favorire adeguamento e innovazione tecnologica del territorio e delle imprese (tecnologie per informazione e comunicazione, scienze dei materiali, biotecnologie).

Mai come in questo periodo ricerca e innovazione possono contribuire a valorizzare le competenze e le eccellenze territoriali e ciò sarà favorito dalla nostra capacità di essere più selettivi nel valutare e finanziare le proposte sui progetti di ricerca, privilegiando quelli a maggiore coerenza con le scelte programmatiche della Provincia e a maggiore tasso di internazionalizzazione. Ecco perché stiamo puntando ancora sulla nostra Università e sui nostri istituti di ricerca, ai quali garantiremo quote importanti del nostro Pil come in passato ma ai quali chiediamo più che in passato di misurare le performance del loro lavoro. Con la differenza che la posta in gioco questa volta va ben oltre gli obiettivi, pur irrinunciabili, dell’eccellenza e della competitività, se ci convinciamo fino in fondo che il presupposto per poter realizzare questo sogno è proprio quell’Autonomia che, anche in questa partita della ricerca, dobbiamo saper dimostrare di meritarci.

Ugo Rossi

Lettera pubblicata sul quotidiano “L’Adige” del 28 ottobre 2014

Tags: , , , ,