“Il futuro del Trentino, fra crisi ed autonomia”

Pubblichiamo, per gentile concessione de l’Adigetto.it, l’intervista di Nadia Clementi all’Assessore Ugo Rossi


Assessore Rossi, anzitutto una domanda. Come è andata la sua prima esperienza di assessore con due delle deleghe più importanti della Provincia?

È stata un esperienza molto impegnativa, gravata da responsabilità ulteriori vista la congiuntura economica sfavorevole che ha imposto tagli ed estrema oculatezza nella spesa anche in quei settori, come ad esempio quello delle politiche sociali, che sono proprio quelli deputati a sostenere le fasce di popolazione maggiormente colpite dalla crisi stessa.

Abbiamo cercato di rispondere alle attese dei cittadini facendo il meglio possibile con le risorse disponibili, come ad esempio con i recenti contributi a sostegno dei maggiori costi delle bollette a favore delle famiglie numerose (nel 2012 ne hanno usufruito più di 6.000 famiglie), con il fondo per favorire l’accesso al credito per l’acquisto della prima casa, fino all’aumento degli importi e dei beneficiari degli assegni di cura per gli anziani che sono curati a domicilio.

Penso siano stati dei passi importanti che hanno avuto ricadute molto positive sul nostro territorio, mitigando gli effetti della crisi e favorendo anche in alcuni casi un rilancio dell’economia locale (pensiamo ad esempio ai contributi per le ristrutturazioni).

Molto è stato fatto, dunque, anche se in questi settori non è ovviamente mai possibile dormire sugli allori; di conseguenza il mio impegno per i mesi a venire è quello di continuare in questa direzione positiva, con la massima serietà e determinazione.

Mi permetta, infine, un ringraziamento personale, e sentito, a tutti i dipendenti del mio assessorato, dell’azienda sanitaria, delle istituzioni di assistenza, previdenza e a tutto il volontariato trentino: il buon lavoro di questi anni è stato un lavoro di squadra, dunque è soprattutto merito loro, della dedizione e della premura con la quale hanno svolto quotidianamente i loro ruoli. Ho conosciuto e lavorato con persone straordinarie, che ogni giorno fanno del loro meglio per i nostri cittadini: questo è il vero capitale umano della nostra terra, che va riconosciuto e valorizzato.

Cosa è cambiato in Trentino nella Sanità e nelle Politiche sociali in questi cinque anni?

In questi cinque anni ci siamo trovati ad affrontare una sfida difficile: rispondere alle esigenze di miglioramento dei servizi sanitari, assistenziali e previdenziali del nostro territorio mantenendo inalterati i livelli dei servizi erogati, migliorandone l’efficienza e riducendone al contempo i costi. In settori così vitali il mutamento deve essere gestito e non subìto, altrimenti il rischio è quello di venire travolti: si deve cercare di giungere ad una sintesi virtuosa che sappia conservare quanto di buono si è realizzato negli anni ma al contempo abbia il coraggio e l’energia di fare passi avanti anche su percorsi inesplorati o sui quali non c’è un consenso ancora consolidato.

Abbiamo dato il via a progetti importanti, come il Nuovo Ospedale del Trentino, che migliorerà significativamente l’offerta sanitaria della nostra provincia, ma per quanto riguarda il versante delle politiche sociali non posso dimenticare il reddito di garanzia per aiutare chi è sotto la soglia di povertà, con il Trentino a fare da battistrada per il resto del Paese e vorrei ricordare gli assegni di cura ai nostri anziani. Il nostro senso di comunità è sempre stato una grande ricchezza: non possiamo andare avanti se non aiutiamo anche chi, in questo momento, si trova in difficoltà. Solo se riusciremo ad uscire tutti assieme dalla crisi, ne usciremo rafforzati.

Qual è il risultato che l’ha gratificata di più?

Sul versante delle politiche sociali, assegno di cura e reddito di garanzia sono sicuramente risultati ragguardevoli, conquiste importanti per il nostro territorio che, grazie alla propria autonomia, ha la possibilità di privilegiare politiche che assicurino in momenti come questo coesione sociale e tutela della propria popolazione. Questo anche grazie al senso di solidarietà che ci ha sempre caratterizzato.

Sul versante della sanità, la salute è e resta un bene primario, sul quale maggiormente si riversano le legittime aspettative dei cittadini. Sono consapevole del fatto che è sempre possibile migliorare, ma se consideriamo gli indicatori oggettivi nella nostra provincia l’offerta sanitaria raggiunge sicuramente livelli di alta qualità, comparandola a livello nazionale e addirittura sovranazionale.

Basti pensare che nel 2012 c’è stato un aumento del 27% della soddisfazione dei cittadini in merito ai servizi sanitari offerti nella provincia: questo è il risultato di un’indagine di customer service basata sulle segnalazioni positive degli utenti dei servizi stessi. E l’aumento sta continuando significativamente anche nei primi mesi del 2013. Per non parlare della mortalità infantile tra le più basse e dell’aspettativa di vita tra le più alte a livello nazionale, ulteriori punti di forza che caratterizzano la nostra sanità.

Non solo: per la terza volta l’ospedale S.Chiara ha ricevuto l’accreditamento a livello internazionale da parte della Joint Commission International, per non parlare dell’accreditamento a livello nazionale da parte del Ministero della Salute di tutte le strutture ospedaliere provinciali: ospedali, ambulatori dei distretti, case di riposo, unità operative etc. Vorrei ricordare anche il riconoscimento del livello Committed to Excellence in Europe (Impegno all’eccellenza in Europa) che ci è stato conferito da parte dall’European Foundation for Quality Management (Efqm).

Tutti questi accreditamenti derivano dalla nostra scelta di sottoporci volontariamente anche a controlli esterni: in questo modo la verifica delle attività svolte è oggettiva ed indipendente ed è quindi possibile rendere conto con imparzialità del funzionamento del sistema sanitario provinciale.

Sono consapevole del fatto che a volte ci sono errori o inefficienze, purtroppo capitano in ogni settore ed il nostro impegno è quello di ridurli al minimo, ma a volte ci si dimentica che, dietro i servizi sanitari, assistenziali, previdenziali, ci sono persone che, come professione, si prendono cura degli altri. Per questo resto dispiaciuto quando, a volte frettolosamente, si lanciano critiche generiche o gratuite. Dobbiamo essere seri: il mio impegno non è solo quello di migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi offerti, ma anche di tutelare la professionalità e la dedizione di tutte le persone – e sono parecchie migliaia – che, quotidianamente, svolgono bene il loro lavoro nei settori di competenza del mio assessorato. I buoni risultati che sopra citavo sono merito loro.

Qual è il risultato che avrebbe voluto raggiungere e che non le è stato possibile realizzare?

Forse in tempi economicamente più favorevoli avremmo potuto fare qualcosa di più, ma abbiamo cercato di cogliere quello che probabilmente è l’unico lato positivo della crisi: l’imperativo a razionalizzare, a ridurre i costi inutili, a spendere meno e spendere meglio. Occorre più sobrietà e selettività nella spesa pubblica. Molte opere sono state decise in momenti in cui la riduzione ed il controllo non erano in cima ai criteri di spesa, ma risparmiare si può e si deve, senza influire sulla bontà e qualità dei servizi offerti. Lo dico con cognizione di causa, alla luce ad esempio dell’esperienza diretta di una revisione dello studio di fattibilità del Nuovo Ospedale del Trentino, grazie alla quale si è ridotto di un buon 30% il costo totale dell’opera rispetto a quanto previsto nel primo studio.

Detto questo, ora preferirei non parlare di obiettivi che non siamo riusciti a realizzare, quanto piuttosto di un miglioramento ulteriore dei ragguardevoli risultati sinora raggiunti, miglioramento che dobbiamo progressivamente attuare. Sul versante sanitario e assistenziale, ad esempio, dobbiamo cercare di ottimizzare l’efficacia legata all’appropriatezza dei servizi offerti, di modo che il cittadino abbia nel più breve tempo possibile la cura o il sostegno di cui ha effettivamente bisogno. Come si può comprendere, è una questione complessa e non a breve termine, ma sono ottimista e penso che con l’impegno di tutti i soggetti coinvolti potremo fare importanti passi avanti.

Il reddito di garanzia è uno degli aspetti che più gratifica la nostra Autonomia, che ci equipara alla parte migliore dell’Europa. Può spiegare in cosa consiste?

Certamente: è un intervento socio-assistenziale di sostegno economico che ci consente di ridurre le condizioni di povertà, di favorire l’inclusione sociale e di influire positivamente sulla partecipazione al mercato del lavoro. Siamo tuttora l’unica provincia in Italia ad aver introdotto questo strumento di welfare che non ha eguali oggi in Italia, e che abbiamo esteso successivamente anche alle persone che perdono il lavoro e che dispongono di una partita Iva. La Giunta provinciale ha anche fissato con apposita delibera il limite massimo della somma che può essere percepita da ogni nucleo beneficiario cumulando trattamenti diversi.

È dunque uno strumento nuovo, che ci ha collocati fra le realtà europee più all’avanguardia (solo Grecia e Italia non lo hanno) in questo campo, il cui obiettivo è quello di salvaguardare l’individuo, la famiglia ma anche la società, perché non c’è non c’è nulla che abbia la capacità di disgregare la coesione sociale come la perdita del lavoro. Il reddito di garanzia dunque non deve essere visto come una misura limitata alla tutela del singolo o del singolo nucleo familiare, ma anche della comunità, che se non riesce a prevenire certi fenomeni paga poi molto di più per curare ciò che essi producono in termini di disagio, disgregazione, emarginazione.

Certamente il meccanismo necessita di un costante controllo nel corso della sua applicazione e di eventuali aggiustamenti. Di qui il senso dell’emendamento introdotto, che punta a non escludere da questa misura casistiche di lavoratori finora effettivamente penalizzate come i professionisti in possesso di partita Iva ma al tempo stesso a ridurre il cumulo di diversi trattamenti. Gli obiettivi ultimi sono da un lato garantire l’equità dei trattamenti e dall’altro evitare che uno strumento importante come il reddito di garanzia si trasformi in una misura meramente assistenzialistica. Per cercare di contemperare queste esigenze, e per garantirne la destinazione agli effettivi residenti, è stato inoltre previsto il vincolo della residenza in Trentino da almeno tre anni per poterne beneficiare.

In Trentino ci sono un ospedale provinciale e quelli di Rovereto, Arco, Tione, Cles, Cavalese e Borgo. Il Presidente Monti voleva che ne cancellassimo alcuni. Qual è la sua opinione?

In realtà abbiamo già aperto una stagione di risparmi e ciononostante efficienza e qualità delle cure sono rimaste invariate. È una questione di razionalizzazione e di riorganizzazione, ma un dimagrimento appare al giorno d’oggi necessario, fatti salvi naturalmente i bisogni primari e le esigenze fondamentali dei cittadini, che non saranno messi in discussione.

I costi di mantenimento di ciascun ospedale sono, com’è facile comprendere, elevatissimi. Non è possibile mantenere strutture identiche su tutto il territorio che svolgono dovunque le stesse funzioni come doppioni, fermi restando i servizi essenziali che sono insopprimibili. Sono state fatte analisi e valutazioni estremamente accurate, per creare i minimi disagi agli utenti, in vista di accorpamenti soprattutto funzionali e di riorganizzazioni basate su criteri di efficienza e razionalità, di valorizzazione dei centri di eccellenza, di specializzazione delle varie strutture e di giusta distribuzione geografica dei posti letto in base alle reali necessità dei territori. Il Nuovo Ospedale del Trentino non è stato certo pensato per cancellare gli ospedali periferici, che dunque rimangono, ma vengono ricalibrati di modo da essere più legati ai bisogni del territorio.

Giusto appunto il Nuovo Ospedale Trentino. Lei ne sembra particolarmente fiero. Può farci condividere le motivazioni?

L’obiettivo è stato uno solo: quello di garantire la migliore risposta possibile alle esigenze di salute dei cittadini, dove l’aspetto qualitativo è stato decisivo. Il NOT deve infatti rispondere alle esigenze di medicina di oggi e dei prossimi 30 anni. Al bando di gara hanno partecipato le migliori imprese italiane ed il progetto assegnatario della cordata guidata da Impregilo è di altissima qualità.

Il contratto è stato modellato sul project financing (tipologia ormai utilizzata in tutta Europa) sia per la progettazione, sia per la costruzione, sia infine per la gestione dei servizi non sanitari: tutto si baserà quindi sul partenariato tra ente pubblico e soggetto privato vincitore della gara. Lo studio di fattibilità dell’opera ha inoltre previsto l’esternalizzazione solo per servizi non sanitari che già oggi vengono affidati a ditte esterne, e ci sarà addirittura una riduzione dei servizi esternalizzati, la ristorazione ad esempio tornerà “in house”. Il coinvolgimento di imprese trentine ci sarà sicuramente ed anzi il bando di gara lo favorisce.

Si è dovuto riconoscere che il S.Chiara ormai purtroppo non risulta più adeguato agli ultimi standard di sicurezza ed ha fatto il suo tempo. Sarebbe stato necessario ristrutturarlo da cima a fondo e sarebbero serviti parecchi anni di lavoro, con enormi disagi per gli utenti, oltre a costi esorbitanti. Si è inoltre deciso di non procedere per stralci funzionali per evitare di avviare un cantiere infinito, come troppe volte accaduto in Italia per opere di questa entità. Abbiamo voluto tempi e costi certi e ragionevoli. Infine, abbiamo istruito l’appalto senza ricorrere a costose consulenze esterne, abbiamo realizzato la gara in tempi record, ed abbiamo posto le basi per avere davvero il nuovo ospedale nel 2017.

La Protonterapia sta per entrare in funzione. Sappiamo che non è stato lei a volerla, perciò ci piacerebbe conoscere la sua opinione in merito.

È importante considerare innanzitutto che si tratta di un’opera che confermerà un ruolo pionieristico del Trentino nel campo della lotta ai tumori: sarà una realtà di assoluta eccellenza in Europa per la lotta ad alcune forme tumorali nonché il primo centro di protonterapia oncologica d’Italia dotato di camera rotante. La protonterapia viene usata soprattutto nella cura di tumori che aggrediscono organi vitali e che necessitano di una particolare precisione durante la terapia radiante, al fine di colpire la parte tumorale senza danneggiare i tessuti sani circostanti. Un campo di applicazione importante è anche quello dei tumori pediatrici.

Il costo del progetto ammonta a quasi 97 milioni alla consegna, pari al 90% del totale, il restante 10% verrà rateizzato per 10 anni: risorse che non sono state sottratte a capitoli di spesa relativi alla sanità, bensì nell’ambito di investimenti per l’innovazione. Sarà gestito dal sistema sanitario provinciale, con il supporto tecnico-operativo della società appaltatrice per i primi 15 anni.Quando sarà pronto, a fine 2013 (anche se si prevede che entri a pieno regime entro i tre anni successivi), il centro trentino per la protonterapia sarà l’unico in Italia, e tra i pochi dei circa 40 in tutto il mondo, ad essere gestito da mani pubbliche.

Si comprende immediatamente da questi dati come si tratti di un progetto strategico di straordinaria importanza, che conferisce al Trentino una collocazione importante, a livello addirittura sovranazionale, in un settore delicato e sempre più fondamentale a livello sanitario quale quello della lotta ai tumori. Come trentini non possiamo che esserne orgogliosi, anche per una serie di ricadute positive che potrà determinare sull’economia, non solo quella della salute, del nostro territorio.

La Cultura provinciale è stata gestita da un assessore del suo partito. Qualcuno dice che il Mart e il Muse sono stati un errore perché troppo importanti per una realtà piccola come il Trentino. Qual è il suo parere?

Mart e Muse devono convivere e, visto l’investimento fatto, bisogna valorizzarli al meglio. Esplorerei anche la via del coinvolgimento dei privati, con investitori interessati ad aumentare la redditività, magari anche collegando in varie modalità i due musei e le due città. Potrebbero nascere prospettive molto interessanti e di valore.

Lei si candida per le primarie da Presidente della Provincia autonoma di Trento. La prima domanda è «Si sente pronto?»

Penso di aver maturato un’importante esperienza in un assessorato, quello alla salute e al welfare, che da solo gestisce un terzo del budget provinciale. Non sono un politico di carriera, in questi anni nella mia attività politica ho sempre cercato di dare un contributo serio e qualificato, che penso e spero mi venga riconosciuto anche da chi politicamente non l’ha sempre pensata come me.

Non sarei qui se non credessi profondamente che le nostre energie, le nostre potenzialità, i nostri valori facciano del Trentino una terra capace di raggiungere grandi risultati. Io mi auguro che le primarie siano l’occasione per un confronto reale sui programmi, sulle soluzioni che ogni candidato propone per rispondere alle aspettative del Trentino. Se sono pronto, dunque, lo decideranno gli elettori, ed io accetterò serenamente il risultato. In ogni caso, qualunque sia questo risultato, il mio impegno per questa terra e per i suoi abitanti non verrà meno.

La seconda domanda è: «Cosa cambierebbe con il governatore Ugo Rossi?»

Vede, penso che il Trentino abbia tradizionalmente goduto di una buona amministrazione: Dellai, ad esempio, negli anni della sua Presidenza ha operato da politico accorto e per molti aspetti lungimirante. Ora però i tempi sembrano cambiare sempre più in fretta: minori risorse, nuove aspettative, difficoltà delle imprese e del mondo del lavoro, rischio di impoverimento del nostro tessuto sociale.

In sostanza servono nuove risposte, nuove energie che dobbiamo liberare per far fronte a questi mutamenti, per rinnovarci senza smarrire i nostri valori, per rivalutare anzi la nostra identità e il nostro senso di comunità, per crescere con politiche innovative che sappiano bilanciare efficienza, risparmio, merito e creatività creando nuove possibilità di crescita tutelando famiglie, imprese e diano opportunità ai giovani. La crisi ci costringe da subito a fare scelte intelligenti e lungimiranti; non possiamo più aspettare.

Questa a mio parere è la politica che il Trentino si merita, e che vorrei realizzare: una politica aperta al confronto e al dialogo, che veda il futuro come un’opportunità e le buone idee come una ricchezza. Una politica che premi qualità, merito e risultati, che abbia il coraggio di mettersi in discussione abbandonando anche le vecchie logiche perché consapevole delle responsabilità che si assume, e che non prometta nulla di più se non serietà ed impegno, rinnovati, costanti e determinati, per migliorare le condizioni dei propri cittadini.

La terza è: «Dia una buona ragione ai nostri lettori per convincerli che lei sarà il governatore giusto del Trentino».

Ci sono molte cose che ho sempre ammirato del Trentino: la nostra etica del lavoro, la nostra capacità di apprezzare valori semplici, la genuinità della nostra terra che si riflette nelle persone che la abitano. E soprattutto la nostra capacità di assumerci impegni con una semplice stretta di mano e, ovviamente, poi di rispettare la parola data. Vede, io credo veramente che una persona valga quanto la sua parola, e non assumerei mai gli impegni cui facevo riferimento poc’anzi se non fossi certo di poterli rispettare.

Questa, dunque, se vuole può essere considerata idealmente la mia stretta di mano con qualunque trentino che voglia accordarmi la sua fiducia, e anche con quelli che la pensano diversamente, perché poi il Presidente della Provincia deve sempre e comunque essere il Presidente di tutti.

Penso che la mia storia politica possa dimostrare quanto meno il mio attaccamento alla nostra autonomia e alla difesa delle nostre prerogative. Se avrò la fiducia dei trentini, non la tradirò.

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