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Più Trentino e Più Autonomia

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GLI AUGURI ALL’ARCIVESCOVO BRESSAN DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

COMUNICATO nr. 1084 del 16/05/14

L’incontro ieri sera all’Arcivescovile

La gratitudine della comunità trentina per l’opera di servizio e per lo stile adottato: con queste premesse il presidente della Provincia autonoma di Trento ha salutato ieri i cinquant’anni di ordinazione presbiteriale, i venticinque di ordinazione episcopale e il quindicesimo anniversario dell’elezione ad Arcivescovo di Trento di Monsignor Luigi Bressan. Per celebrare insieme alla comunità trentina queste importanti ricorrenze, ieri sera lo Stat (Studio Teologico Accademico di Trento) ha organizzato presso il teatro dell’Arcivescovile di Trento “Libertà va cercando – L’avventura esistenziale di Dante”, serata di riflessione sulla Divina Commedia a cura del professor Gregorio Vivaldelli.

Link al Comunicato PAT

INAUGURATO OGGI IL LICEO LINGUISTICO SOPHIE SCHOLL

COMUNICATO nr. 1076 del 16/05/14

Alla presenza di oltre 900 studenti

Un liceo linguistico è per definizione una finestra aperta sul mondo. Se poi è intitolato a Sophie Scholl, la giovane tedesca che aderì alla Rosa Bianca, il gruppo antinazista, di ispirazione cristiana, che ebbe il coraggio di opporsi a Hitler, pagando per questo con la sua vita, l’importanza dell’inaugurazione di oggi è ancora più grande. Il taglio del nastro del nuovo liceo linguistico di Trento, frutto dell’incontro delle sezioni linguistiche del Da Vinci e del Rosmini, ha avuto luogo stamani in via Mattioli, alla presenza del dirigente scolastico Mario Turri e del presidente della Provincia autonoma di Trento. Da quest’ultimo, un invito agli oltre 900 studenti riuniti nel piazzale della scuola: “Non allineatevi al pensiero unico. Sophie Scholl ci insegna che è sempre possibile farlo, anche se le circostanze sono avverse e la propria voce sembra flebile. Fateci sentire la vostra opinione, trasmetteteci la vostra idea sulla direzione verso cui sta andando la nostra società. Condividete il vostro sapere con gli altri. Cercate di crescere in maniera autonoma restituendo agli altri ciò che avete ricevuto”. Con l’occasione il presidente, che è anche titolare delle competenze sulla scuola, ha deciso di consegnare ai mille studenti e insegnanti del liceo il libro “La Rosa Bianca non vi darà pace – Abbecedario della giovane resistenza” di Paolo Ghezzi, come strumento didattico.

Link al Comunicato PAT

Il reddito minimo nella Provincia Autonoma di Trento


Intervista al quotidiano “la Repubblica” – di Roberto Mania, 13 maggio 2014


Il presidente della Provincia autonoma di Trento descrive il modello del reddito di garanzia messo a punto per ridurre le aree del disagio sociale


ROMA – “Il presidente Renzi faccia come noi: introduca un reddito minimo di garanzia contro la povertà. L’Italia non può, essere insieme alla Grecia, il solo Paese europeo a non avere un istituto di questo tipo”. Ugo Rossi è il presidente della Provincia autonoma di Trento dove dal 2009 esiste un reddito di garanzia per ridurre le aree del disagio sociale. È l’unico caso in Italia. Potrebbe essere un modello da copiare su scala nazionale. Tanto che proprio ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha detto che in futuro la garanzia di un reddito minimo dovrà essere presa in considerazione.

Qual è il bilancio di applicazione del reddito minimo?

“Il reddito di garanzia è stato utilizzato da circa il 3,5% delle famiglie trentine (circa 7 mila famiglie) e ha consentito di dimezzare il tasso di povertà”.

Quali sono i requisiti necessari?

“Ne hanno diritto coloro che non arrivano a un determinato livello di reddito annuale in relazione alla composizione del nucleo familiare. Per esempio: ad una famiglia composta dai genitori e un figlio si garantisce un reddito minimo di 7.600 (950 euro al massimo per otto mesi all’anno) “.

Nella concessione dell’assegno tenete conto anche del patrimonio delle famiglie?

“Nella valutazione della condizione si tiene conto del patrimonio, del reddito al netto delle imposte, delle spese mediche, degli eventuali interessi passivi sul mutuo ma anche dei consumi. Verifichiamo il possesso dell’auto, le dimensioni dell’abitazione, l’ammontare dell’affitto per verificare i consumi incompatibili con uno stato di indigenza”.

Per quanto tempo viene erogato l’assegno?

“Per quattro mesi e può essere rinnovato per non più di tre volte in due anni. Ma c’è un vincolo importante: chi riceve l’integrazione al reddito è obbligato ad accettare qualunque offerta di lavoro. Perché l’obiettivo è quello di evitare che una situazione di povertà possa aggravarsi e non quello di erogare un assegno vita natural durante. Se non si interviene in tempo nelle situazione di disagio, queste rischiano poi di degenerare. E alla fine sono processi che costano di più, proprio in termini finanziari, alla comunità”.

Chi sono i destinatari? Le famiglie di immigrati? Le famiglie più giovani?

“Intanto per averne diritto si deve essere residenti nella provincia da almeno tre anni in maniera consecutiva. C’è una prevalenza di famiglie giovani. Direi, infine, che per metà sono famiglie trentine e per l’altra metà famiglie di immigrati da paesi dell’est Europa, dalla Tunisia e dal Marocco “.

Quanto costa alla Provincia il reddito di garanzia?

“La spesa annua è di circa 21 milioni di euro l’anno. Sono interamente a carico della Provincia e dunque sono risorse che arrivano totalmente dal pagamento delle tasse dei trentini e non dai trasferimenti dallo Stato centrale. Non utilizziamo soldi “nazionali””.

Link all’intervista su “la Repubblica.it”

Autonomia, svolta necessaria


Il presidente Ugo Rossi al convegno di A.T.I – Trento, 12 maggio 2014


Centralismo non fa rima con efficienza

Due parole sul contesto nel quale ci stiamo muovendo: noi non andremo a chiedere più risorse a Roma, noi andremo a dire al governo che vogliamo partecipare al risanamento. Andremo a dire al governo che abbiamo anche l’ambizione di portare in dote qualche esempio positivo. E’ stato citato il reddito di garanzia. Io spero di riuscire a portare in dote soprattutto la rappresentazione di un principio, che qui da noi è assolutamente evidente, ma lo è anche in altre regioni a statuto ordinario: non è assolutamente vero che accentrando le decisioni in un posto solo ci sia più parità dei servizi e un miglioramento generale dei meccanismi di spesa, anzi è assolutamente vero il contrario. Quindi forse la dote che speriamo di poter portare al governo è anche questa: togliere l’illusione che sia portando tutto ad un solo livello, a un livello centrale, che possono migliorare le cose.

Vogliamo la migliore scuola d’Europa

Io indicherei alcune linee guida per cercare di affrontare questo tipo di svolta a cui siamo chiamati. L’obiettivo fondamentale è rendere più forte il Trentino. Come facciamo ad essere più forti? Io penso che la prima cosa su cui dobbiamo investire sia il capitale umano, con qualche distinzione. Abbiamo investito tanto su università e ricerca, ma in questi anni abbiamo un poco trascurato la scuola. Io penso che il Trentino debba darsi un obiettivo: avere la miglior scuola non solo d’Italia ma d’Europa. Perché non immaginare che il Trentino possa essere il primo in Italia ad avere una scuola dove il ciclo della media superiore si fa in 4 anni come nel resto d’Europa, e quindi garantire un anno in più nel percorso di formazione ai nostri ragazzi? In quell’anno potremmo fare cose che oggi non riusciamo a fare. Perché non immaginare ad esempio di avere una scuola che sia il motore vero di un Trentino trilingue? Non possiamo immaginare di avere rapporti con i paesi vicini, di attivare un’asse con Innsbruck o Monaco, se poi abbiamo difficoltà nel comunicare. Dobbiamo avere una scuola che sia in grado di comprendere dentro di sé il mondo del lavoro, la competitività, l’impresa, la società.

Più forti con una nuova classe dirigente

Per essere più forti, certamente dobbiamo partire da noi, e questa è la seconda linea guida: noi siamo classe dirigente e dobbiamo immaginare come creare nuova classe dirigente perché abbiamo delle evidenti esigenze di rinnovamento, che non riguardano solo il ricambio, ma anche il meccanismo della competitività. Qualche giorno fa ho lanciato su internet una provocazione: “Vediamo di affrontare il tema del reclutamento della classe dirigente pubblica in un modo diverso, con una logica di tipo meritocratico, in cui mettiamo in discussione quello che facciamo e accettando il rischio che possa esserci qualcuno che, lavorando bene dal basso, magari prenda il nostro posto per un po’, perché magari dimostra di riuscire a fare meglio”. Credo che questa sia una sfida importante per la classe dirigente, pubblica in particolare.

Meno norme

E poi, le norme. Prima si citava Kessler: credo di non sbagliarmi nel ricordare che l’Università è stata fatta senza norme. Noi oggi siamo assolutamente prigionieri delle norme. Abbiamo una classe dirigente pubblica preparatissima, di una dedizione totale, quindi non è una critica quella che sto facendo. Però non vorrei partissimo dalle norme nell’affrontare i problemi. La classe dirigente di una provincia autonoma, di una comunità autonoma parte dal problema, individua le soluzioni al problema, poi va a cercare le norme, e fa anche rimuovere dalle norme quegli ostacoli che impediscono la soluzione.

Cercarci i “clienti”

Un altro imperativo lo sintetizzerei così: andare a cercarci i clienti. Fare le cose e non “venderle bene” non funziona. Il cliente va cercato. Le eccellenze vanno comunicate.

Risparmio e semplificazione

Più forti, quindi. Come? Anche un po’ risparmiando, evidentemente. Un imperativo categorico di concentrazione delle risorse lo dobbiamo assumere a nostra linea guida. Abbiamo soggetti pubblici che occupano un’ampia fetta di mercato, altri che lavorano, a volte, in sovrapposizione. Una linea di semplificazione e di apertura, quindi, credo sia assolutamente dovuta. Così come dobbiamo pensare che tutto ciò che esiste oggi, non è detto che debba esistere anche domani. Questo vale sul piano dell’architettura istituzionale, nel senso che certamente abbiamo l’esigenza di superare i campanilismi, i localismi, il fatto che i comuni sono piccoli, ma abbiamo anche l’esigenza di semplificare prima di tutto verso i cittadini e le imprese il meccanismo decisionale. Io credo che il campanilismo lo possiamo combattere, cercando culturalmente tutti assieme di essere orientati al bene comune. Quindi anche i nostri comuni evidentemente devono riuscire a fare uno sforzo in questa direzione.

La vera innovazione

Io penso che l’innovazione, se non provoca qualche fastidio, se non provoca qualche danno, qualche cambiamento del quale gestire gli effetti, non è innovazione. E’ qualcosa che si aggiunge a qualcosa che c’è già. Nel campo del coraggio penso che siamo stati abituati a considerare che il miglioramento e la crescita siano un continuo aggiungere a ciò che abbiamo. Dobbiamo invece un po’ destrutturare tutto quello che abbiamo costruito, lo dico anche con riferimento al costruito “vero”, quello del patrimonio immobiliare – non sono pubblico – che è eccessivo. Dobbiamo anche immaginare, ad esempio, di togliere un po’ di chimica dalla nostra agricoltura. Ci stiamo lavorando, non solo attraverso il biologico ma anche attraverso la ricerca: questo sarebbe un bell’esempio e coglierlo ci può far migliorare. Quindi, anche togliere qualcosa.

Due domande

Chiudo con un auspicio: vorrei che tutti i giorni, quando ci svegliamo, ci ponessimo due domande, a cui dare altrettante risposte positive. La prima è: cosa posso fare per togliere una resistenza, un ostacolo, un freno al cambiamento? E la seconda: cosa posso fare per migliorare il risultato del mio lavoro?

Link all’intervento sul sito della Giunta Provinciale

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