La novità di Matteo Renzi

Negli ultimi anni la sinistra ha messo in moto meccanismi innovatori nel rapporto tra società e politica. Il caso più eclatante è quello di Matteo Renzi. Esemplare è stata la sua esperienza nelle primarie per il Comune di Firenze nel 2009. In quell’occasione la sua candidatura si è contrapposta a quelle che erano espressione delle varie correnti interne al Partito Democratico. Renzi ha ampliato un gioco destinato a restare altrimenti a somma zero: cioè la corsa a conquistare non solo i voti degli iscritti al Pd, ma ad allargare la partecipazione a tutto il popolo che si fosse ritrovato concorde rispetto una strategia di cambiamento.

L’impostazione era totalmente nuova: c’era un candidato leader (nella dimensione comunale), il cui programma era esattamente descritto (“100 punti per Firenze”) e che prendeva anima proprio dalla personalità del candidato. La politica veniva concentrata in due sole grandi questioni: cosa fare di e per Firenze e chi lo poteva fare. Attorno alla candidatura si è originato un movimento, che si è aggregato spontaneamente e si è auto-organizzato intorno alle elezioni primarie. Gli strumenti erano nuovi: una comunicazione diretta attraverso facebook (allora ai primi utilizzi in politica), un riconoscersi da parte degli elettori nel candidato e nel programma e nella loro totale coerenza. Il candidato era egli stesso un programma e il programma richiamava uno specifico leader, visto che si trattava di innovare, non di conservare lo status quo. Non siamo più all’antica distinzione tra il candidato e il programma, come se le due cose potessero stare separate, ma nella modernità del leader che è tale perché ha una sua visione e su quella cerca rispecchiamento e condivisione.

La grande innovazione di Renzi è stata l’eliminazione della filiera del ceto politico. Prima i dirigenti del partito conquistavano la platea degli iscritti, poi gli iscritti si mobilitavano per conquistare la propria base elettorale e poi, all’ultimo si arrivava al tentativo di conquistare qualcosa anche nel campo avverso. Con Renzi la comunicazione non è più doppia (una per l’interno e una per l’esterno) ma unica e diretta: il riferimento è la platea più ampia dell’elettorato, che in questo modo si auto-seleziona (non è selezionata dall’offerta) rispetto alla proposta congiunta di candidato e di contenuti. Chi sente di condividerla vi aderisce, secondo la propria gradazione di coinvolgimento, ma non ci sono più passaggi intermedi. Non è la fine della politica, ma il suo inizio. In questo caso il “pacchetto” è tutto intero: il candidato, il suo programma, il suo linguaggio, la sua storia, la sua personalità, la sua visione del mondo.

Il successo di Renzi riporta alla ribalta la politica, ma in modo nuovo. Vince le primarie in un gioco strettissimo tra la partecipazione popolare e l’incredibile successo sui nuovi media. Sta dentro le regole del partito, il Pd, ma allo stesso tempo apre la porta agli elettori e non ai soli iscritti. Soprattutto stabilisce un rapporto diretto con i cittadini saltando la “mediazione” del partito, ma senza esautorarlo e mantenendo la sua funzione organizzativa e di riferimento per gli elettori.

Nel caso di Renzi, perciò, non c’è la negazione dei partiti come soggetti responsabili dell’inefficienza, come nel caso di Monti, né come associazioni a delinquere, come li descrive pittorescamente Grillo: l’opera è diversa perché, confermando la scommessa sui partiti, la si svolge sul piano dell’innovazione, in maniera da avere un partito sempre più aperto, sempre più in simbiosi con la popolazione, in una parola, un partito nuovo. Se questa scelta sia opportuna, coerente con il divenire di una società che è ormai “altro” rispetto al passato, non è ancora dimostrato. Troppo recente l’esperienza e troppo aperte sono le questioni che attendono verifica: ovvero la capacità di mantenere le molte promesse che a tempi alterni hanno caratterizzato l’azione politica di Matteo Renzi. Tuttavia una cosa è certa. In una situazione stantia dove il vecchio sistema arrancava senza trovare sbocchi capaci di rompere incrostazioni, sovrastrutture e il gioco paralizzante dei veti incrociati, un po’ d’aria fresca era necessaria. Se poi quest’aria sarà quella che farà respirare il Paese è per ora più un auspicio che una certezza.

Ugo Rossi

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Commenti (1)

  • Francesco M.

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    Renzi ha avuto il merito – indiscusso ed indiscutibile – di rottamare una classe dirigente, quella del PD, inetta ed inefficace, oltre che ormai invisa agli elettori: penso alla Bindi, D’Alema, Violante, Finocchiaro etc etc. E paradossalmente ha dimostrato che presentando agli elettori di centro sinistra dei volti nuovi, meno presuntuosi ed arroganti, più dialoganti e “simpatici” (a cominciare dal suo) è possibile persino vincere le elezioni (penso alle ultime europee). Per anni gli elettori di centro sinistra hanno dovuto votare il meno peggio turandosi il naso, mentre quelli di centro destra eleggevano entusiasticamente Berlusconi & co…la vera novità sarebbe che questo rapporto si invertisse a scapito del centro destra, almeno per qualche tornata elettorale…..

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