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Incontro al Muse 1 dicembre 2017

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Skiarea San Martino – Rolle: avanti con il protocollo d’intesa

Comunicato 232 del 09/02/2018

Al via il progetto esecutivo della telecabina Colbricon Express, ad aprile l’inizio dei lavori

Prosegue con decisione e una fiducia condivisa l’attuazione del Protocollo d’intesa per la ski area San Martino-Rolle sottoscritto l’11 aprile 2015 tra Provincia, Comuni, Comunità di valle e operatori locali che aveva l’obiettivo di riqualificare e rilanciare l’intero territorio. Oggi, in Comunità di valle, l’incontro tra il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, l’assessore provinciale al turismo, il presidente della Comunità di valle, i sindaci e gli operatori del territorio per fare il punto su quanto fatto e rilanciare i prossimi step. In particolare è stata data notizia del via al progetto esecutivo per la nuova telecabina Colbricon Express in località Malga Ces, che andrà a sostituire, già nella prossima stagione invernale, i due vecchi impianti. Il via dei lavori è previsto per aprile. Confermata la volontà di realizzare il terzo step del protocollo, ovvero il collegamento tra le località di San Martino di Castrozza e Passo Rolle. Il tutto in un’ottica di garantire l’autonoma sostenibilità economico-finanziaria a medio lungo termine del progetto di rilancio. Il protocollo, sottoscritto nel 2015, individuava gli interventi necessari a potenziare l’area sciistica, le cosiddette “opere accessorie” (impianto di innevamento artificiale, messa in rete delle piste da sci, pista di rientro a valle), necessarie al comprensorio invernale per stare sul mercato. Il protocollo stabiliva degli interventi non slegati l’uno dall’altro, ma inseriti in un progetto complessivo e integrato, suddivisi su tre step. Il primo, già attuato, ha visto l’adeguamento delle piste da sci dell’area Malga Ces e Val Cigolera; l’ampliamento del bacino di accumulo per l’innevamento programmato a Ces che ha permesso, nella stagione invernale 2016/2017, l’apertura degli impianti nonostante la poca neve. Già con i primi interventi, su innevamento e piste, la skiarea ha invertito il trend dei flussi sugli impianti. Il secondo step, oggi presentato, vede protagonista la nuova telecabina Colbricon Express in località Malga Ces, che andrà a sostituire, già nella prossima stagione invernale, i due impianti attualmente esistenti. Il nuovo impianto sarà in grado di trasportare 2.000 persone all’ora, contro le attuali 1.500, con un tempo di risalita di 6 minuti. Le cabine avranno la capienza di 10 persone ciascuna e prevedono il trasporto anche di biciclette, con la prospettiva appunto di un utilizzo anche estivo dell’impianto. I lavori, che avranno inizio nel prossimo mese di aprile, prevedono oltre che alla dismissione dei due impianti (San Martino – Malga Ces e Valbonetta) e la nuova telecabina, l’allargamento e sistemazione delle piste da sci per ampliare la zona sciabile, e la realizzazione delle stazioni a valle e a monte. Proseguono nel frattempo i progetti per la realizzazione del percorso escursionistico fra il lago di Calaita e San Martino di Castrozza, ora in fase di valutazione di impatto ambientale, e il progetto per il miglioramento ed adeguamento della strada provinciale SS50 di Passo Rolle per evitare la chiusura della medesima a causa del pericolo valanghe. Il terzo e ultimo passaggio di attuazione del protocollo riguarda infine la realizzazione del collegamento tra le località di San Martino di Castrozza e Passo Rolle e di una pista di rientro lungo il tratto da Passo Rolle a San Martino con la messa in rete complessiva delle due aree sciistiche. Nel corso dell’incontro è stata sottolineata la decisa volontà di proseguire per l’attuazione anche di questo punto, tenuto conto della sua sostenibilità paesaggistica, ambientale e finanziaria.

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Rischio povertà: nessun drastico peggioramento

Comunicato 231 del 09/02/2018

Dal reddito pro capite alla casa: ecco gli indicatori positivi sulla situazione economico-sociale in Trentino

Reddito medio pro capite in Trentino? Cresciuto, da 20.922 euro nel 2015 a 21.255 nel 2016. Bassa qualità dell’abitazione? E’ calata, da 9,5 a 6,3, sempre nello stesso periodo di riferimento. Situazioni di grande difficoltà economica? Calate anch’esse, da 7,5 a 6,1. Forse è cresciuto il tasso di mancata partecipazione al lavoro? No, anzi, è in lieve calo da un paio d’anni. Ma forse ci sono più lavori instabili, e quindi è aumentata nelle famiglie la sensazione di insicurezza? Nemmeno, le trasformazioni da lavori instabili a stabili sono in crescita, erano 15,4 nel 2015, sono 18,7 nel 2016. Questi dati non sono di fonte provinciale, sono dati Istat/Eurostat. Difficile quindi capire come mai secondo lo stesso Istat il Rischio povertà e esclusione sociale in Trentino sia cresciuto da 15,8 nel 2015 a 23,5 nel 2016, come riportato oggi anche da alcuni organi di informazione. Se così fosse, infatti, questa crescita dovrebbe trovare riscontro in tutti gli altri indicatori, come appunto reddito, qualità dell’abitazione e così via. Cosa che non avviene. Senza contare che il Trentino è sempre stato sensibile al tema della lotta alle diseguaglianze sociali, prova ne è che lo stesso Assegno unico provinciale, il nuovo strumento di welfare operativo dal 1° gennaio, ha fra i suoi obiettivi proprio quello di prevenire il rischio povertà, e prevede non a caso coperture più ampie rispetto al Rei nazionale. La Provincia, attraverso l’Ispat-Istituto provinciale di statistica, ha provveduto a chiedere all’Istat le opportune delucidazioni, che sono arrivate a stretto giro di posta. La nota Istat spiega innanzitutto che su campioni ridotti piccole variazioni nella raccolta dei dati possono tradursi in modifiche percentuali significative che richiedono cautela nell’interpretazione. Entrando nel merito, l’Istat spiega che “in generale comunque, anche a livello nazionale si è registrato un miglioramento per taluni indicatori e un peggioramento per altri. In particolare, la crescita del reddito è stata accompagnata a un aumento della disuguaglianza, essendo stata più marcata tra le famiglie con i livelli reddituali medio alti”. La Provincia – con il suo presidente Ugo Rossi e in suo vicepresidente, anche assessore allo sviluppo economico e lavoro, Alessandro Olivi – sottolinea a questo proposito come in Trentino il problema delle diseguaglianze sia sempre stato al centro degli interventi dell’amministrazione, come provano tutte le misure messe in campo dall’inizio della crisi, quindi dal biennio 2008-2009, ad oggi, sia sul fronte del welfare che su quello del lavoro. Ulteriori indagini aiuteranno a capire come e in che misura le dinamiche di crescita che pure si sono iniziate a registrare nell’ultimo periodo abbiano inciso nelle diverse fasce della popolazione, ma viene escluso che esse si siano tradotte solo in benefici per chi già percepiva redditi alti. Va inoltre considerato, come rileva l’assessore alla salute e solidarietà sociale Luca Zeni, che le persone che si rivolgono ai servizi sociali, e che quindi presentano una situazione di particolare fragilità sociale ed economica, sono all’incirca 26.000 persone, meno del 5% della popolazione trentina. Accanto al prezioso lavoro dei servizi, in una dinamica di prevenzione, promozione e inclusione sociale, numerosi e significativi sono inoltre i progetti di welfare di comunità che insieme al terzo settore ed ai cittadini, perseguono il miglioramento del benessere sociale e collettivo, valorizzando la centralità delle relazioni e la necessità di ridurre il più possibile le forbici sociali. A questo proposito, è interessante dare uno sguardo all’Assegno unico provinciale, il nuovo strumento di welfare, dal carattere fortemente innovativo, entrato a regime il 1° gennaio. Uno strumento che, anche rispetto al Rei nazionale, prevede coperture più ampie, con l’intento di combattere proprio il rischio povertà, ovvero di intervenire anche sulle situazioni ancora distanti dalla povertà conclamata, al fine di prevenire un loro peggioramento. Alla fine di gennaio sono stati presi in carico poco più di 33.000 nuclei familiari, per una spesa complessiva annua di euro 67 milioni. I nuclei che hanno diritto alla quota di sostegno al reddito sono 8.600, quelli che ricevono la quota per il mantenimento dei figli sono 28.600 mentre i nuclei con persone invalide sono 4.200. Sono stati, inoltre, effettuati nei tempi previsti i pagamenti delle mensilità di gennaio e febbraio, interessando 32.500 nuclei familiari per una spesa complessiva di circa 11 milioni di euro. Infine si evidenzia come 2523 nuclei familiari possano ora beneficiare anche della quota di sostegno al reddito grazie all’innalzamento della soglia di accesso Icef da 0,13 a 0,16. Attenzione: non si tratta di 2.500 nuclei familiari “in più” all’interno della fascia di povertà, ma nuclei che ora posso accedere del sostegno al reddito perché con l’assegno unico si è ampliata la platea dei beneficiari, andando a comprendere anche chi in precedenza, quando vigeva il reddito minimo di garanzia, sarebbero rimasti fuori perché la soglia di accesso era collocata su livelli più bassi (si doveva cioè essere più povero per averne diritto). L’intento è ovviamente quello di consolidare la situazione di queste famiglie e prevenire eventuali “scivolamenti” verso la povertà.

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Domenica 11 febbraio porte aperte alla Centrale Unica

Comunicato 230 del 09/02/2018

Per la “Giornata del 112”

Domenica 11 febbraio la Centrale Unica di Risposta – Numero Unico Europeo di emergenza 112, di Trento, aprirà alla cittadinanza le porte della sua sede, in via Pedrotti 18 nel capoluogo. Operatori e tecnici saranno a disposizione per illustrare come si svolge il loro lavoro e in particolare la gestione delle chiamate di emergenza. L’iniziativa, organizzata dal Servizio Centrale Unica di Emergenza della Provincia Autonoma di Trento, prevede quattro visite guidate: alle 10, alle 11, alle 14 e alle 15. Per partecipare è consigliata la prenotazione via mail a questo indirizzo: serv.centraleunica@provincia.tn.it. Chi si iscrive dovrà indicare, oltre a nome, cognome e numero dei partecipanti, la fascia oraria di preferenza. In questo modo anche il Trentino aderisce all’iniziativa “La Giornata del 112”, il Numero Unico di Emergenza dell’Unione Europea, contattabile da qualsiasi stato membro, da rete fissa o mobile. Il Numero Unico Europeo 112 è stato introdotto nel 1991 con la direttiva 91/396/CEE, per mettere a disposizione dei cittadini un numero di emergenza unico per tutti gli Stati membri. La Centrale Unica di Risposta, operativa in Trentino dal 6 giugno 2017, raccoglie tutte le chiamate di emergenza generate sul territorio provinciale e le gestisce, trasferendole quando necessario agli enti di competenza (Forze dell’Ordine, Emergenza Sanitaria e Vigili del Fuoco). Per informazioni e contatti tel. 0461.495250 o mail: serv.centraleunica@provincia.tn.it

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Ricerca: convinto sostegno della Provincia al Centro di Biologia Integrata

Comunicato 227 del 08/02/2018

Incontro fra la Giunta e i vertici dell’Università e del Cibio dopo l’annuncio della scoperta della proteina per curare il Dna malato

Un sostegno convinto e concreto dalla Provincia autonoma alla ricerca condotta nel Cibio-Centro di Biologia Integrata, dopo l’annuncio dei giorni scorsi dell’eccezionale scoperta di una proteina per curare il Dna “malato”. Tre gli impegni: sul fronte finanziario, con l’assestamento di Bilancio si aggiungeranno ai 5 milioni di euro già stanziati con il Bilancio 2018 altri 2 milioni di euro, per assicurare al Centro lo sviluppo delle attività in agenda. Sul fronte delle infrastrutture è emersa l’esigenza di disporre di un luogo adeguato per sviluppare, accanto ai laboratori di ricerca, un vero e proprio distretto biotech, in modo tale da assicurare la necessaria dotazione tecnologica e infrastrutturale non solo alla ricerca ma anche alle imprese che eventualmente volessero collaborare. Nelle prossime settimane Giunta e Università analizzare questa problematica per trovare le soluzioni più adeguate. Infine, l’impegno dell’amministrazione provinciale è anche quello di verificare se i meccanismi di finanziamento previsti dalla legge 6 per il sostegno alle imprese sono funzionali allo sviluppo di attività in questo settore “di frontiera” o se è necessario introdurre dei correttivi ad hoc; anche in questo caso, l’imperativo è fare presto e bene, anche perché, come confermato dai responsabili del Cibio, l’interesse sollevato dalla scoperta della nuova proteina è già notevole. Tutto ciò è statoi al centro stamani in piazza Dante dell’incontro fra i vertici dell’Università e del Cibio e la Giunta provinciale, che ha dedicato a questo tema buona parte della sua riunione settimanale. Il governatore del Trentino Ugo Rossi ha espresso al rettore dell’ateneo Paolo Collini, al direttore del Cibio Alessandro Quattrone e a Anna Cereseto, membro del team di cinque ricercatori a cui si deve la scoperta, il ringraziamento di tutto il Trentino, che ha accolto la notizia con legittimo orgoglio. Una decina di anni fa il Trentino ha deciso di investire su un nuovo filone di ricerca, all’epoca senza che vi fossero prospettive certe dei risultati che ne sarebbero derivati. Ha deciso insomma di investire in ricerca di base, consapevole che la ricerca non si chiamerebbe così se a priori si sapesse a cosa porterà; se si sapesse, cioè, che essa è “utile”, in termini di risultati concreti, del suo impatto sulla vita delle persone. Lo sforzo è stato premiato. La scopetta nei laboratori trentini di EvoCas9, la proteina capace di “tagliare” le sequenze di Dna indesiderate, responsabili di molte gravi malattie, con precisione fino ad oggi sconosciuta, lasciando inalterato tutto ciò che sta attorno, apre degli scenari inediti. A beneficio non solo del Trentino ma, e lo diciamo senza retorica, di tutta l’umanità. Certo, il successo di una ricerca può essere anche frutto del caso. Ma comunque un risultato “attecchisce” solo se c’è un ambiente favorevole ad accoglierlo e a valorizzarlo. Il Trentino si è rivelato essere appunto questo ambiente, al punto tale che, ha sottolineato il rettore dell’Università di Trento, una scoperta come questa con ogni probabilità non sarebbe stata possibile altrove in Italia. Comprensibile quindi l’orgoglio con cui oggi, nella tradizionale conferenza stampa della Giunta, il presidente della Provincia ha presentato i protagonisti di questa bellissima stagione della ricerca trentina agli organi di informazione. Il Cibio lavora su questi temi dal 2010-2111, ovvero da un periodo di tempo relativamente breve. Al centro operano in tutto 250 persone, che interagiscono con il complesso dell’infrastruttura tecnologica presente sul territorio e anche con le – per ora ancora limitate – presenze di tipo imprenditoriale. E’ il cosiddetto “modello Harvard”, che potrebbe sembrare scontato agli occhi di chi ha fatto esperienza di queste cose all’estero, ma che in realtà, nel nostro Paese, scontato non è. Nel campo della lotta alle mutazioni del Dna, da cui si originano moltissime malattie, il passo fondamentale è stato fatto nel 2012 negli Usa (Berkley e Mit), con la scoperta di una particolare proteina, ribattezzata Cas9. La proteina consente di intervenire sul Dna togliendo le mutazioni sbagliate; un’operazione di ingegneria genetica che però ha un limite importante, perché oltre a “tagliare” le sequenze di Dna che si vogliono eliminare la proteina interviene anche in altri punti del filamento genetico, generando a sua volta mutazioni indesiderate. Ed è qui che si inserisce la scoperta trentina. I laboratori del Cibio hanno lavorato per rendere questa molecola più precisa, seguendo un percorso inedito: la proteina è stata fatta evolvere in laboratorio, portandola poi entro cellule più complesse e sempre più simili a quelle umane. Un lavoro durato un lasso di tempo relativamente breve, per il mondo scientifico, cioè di 2-3 anni, che ha portato fino a EvoCas9, una molecola molto più evoluta e più precisa, che consente di correggere le mutazioni indesiderate con una precisione “chirurgica”, pari al 99%. La scoperta è stata “messa in sicurezza” sul piano della proprietà intellettuale e ha iniziato il percorso della brevettazione internazionale. L’attesa è molto grande perché il ventaglio delle malattie potenzialmente curabili, da vari tipi di tumore alla sla, dalla fibrosi cistica alla distrofia muscolare, è amplissimo. Parimenti, vi sono ora le condizioni per generare attorno alla nuova molecola un’industria biotecnologica evoluta. Il Trentino è oggi sul piano scientifico perfettamente comparabile con le migliori realtà a livello europeo, e a costi anche inferiori. Lo prova il fatto che ad esempio numerosi borsisti, in possesso di somme anche importanti per sviluppare le loro ricerche, scelgono di venire a spenderle qui, da ogni parte del mondo, anziché altrove. La Provincia dal canto suo ha sostenuto lo sviluppo della ricerca biotecnologica con lo stesso entusiasmo e la stessa convinzione con cui in passato ha sostenuto la nascita di altre iniziative importanti in campo scientifico. Ora l’obiettivo è – anche – quello di strutturare attorno all’eccellenza rappresentata dal Cibio un’industria biotech in grado di raccoglierne i frutti e farli crescere ancora. In questo senso, le scelte che si faranno nei prossimi mesi saranno determinanti.

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