Pensiamo al Trentino..

Ci sono sette parole che, a mio parere, in termini di prospettiva, possono aiutarci nel fare una riflessione sul nostro futuro e su quello che vorremmo per il Trentino dei prossimi anni. Sono parole rispetto alle quali provo a delineare qualche mio contenuto ma che voi potrete – e mi auguro lo facciate – arricchire con altre parole chiave o con vostre riflessioni.

Autonomo – La prima caratteristica è l’autonomia, ovvero la capacità di esercitare l’autogoverno, e di non avere padroni. A prescindere dai prossimi sviluppi politici, personalmente credo che nessuno a breve ci toglierà l’autonomia, visto che anche Lombardia e Veneto l’hanno rivendicata a gran voce. Posso però assicurarvi che nelle scelte di questi anni abbiamo sempre messo l’interesse del Trentino al primo posto, e non abbiamo mai subito condizionamenti esterni, né mai preso ordini da nessuno. Credo, anche per la solidità delle nostre istituzioni, che sia importante che chi le rappresenta e le guida non prenda ordini da terzi. È un tema legato anche alla qualità della classe dirigente: vale la pena di rincorrere gli slogan o è meglio puntare sulla scelta di persone competenti? Per essere davvero autonomi bisogna essere preparati. Il Trentino con le sue competenze è un piccolo Stato, e vanno esercitate fino in fondo senza che i contenuti siano indicati da qualche capo politico nazionale.

Responsabile – L’autonomia è legata alla responsabilità: non può prescindere dall’esperienza e dalla capacità di governare, di fare le scelte giuste. I montanari sanno bene che per arrivare in vetta non si può fare il passo più lungo della gamba, perché dobbiamo tenere i conti a posto. E i nostri conti sono in ordine: oggi in termini di debito e di risorse abbiamo una situazione molto migliore. Ma conta soprattutto la responsabilità di fare scelte basate sulla serietà dell’analisi e delle proposte, con il coraggio poi appunto di scegliere, anche quando la scelta non produce un consenso immediato. Responsabilità significa essere affidabili, credibili, e farsi misurare nei risultati.

Competitivo – Non dobbiamo avere paura di essere più competitivi, di alzare l’asticella della sfida della crescita perché in questo modo possiamo anche avere risorse per aiutare chi non ce la fa. Dare più valore al merito, premiare chi si dà da fare ed essere anche contenti del successo degli altri può solo giovare al buon funzionamento del sistema. Puntare a nuovi mercati e ad una maggiore redditività serve anche per migliorare la qualità del lavoro e le retribuzioni. Fare sempre meglio deve essere una tensione costante di cittadini, istituzioni, imprese, corpi sociali.

Solidale – Si è competitivi nel modo giusto solo se si è solidali, con un senso di rispetto e vicinanza per chi ha bisogno di una mano in più. Competitività e solidarietà devono essere inscindibili. Oggi siamo siamo troppo abituati a parlare per categorie, cataloghiamo tutto. Pensiamo solo al concetto di “gente”: è una rappresentazione che si dà genericamente, nella quale ciascuno di noi proietta la sua prospettiva ma nella realtà esistono solo “persone”, ciascuna con una propria storia, che non sono semplici numeri e che vanno rispettate nella loro diversità.

Aperto – Sembra prevalere l’idea che per affrontare il futuro è meglio chiudersi su sé stessi, e non parlo solo del tema dei confini e dell’immigrazione, ma anche del pessimismo sempre più diffuso. Dovremmo invece concentrare l’attenzione sulle cose positive, con uno sguardo aperto al cambiamento vero, non al cambiamento di un solo volto dove però sullo sfondo tutto rimane uguale. Il cambiamento può anche essere un’opportunità per ciascuno, ogni giorno, cercando di avere coraggio e partendo da dati oggettivi. E sono dati che certificano, ad esempio, che la nostra sanità è la migliore in Italia, lo stesso dicasi per l’Università, per non parlare della scuola, dove i recenti test INVALSI ci hanno dimostrato che l’impegno coraggioso, anche di docenti e dirigenti, sul trilinguismo non ha pregiudicato, ma anzi migliorato, la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Questi sono i cambiamenti che dobbiamo assicurare alla nostra società: in questo senso dobbiamo essere aperti, ovvero capaci di attuare un cambiamento in positivo, perché di fronte alla complessità dei problemi di oggi non sono sufficienti degli slogan; serve la capacità di perseguire il cambiamento tutti i giorni passo dopo passo, da buoni montanari trentini.

Sostenibile – Il territorio è un bene preziosissimo, da salvaguardare anche per le future generazioni, da tutelare non solo per la qualità della nostra vita ma anche per gli aspetti legati all’agricoltura, all’enogastronomia e al turismo, che hanno un ruolo primario nella nostra economia. Ma la sostenibilità non è solo attuare politiche doverose e innovative, ad esempio in tema green e bio, ma anche politiche mirate per la montagna, per evitarne lo spopolamento, o per l’edilizia, la mobilità ed i trasporti, e più in generale per uno sviluppo che tenga sempre conto anche della salvaguardia dell’ambiente. La sostenibilità va intesa anche nel senso che la generazione di oggi deve pensare a quella di domani: il nostro sviluppo ed il nostro benessere non devono limitare quelli dei nostri figli.

Europeo – Il Trentino non può abbandonare l’idea di uno dei suoi padri fondatori, Alcide Degasperi, che ci ha consegnato il dovere di coltivare e costantemente rinnovare una storia complessa. Non parlo solo del legame con Alto Adige e Tirolo che si può sviluppare solo in una chiave europea, ma mi riferisco anche al nostro territorio alpino che non può affrontare i grandi temi in una prospettiva solo nazionale. È un ragionamento culturale, che rifiuta l’idea che le grandi questioni, sempre più globali, si possano risolvere semplicemente tirando su un muro. Non possiamo fare finta che i problemi non esistano, per farli scomparire. I grandi problemi vanno affrontati, discussi in una chiave multilaterale ed europea, e risolti. È questo il compito della politica. Perché la buona politica i problemi li affronta, e li risolve.

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