Giovanni Maria Flick: “La memoria deve essere la chiave di lettura del presente”

Comunicato 145 del 01/02/2016

Il presidente Rossi: “È stata una mattinata di scuola vera”

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Un incontro partecipato, ma soprattutto vissuto in prima persona. Protagonisti più di duecento studenti trentini oggi all’ITT Buonarroti di Trento e le scuole trentine grazie alla diretta streaming. Ospite e relatore Giovanni Maria Flick. Ha dato il benvenuto il presidente Ugo Rossi, anche nella sua veste di assessore all’istruzione. “Ringrazio il vostro dirigente promotore di questa iniziativa – ha sottolineato Rossi – . Incontri come questi sono occasioni preziose per fornirvi strumenti di riflessione”. “Ricordare solo per ricordare il passato, serve poco – ha sottolineato Flick – . Bisogna ricordare per il presente e il futuro. La memoria sia la chiave di lettura per interpretare una serie di sintomi che ci devono far tenere viva l’attenzione quando consideriamo l’altro ‘diverso'”. Proseguono le iniziative in Trentino per il Giorno della Memoria. Questa mattina, all’aula magna dell’Istituto tecnico tecnologico Buonarroti di Trento si è tenuto un incontro per gli studenti trentini con Giovanni Maria Flick. L’appuntamento, voluto dalla Presidenza della Provincia, dal titolo “Memoria, identità, dignità. Chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo” ha proposto un incontro con Giovanni Maria Flick, professore emerito di Diritto Penale all’Università Luiss di Roma e presidente Onorario della Fondazione Museo della Shoah di Roma.

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“È stata una mattina di scuola vera”. Così il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi ha commentato l’incontro di oggi. “La scuola deve occuparsi di fornire ai nostri ragazzi conoscenze e competenze ma deve essere soprattutto occasione di riflessione e di crescita personale di ciascuno. Discutere dei diritti fondamentali delle persone e soprattutto di un concetto che li racchiude tutti che è quello della dignità di ogni uomo ha dato la possibilità ai nostri ragazzi di impadronirsi di questi strumenti e leggere il presente per progettare il loro futuro. Abbiamo davanti giovani che sanno interrogarsi nel modo giusto, e le domande che hanno posto lo dimostrano”. Tre sono state le parole al centro dell’incontro: memoria, identità e dignità. Proprio quest’ultima “è un tema che ci coinvolge tutti e in tutti i nostri momento della nostra vita” ha spiegato Flick. La mattinata è stata l’occasione per parlare di cosa è stato – quindi la Seconda guerra mondiale, lo sterminio degli ebrei e successivamente il negazionismo – ma anche quello che sta accadendo oggi. “In Germania e in Italia l’ebreo veniva considerato come il nemico – ha spiegato agli studenti Flick – . flick3 Le leggi razziali, prima in Germania e poi in Italia, sono state le fasi preparatorie a quello che doveva essere lo sterminio degli ebrei. Il processo si è articolato in pochissimo tempo fino ad arrivare alla Soluzione finale”. “Ad Auschwitz ancora oggi fa impressione quel silenzio, quelle baracche, quegli oggetti di uomini che furono strappati alla vita. Dobbiamo ricordare per capire cosa è successo ed evitare che risucceda sotto forme diverse. Dobbiamo ricordare anche perché c’è chi nega che sia successo”. “Diffidate da coloro che vi danno risposte certe, circondatevi da chi vi fa porre ulteriori domande”. E le domande, da parte degli studenti, non sono mancate. Domande sul passato: “Perché è successo? Perché nessuno ha fermato questa tragedia?”. Ma anche domande sull’oggi, dalle carceri, all’emergenza profughi, al terrorismo. “Noi siamo stati un popolo con la valigia di cartone – ha detto Flick – . Il tema della emigrazione deve farci ricordare che dobbiamo capire ed accogliere. Non è un problema soltanto italiano, è un problema europeo. Dobbiamo ricordare che è responsabilità anche nostra se i profughi decidono di lasciare il proprio Paese. Una responsabilità ecologica, con il saccheggio dei paesi sottosviluppati, e una responsabilità geopolitica”. “I punti di partenza – ha concluso Flick – sono la memoria e la dignità. Per rispettare la dignità serve il dialogo reciproco. Dobbiamo capire che la diversità è il sale di democrazia, ma non deve mai diventare discriminazione”.

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