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Dirigenti scolastici: affidati gli incarichi per l’anno scolastico 2017/2018

Comunicato 2038 del 31/07/2017

Approvata stamani la delibera a firma del governatore Ugo Rossi

Approvati oggi dalla Giunta provinciale gli incarichi dirigenziali della scuola trentina per l’anno scolastico 2017-2018. Sono 74 i dirigenti scolastici di cui 51 conferme, 14 nuovi affidamenti di incarico per rotazioni di sede, 6 nuovi dirigenti in ingresso per mobilità da fuori regione, dei quali 5 assegnati a sede scolastica e uno incaricato presso il Dipartimento della Conoscenza, che assieme ad altri 3 dirigenti scolastici svolgerà attività di studio, consulenza e ricerca presso il medesimo Dipartimento. “Gli incarichi per la dirigenza scolastica provinciale approvati oggi dalla Giunta – ha detto il governatore Rossi – sono il frutto di un’attenta valutazione che ha inteso valorizzare le competenze professionali e culturali di ciascuno, in armonia con le esigenze di carattere organizzativo dell’Amministrazione e dei territori. Il buon livello della nostra scuola è sicuramente anche il frutto del lavoro dei nostri dirigenti scolastici e della loro capacità di interpretare una domanda educativa e formativa sempre più complessa”. A fronte dei pensionamenti, delle necessità di rotazione e delle esigenze derivanti dalle caratteristiche dell’offerta didattica si è provveduto dunque alle nomine degli incarichi dirigenziali in ambito scolastico. Sia per le conferme che per le rotazioni sono stati sentiti i dirigenti scolastici interessati, i quali hanno potuto formulare preferenze, accolte se e in quanto coerenti con il complessivo disegno organizzativo e gestionale. Sono 51 le conferme di incarico, mentre 14 sono i nuovi affidamenti per rotazioni di sede. Sulla base della necessità di adeguare la dotazione organica della dirigenza scolastica per i pensionamenti o per le uscite dal servizio sono complessivamente 6 i dirigenti che sono assunti attraverso la mobilità interprovinciale. 5 di questi saranno assegnati a sede scolastica, mentre uno sarà incaricato unitamente ad altri 3 dirigenti scolastici presso il Dipartimento della Conoscenza. I dirigenti assegnati al Dipartimento, oltre a coprire il fabbisogno della funzione ispettiva, si occuperanno di attività di studio, consulenza e ricerca con mansioni specifiche: Matilde Carollo – educazione adulti, formazione continua e valutazione del sistema scolastico; Paolo Dalvit – coordinamento del tavolo di coordinamento tra la dirigenza scolastica e quella provinciale, alternanza scuola-lavoro, internazionalizzazione del sistema della conoscenza, innovazione didattica; Sigmund Paola – esami di stato; Laura De Donno – inclusione.

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Nel cuore di Paneveggio risuonano gli strumenti costruiti con il legno della “Foresta dei violini”

Comunicato 2031 del 29/07/2017

Presentata a Malga Premesseria l’Associazione Amici della Liuteria Trento. Rossi: “Lavoreremo per dare un titolo di studio spendibile a chi si impegna in questo settore”

Non capita tutti i giorni di ascoltare un concerto con strumenti costruiti con il legno che è cresciuto a poche centinaia di metri di distanza. È accaduto oggi a Malga Premesseria, un luogo incantevole che si trova nel cuore del Parco Naturale di Paneveggio. L’occasione è stata la prima uscita ufficiale della neonata Associazione Amici della Liuteria di Trento, che ha tra gli scopi principali la promozione e la diffusione della cultura liutaria in particolare per strumenti ad arco e a pizzico. La nascita del sodalizio non è casuale ma è il frutto di oltre dieci anni di impegno nel settore della formazione ad opera dell’Istituto di Formazione Professionale S. Pertini di Trento dove è attivo, nella sede di Villazzano, un corso di liuteria. Protagonisti del concerto sono stati tre giovani musicisti che hanno dato voce a violini e chitarre costruiti dai soci dell’associazione stessa. Ad ascoltarli c’era anche il governatore del Trentino Ugo Rossi. Filippo Ghidoni con la riproduzione di una chitarra modello Torres di Claudio Brusco, Davide Sberze con un violino modello 1709 Stradivari di Maurizio Migazzi e Aldo Vindimian con un violino modello Dorn Ruschen-Stradivario di Silvio Casetti hanno proposto al pubblico un repertorio che si è adattato perfettamente alla suggestione del fienile di antica origine dato in uso, un tempo, al Premissario, il sacerdote che officiava la prima messa, poi usato come deposito di fieno dai braccianti agricoli della Stazione demaniale di Paneveggio ed infine, dal 2006 al 2008, ristrutturato per conto della Provincia autonoma di Trento, dal Servizio Foreste e fauna e successivamente curato e gestito dall’Agenzia provinciale delle foreste demaniali. Finora la sala era solita accogliere al suo interno operatori e funzionari pubblici per incontri, seminari e riunioni, ma da alcuni anni è aperta al pubblico e ai suoni speciali di legni straordinari che, tra i celebri abeti di risonanza di Paneveggio, hanno saputo esaltare l’arte e il talento di interpreti di grande levatura artistica e tecnica. Tra il pubblico anche il presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi, salito fin quassù per constatare di persona gli ottimi risultati prodotti dai corsi di liuteria promossi dall’Istituto Pertini: “Un grande lavoro svolto dalla nostra formazione professionale che merita una maggiore valorizzazione, per questo lavoreremo affinché chi si impegna in questo settore possa avere un titolo di studio spendibile al di fuori dei confini provinciali”. Come detto il legno utilizzato per la costruzione degli strumenti proviene dalle secolari foreste di Paneveggio. Ne ha parlato con orgoglio il comandante del Corpo Forestale, Giuliano Giuliani. Gli abeti rossi costituiscono quasi il 90% degli alberi della foresta, associati all’abete bianco alle quote inferiori, al larice e al pino cembro a quelle superiori. Il sottobosco è costituito da un tappeto di mirtillo nero e rosso. Si racconta che fosse Stradivari in persona ad aggirarsi nella foresta di Paneveggio alla ricerca degli alberi più idonei alla costruzione dei suoi violini: abeti rossi plurisecolari il cui legno, grazie alla sua particolare capacità di “risonanza”, forniva la materia prima ideale per la costruzione delle casse armoniche. Il legno dell’abete rosso è infatti particolarmente elastico, trasmette meglio il suono e i suoi canali linfatici sono come minuscole canne d’organo che creano, appunto, una particolare risonanza. Per questo gli alberi vengono abbattuti in luna calante, tra ottobre e novembre, quando nel tronco c’è minor quantità di linfa. Gli alberi migliori si riconoscono per gli anelli di crescita molto sottili e perfettamente concentrici, con fibre diritte e fini e scarsa presenza di nodi. Cosi almeno crescevano nel Sei/Settecento grazie al freddo intenso della Piccola Glaciazione e alla mancanza di fenomeni di degrado e proprio di essi si servirono Stradivari e i liutai cremonesi i cui strumenti raggiunsero il massimo della musicalità. Oggi è quasi impossibile trovare esemplari così perfetti, ma la richiesta di “abeti di risonanza” non manca e dà vita ad un commercio limitato ma significativo: qualche decina di metri cubi all’anno in parte utilizzati dagli artigiani della fabbrica di tavole di risonanza per pianoforti di Tesero e dai liutai cremonesi, in parte esportati in Giappone, paese leader al mondo nella costruzione di tavole armoniche. Nello spazio racchiuso tra le antiche travi incastrate a block-bau della Baita, la musica è stata gustata in un naturale e crescente silenzio, in un’atmosfera intima e magica che chiudeva gli occhi a chi suonava e a chi ascoltava. E ad occhi chiusi si potevano vedere i grandi alberi, gli abeti rossi che producono le preziose tavole di risonanza dei migliori strumenti a corda, i legni di Paneveggio che a pochi passi dalla Baita Premessaria sono cresciuti in un luogo di rara ed affascinante bellezza.

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Contratti pubblici: approvata dal Consiglio dei Ministri la norma di attuazione

Comunicato 2025 del 28/07/2017

La soddisfazione del presidente Ugo Rossi: “Riusciamo a favorire le piccole e micro imprese del nostro territorio alpino”

Prosegue il rafforzamento delle prerogative autonomistiche in materia di contratti pubblici e per la fornitura di beni e di servizi. Oggi infatti il Consiglio dei Ministri ha approvato la specifica norma di attuazione: “Il Governo ha riconosciuto le peculiarità del nostro sistema economico, basato su un territorio orograficamente complesso, fatto di piccole e micro imprese, dove è fondamentale al contempo tutelare gli aspetti sociali e ambientali del lavoro – è stato il commento del governatore Ugo Rossi, a Roma in queste ore con il direttore generale della Provincia Paolo Nicoletti -. Questa norma valorizza pienamente il nostro essere territorio autonomo; proprio ieri – ha proseguito il presidente Rossi – congiuntamente con l’Alto Adige, abbiamo chiesto al Governo di riconoscere, con una norma di attuazione dello Statuto, le nostre peculiarità di aree alpine anche per quanto riguarda il governo dei rispettivi sistemi commerciali”. Dopo l’approvazione della Legge provinciale 2/2016, che è andata a costituire l’ordinamento provinciale in materia di appalti e contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, si conferma e si consolida la competenza della Provincia nel recepire direttamente all’interno del proprio sistema di leggi le direttive comunitarie, introducendo istituti che meglio si conformano alle specifiche peculiarità del territorio trentino e che semplificano la partecipazione delle piccole e delle medie imprese, in particolare per i contratti relativi all’acquisizione di beni e servizi. Si tratta di una norma che consentirà di proseguire nelle innovazioni di semplificazione che la Provincia ha già previsto in maniera anticipata e che successivamente sono state prese a modello anche nella normativa statale. Si tratta di: la possibilità di regolarizzare le carte in corso di gara, che la Provincia ha previsto fin dall’inizio in maniera gratuita e a cui adesso anche lo Stato si è adeguato, togliendo la sanzione originariamente prevista; la previsione di regole e formule particolari per i contratti pubblici ad alta intensità di manodopera, dove si privilegia la qualità rispetto al prezzo che può essere fissato dall’amministrazione come non ribassabile; l’introduzione di molti istituti di salvaguardia del sistema nel suo complesso, come le clausole sociali a difesa dei lavoratori nei casi del cambio di appalto, al pagamento diretto dall’amministrazione ai subappaltatori, e altri istituti innovativi. Resta la possibilità per la Provincia di costituire un proprio sistema di qualificazione delle amministrazioni aggiudicatrici sul territorio provinciale, nonché di costituire dei propri albi ed elenchi di esperti ai quali affidare le funzioni delle commissioni tecniche di valutazione delle offerte.

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Orso: prosegue alla Fem il lavoro di mappatura genetica

Comunicato 2012 del 27/07/2017

L’obiettivo è l’individuazione dell’esemplare protagonista dell’attacco di sabato a Terlago

E’ in corso in queste ore, nei laboratori della Fondazione Edmund Mach, l’analisi dei reperti prelevati dall’abbigliamento dell’escursionista ferito sabato scorso a Terlago, al fine di tracciare la mappatura genetica dell’orso responsabile. Ciò permetterà di individuare l’esemplare in questione. Il materiale genetico analizzato in un primo momento si è rivelato non sufficiente ad una caratterizzazione genetica certa. Si è proceduto quindi ad una nuova estrazione, e ad una nuova batteria di esami, i cui esiti saranno noti a breve. Prosegue inoltre l’attività di presidio territoriale da parte del personale del Corpo forestale, al fine di monitorare la presenza di plantigradi e anche di rafforzare l’opera di prevenzione. Dopo l’avvenuta estrazione del dna dai campioni recuperati sul luogo dell’incidente di sabato, si procederà al confronto con i genotipi già disponibili, per attività di mappatura genetica svolte in passato, o anche con quello di altri orsi presenti nella zona che nel frattempo fossero stati catturati con le trappole disposte dal Corpo forestale. Nel frattempo oggi è stata posizionata una terza trappola a tubo, dopo le due già installate nella zona, a cui si accompagna anche una trappola a laccio. La squadra di cattura, formata da 4 persone, provvede al controllo periodico delle trappole e interviene nel momento in cui l’animale resta intrappolato, per narcotizzarlo, radiocollararlo ed effettuare i prelievi necessari alla decodificazione del dna.

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