Che cosa vuol dire AUTONOMIA …

Nel parlare della necessità di “criteri d’ordine” e di “serietà di metodo” è quindi “tutto un complesso di organismi e di criteri amministrativi che noi comprendiamo sotto la parola d’ordine ‘autonomia’. Trovate forse meno esatta la parola? Può essere, ma noi l’abbiamo tolta bell’è fatta dal nostro vocabolario politico locale per significare: la migliore amministrazione possibile fatta tutta per il popolo e più che possibile per mezzo del popolo stesso”. Dunque nulla a che fare con un “importuno presuntuoso trentinismo” o con un “gretto localismo”! Eppure “ci si rinfaccia di voler fare del Trentino una repubblichetta. No. La nostra tendenza va semplicemente al di là di quello che c’è ora della legislazione italiana … Certo, con il tempo, noi vorremmo arrivare a sostituire addirittura la burocrazia nei gradi superiori con uomini eletti dal popolo. Sarebbe eresia chiedere la stessa cosa anche per l’Italia? Allora accettiamo volentieri l’accusa di eretici, giacché sentiamo che questa guerra che ha tutto sconvolto sarebbe inutile senza il trionfo delle nuove idee”. “… E se la nostra voce di ultimi venuti non potesse apparire immodesta, vorremmo aggiungere che lo stesso interesse autonomistico rende tutte le province sorelle, perché il centralismo livellatore della burocrazia ed il capitalismo accentratore sono nemici di tutte”. Certo, sarebbe ingenuo pensare che tutto si risolva in un semplice “decentramento delle istanze burocratiche, se non vi è unito un proprio e fondamentale decentramento dei poteri”. A maggior ragione, guai allora a buttare a mare quella tradizione secolare che ha insegnato ai trentini il “coraggio di fare da sé” dando “per primi l’impulso e il buon esempio” … anche “nel momento in cui si tratta di aiutare una parte del loro paese”; l’idea che “non tutto è scritto nel regolamento della provincia o del comune …. “; infine il principio secondo cui spetta anzitutto ai trentini decidere “in quale forma debba avvenire il passaggio dalla vecchia alla nuova amministrazione, che cosa si debba conservare, che cosa trasformare, che cosa, eventualmente, abolire …”.

1919-1920: passi scritti da un De Gasperi quasi quarantenne dedicati a tutti i trentini che non vogliono dimenticare che l’autonomia è anzitutto responsabilità conquistata nei secoli attraverso i nostri vecchi per essere ereditata e reinterpretata dalle nuove generazioni. Sì, “il coraggio di fare da sé” senza mai cadere in un “gretto localismo” …

Invito alla Giornata dell’Autonomia 2017

Cari amici,

con piacere vi invito a partecipare a due importanti eventi previsti all’interno della programmazione delle iniziative legate alla “Giornata dell’Autonomia 2017”.

Il primo evento è previsto venerdì 1 settembre ad ore 14.30 presso la Sala Depero (sede della Provincia, Piazza Dante 15) dove si terrà un importante seminario legato al tema dell’autonomia dal titolo “Le condizioni pre-giuridiche per un’efficace autonomia regionale” che vedrà la presenza di autorevoli studiosi e accademici.

La seconda iniziativa si svolgerà domenica 3 settembre ad ore 21.00 presso il Teatro Sociale di Trento con il concerto dell’orchesta Haydn (ingresso libero – biglietti in distribuzione presso la Cassa del Teatro dal 30/08 al 1/09 ore 15.00 – 18.00 e la sera dell’evento dalle ore 18.00).

Vi allego il programma, anche quest’anno ricco di proposte rivolte a tutti i cittadini con il desiderio di condividere e festeggiare un momento istituzionale di grande significato per il nostro territorio e la nostra comunità trentina.

Certo che apprezzerete le occasioni offerte per questa importante ricorrenza, vi aspetto con le vostre famiglie.

Colgo l’occasione per inviare a tutti un caro saluto.

Ugo Rossi

Link al programma della Giornata dell’Autonomia 2017

KJ2 uccisa. Parla Rossi «Indignato per gli insulti»

La voce di Ugo Rossi tradisce serenità. Come se lo sparo che sabato sera ha posto fine all’esistenza di KJ2 avesse chiuso un capitolo terribilmente complicato da gestire. Il presidente della Provincia è sollevato, e delle minacce di ogni tipo, dalle denunce penali alle manifestazioni di piazza al boicottaggio dei prodotti made in Trentino, letteralmente sorride. Ieri, Rossi ha passato la vigilia di Ferragosto tra un’intervista e l’altra, perché il «caso» KJ2 è diventato una questione nazionale e oltre (prima notizia rilanciata dalla Bbc). Presidente Rossi, che contatti ha avuto con il ministro dell’ambiente Galletti?

«Lo avevo avvisato dell’ordinanza emessa, in occasione del Consiglio dei ministri sulla norma di attuazione in materia di lavori pubblici. Gli avevo detto che l’ordinanza riprendeva quella precedente, che non aveva avuto corso per la difficoltà a catturare e radiocollarare Kj2».

Ma quando lo ha avvisato dell’abbattimento?

«Il ministro è stata la prima autorità che ho avvertito. L’ho chiamato domenica mattina alle 8.15. Quando lo chiamo, vede il mio numero e si preoccupa sempre. Prima, ho scherzato: “Ministro, ci sono due opzioni: la chiamo per comunicarle una nuova aggressione o per l’abbattimento…”. Poi, gli ho spiegato l’accaduto».

E la sua reazione?

«Di preoccupazione per le reazioni che ci sarebbero state. Ma pure di rispetto per la scelta fatta da chi si è assunto la responsabilità giuridica dell’abbattimento, nel pieno rispetto della Direttiva Habitat e del decreto attuativo».

Galletti le ha dato garanzie sull’approvazione in Consiglio dei ministri della norma di attuazione che rafforza l’autonoma gestione del progetto orso in capo alla Provincia?

«Chiarisco. In questo caso, la norma di attuazione non c’entra. Quella presa per KJ2 è una decisione che avrebbe potuto prendere un sindaco, per ragioni di sicurezza. L’ha presa il presidente della Provincia, perché l’orso si sposta da un comune all’altro. Quanto alla norma di attuazione, il ministro ha anticipato che darà un suo parere. prima di portarla in approvazione. A noi darebbe modo di applicare la Direttiva Habitat in misura totale, attraverso la rimozione o la cattura, indipendentemente dal pericolo, in caso l’orso si avvicini troppo ai centri abitati».

Aspettative?

«Il ministro deve fare le sue riflessioni di carattere politico, poi ci darà il suo parere. È probabile che ci proponga un testo più blando della norma. Noi abbiamo già tentato la via di interloquire tecnicamente con l’Unione europea. Ma la Ue ci dice che per l’applicazione diretta in Trentino della Direttiva Habitat si deve passare attraverso lo Stato. Se da Roma non ci daranno il via libera, dovremmo muoverci a livello politico in ambito Ue, anche attraverso l’europarlamentare Dorfmann».

Poche speranze dal Governo?

«Il ministro sa che è un tema delicato e tiene un profilo di prudenza: lo posso capire. In ballo non c’è solo la norma di attuazione, per risolvere il problema. In gioco è l’interpretazione della Direttiva Habitat. Dice che l’orso è una specie protetta, ma non lo è più in certe occasioni, che non è una specie protetta a prescindere. E ciò è anche una questione culturale».

L’onorevole Michela Vittora Brambilla, presidente del Movimento animalista, la accusa di «animalicidio».

«Mi piacerebbe andare a vedere di che materiale sono fatte le sue borsette griffate, o le sue scarpe. Francamente, queste persone come la Brambilla che si fanno sentire solo nelle occasioni in cui c’è da gestire una problematicità, fanno sorridere».

Cosa intende dire?

«Che se fossero così amiche degli orsi, si darebbero da fare per convincere il governatore della Liguria, che tra l’altro è di Forza Italia, quello del Piemonte, quello della Lombardia, quello del Veneto e quello del Friuli Venezia Giulia, ognuno per sé, a fare in modo che veramente sulle Alpi ci possano essere orsi dappertutto. Io invito la Brambilla a muoversi in Parlamento. Così, invece che avere 50 orsi in Trentino, ne avremmo 150 sulle Alpi, distribuiti tra le regioni. Ma nessuno di coloro che si stracciano le vesti si muove in questa direzione».

Nessuna preoccupazione per le minacce, allora.

«Nessuna. L’altro giorno, a Storo, hanno eliminato un cinghiale che faceva danni ai campi. La stessa cosa fanno in Toscana, in Emilia… Ma non ho sentito schiere di animalisti parlare di “anime” degli animali. L’orso, evidentemente, evoca una tenerezza che tutti associamo ai nostri orsi di peluche. Del cinghiale, del tasso o della martora nessuno si preoccupa. Invito tutti gli animalisti a fare una petizione al ministro e ai governatori, e ad aiutarci a fare in modo che questo bellissimo progetto venga gestito su tutta l’area delle Alpi. Così, poi, Maroni e Calderoli si metteranno d’accordo: non so quanto Maroni sarebbe d’accordo se proponessi a Calderoli di mettere qualche orso nel Varesotto. Ripeto: ho preso una decisione in scienza, coscienza e col buon senso. La coscienza dice che prima vengono le persone, poi gli animali. E vedere dietro le sbarre un animale selvaggio abituato a fare decine di km ogni giorno, mi interroga su quale sia la crudeltà più grande. Certo, se lo consideriamo un orsetto di peluche …»

Presidente, perché tutta questa riservatezza sul luogo e le modalità di abbattimento di KJ2?

«È accaduto tra il Cornetto e Cima Verde, versante Valle dei Laghi, sotto il Doss d’Abramo. Ma non serve dire altro. Perché non serve andare a metterci una croce. Poi, lei sa bene che in Trentino non si tiene nascosto nulla: mica siamo in Venezuela! E non vogliamo mettere in difficoltà i ragazzi della forestale che si sono fatti un mazzo in queste settimane, e sabato sera hanno agito con le lacrime agli occhi».

Intervista al quotidiano l’Adige del 15/08/2017

Incontro dell’11 aprile al Muse tra Rossi e Kompatscher

Il confronto, organizzato dal quotidiano l’Adige e moderato dal direttore Giovannetti, tra i presidenti di Trentino e Sudtirolo

Giovannetti: Vorrei innanzitutto anticiparvi alcuni dei punti sui quali verterà la nostra discussione assieme al Presidente Rossi ed al Landeshauptmann Kompatscher. Tra Sudtirolo e Trentino ultimamente sembra esserci un deciso cambiamento di relazioni: dopo anni di separazione – ricordiamo i tempi del ‘Los von Trient’ – con Dellai e Durnwalder si è ripreso un clima di collaborazione, sia pure in un contesto di forte competizione tra i due territori, ed oggi sembra prevalere la voglia di collaborare assieme, anche grazie a nuovi sviluppi politici. Lo stesso Kompatscher ha affermato che “la nostra autodeterminazione è la nostra autonomia, e nessuno in Sudtirolo mette in discussione l’autonomia del Trentino.”

Un secondo elemento rilevante è il cambiamento di contesto: dopo anni di risorse abbondanti ora Roma ci chiede una maggiore compartecipazione al risanamento del debito nazionale. Fino al 2011 il nostro territorio ha beneficiato di una elevata percentuale di risorse (i famosi 9/10 del gettito fiscale prodotto in Trentino) mentre oggi, dopo vari negoziati, questa percentuale si è ridotta a circa 7,5/10. Inoltre le risorse pubbliche a nostra disposizione sono strettamente dipendenti dalla ricchezza prodotta dal territorio, dal Pil, quindi le scelte politiche in tema di crescita sono oggi più che mai determinanti.

Il contesto economico dei due territori mostra rilevanti differenze, ed il Sudtirolo beneficia di ritmi di crescita superiori rispetto al Trentino. Basta considerare alcuni indicatori: il Pil pro capite in Sudtirolo è pari a 41mila euro, in Trentino a 34mila, la disoccupazione è al 3,4% mentre da noi si attesta al 6,4%, la disoccupazione giovanile è all’1,2% mentre da noi arriva al 2,7% ed infine l’export dell’Alto Adige raggiunge i 4,4 miliardi di euro mentre in Trentino si ferma a 3,4 miliardi.

Infine, l’Alto Adige ha ulteriore elemento di forza: la stabilità politica della SVP, un partito quasi “postmoderno” che è stato un elemento di certezza, una garanzia di continuità di fronte alla globalizzazione, e non c’è stato quel movimento di disgregazione del quadro politico che forse abbiamo avuto qui in Trentino come riflesso delle vicende del governo nazionale.

Questo è il quadro complessivo sul quale impostiamo il confronto di oggi. Vediamo i nostri interlocutori. Arno Kompatscher, 46 anni, sposato con 7 figli, durante il servizio militare ha fatto l’alpino, è laureato in giurisprudenza, è stato sindaco del suo paese e da molti punti di vista è un outsider, una novità della politica che però, quando si è presentato alle primarie della SVP, ha letteralmente sbaragliato i suoi due concorrenti. Ugo Rossi, 54 anni, sposato con un figlio, è originario della Val di Sole, è laureato in giurisprudenza, ha svolto il suo impegno politico nel PATT del quale è anche stato segretario, ed ha ricoperto l’incarico di assessore alla sanità nella scorsa legislatura. È anche lui una novità dal momento che il partito politico predestinato alla guida del governo provinciale sembrava essere il PD, ma l’allora presidente Pacher si è ritirato e Rossi ha vinto le primarie. Veniamo alla prima domanda: stanti queste premesse, e stante una competizione sempre maggiore tra territori, in un nuovo contesto di ostilità verso l’autonomia nel resto del Paese, quali sono le vostre priorità per i prossimi 10 anni e quali sono le vostre ricette per garantire benessere a questi territori, con minori risorse?

Kompatscher: Più che di competizione, io parlerei di una collaborazione che caratterizza i rapporti tra Trento e Bolzano e quelli tra noi presidenti, in una stagione politica che vede un quadro molto complesso a livello nazionale ed europeo. Una sana competizione c’è sempre, ma è per l’appunto sana, noi guardiamo al Trentino per vedere cosa funziona bene, e a volte cerchiamo di fare meglio, e lo stesso fa il Trentino con noi.

L’ostilità a livello nazionale non è un fatto nuovo, c’è ormai da tanti anni, anche per il fatto che non siamo sempre riusciti a spiegare bene la nostra autonomia e per alcuni è stato facile costruire delle false notizie. Come sappiamo, noi non costiamo nulla allo Stato, anzi contribuiamo, ed in modo importante, al suo risanamento. Dalla difesa Trentino e Sudtirolo devono passare all’attacco, lavorando assieme. Così abbiamo fatto ad inizio legislatura nel patto di garanzia, che è il risultato di un’ottima cooperazione ed esprime la nostra autonomia nel senso più corretto, come sinonimo di solidarietà e responsabilità e delineando un rapporto chiaro con lo Stato centrale, con dei parametri molto ben definiti per quanto riguarda la nostra compartecipazione. Noi oggi, grazie all’autonomia, riusciamo a contribuire al risanamento del debito pubblico ed al contempo a creare ricchezza su territori un tempo poverissimi. La priorità ora è spiegare l’autonomia anche ai nostri cittadini. Dopo le sentenze non positive della Corte Costituzionale del 2001, tramite le norme di attuazione siamo riusciti a recuperare: l’autonomia non è qualcosa di fine a se stesso, ma giova al sistema generale, e questo deve essere spiegato meglio.

Rossi: Vorrei innanzitutto spendere due parole per descrivere il contesto attuale, partendo dal prologo del direttore Giovannetti. In passato eravamo abituati ad avere dei sovra-bonus rispetto a ciò che ci spettava. Già prima del patto di garanzia questa situazione si era però modificata: sin dal patto di Milano infatti questi sovra-bonus non esistevano più. Il nostro modo di utilizzare le risorse si è a lungo basato su scelte di molto tempo fa: eravamo abituati – anche per l’eredità culturale che abbiamo ricevuto nella pubblica amministrazione – a contare su risorse maggiori rispetto all’effettivo fabbisogno. Per evidenziare la differenza basti pensare che nella precedente legislatura i fondi di riserva a disposizione del presidente erano 100 milioni, all’inizio di questa legislatura erano invece 30 milioni. In merito all’ostilità verso l’autonomia, finché a livello nazionale la spesa pubblica (e con essa il debito pubblico) era crescente, nessuno si lamentava, quando però la situazione è divenuta insostenibile, le invidie sono divenute ostilità. Dall’abitudine ad avere delle risorse superiori rispetto ai fabbisogni dobbiamo ora fare un cambiamento culturale, improntato alla sobrietà, potendo contare su risorse che, al massimo, pareggiano dei bisogni che sono oltretutto in continuo aumento.

Certo, c’è il tema della crescita, e a tal fine ho chiesto alcune precisazioni alla nostra ragioneria: l’aumento di un punto percentuale di Pil (che è un aumento di tutto rispetto) corrisponde a circa 40 milioni di entrate in più. Ovviamente non sono pochi, ma non risolvono da soli tutti i nostri problemi, dunque la discussione non va incentrata solamente sulla crescita, per quanto questa sia ovviamente importante. Nelle ultime due legislature è stata fatta una quota di debito rilevante, assolutamente sotto controllo e sostenibile, che alimenta degli investimenti reali per la tutela dello sviluppo socio-economico, del tutto normale in un contesto come il nostro nel quale non disponiamo della leva fiscale, dal momento che contiamo su una finanza derivata ma gestiamo le competenze di un piccolo Stato. Dobbiamo insomma passare da una fase di utilizzo delle risorse alla definizione di una scala di priorità, anche a costo di impopolarità, pensando anche a chi verrà dopo di noi, sviluppando maggiormente degli asset fondamentali come ad esempio il capitale umano, investendo su scuola, formazione ed università.

Se in Alto Adige esportano molto più di noi è perché hanno due mercati di riferimento e parlano due lingue; noi invece scontiamo decenni di ritardo sul tema delle lingue: in passato abbiamo abbandonato lo studio del tedesco che oggi si dimostra un investimento non solo strategico ma anche prioritario, se vogliamo avere una vocazione globale e delle proficue relazioni con gli altri mercati. L’Alto Adige investe molto sulle relazioni con l’estero, a tutti i livelli, mentre qui in Trentino la prima cosa che ci si chiede è quanto questo costi.

Infine, per quanto riguarda il territorio e la sostenibilità, dobbiamo immaginare il Trentino tra 10 anni come un luogo nel quale ci muoveremo in modo diverso. C’è quindi il grande tema delle auto elettriche, della mobilità sostenibile, magari anche della chiusura di alcuni luoghi al traffico delle auto, della riqualificazione energetica degli edifici, della cura e della manutenzione del territorio.

Giovannetti: Pensando al vostro territorio, nella vostra visione di sviluppo quali sono le scelte strategiche più importanti che devono essere fatte?

Kompatscher: Per quanto riguarda il quadro economico sociale, una scelta molto importante è già stata fatta tra gli anni ’70 ed ’80, con delle politiche di tutela del mondo rurale, portando le infrastrutture, l’acqua potabile, l’elettricità e le strade nelle periferie; grazie a ciò la gente ha voluto e potuto restare sul posto e costruirvi le proprie attività agrituristiche o artigianali, coniugando lavoro e famiglia. Oggi noi dobbiamo portarvi delle infrastrutture ‘culturali’, per rendere più ricca la loro vita sociale: biblioteche, associazioni culturali, nidi d’infanzia. L’urbanizzazione è una grande sfida: la maggior parte delle persone che vivono su questa terra vivono in città, addirittura si stima che nel 2050 circa l’80% delle persone del pianeta vivranno nelle metropoli. È un trend che va affrontato e contrastato, perché la qualità di vita dipende anche dal fatto se le persone restano nelle valli, nelle periferie, nei piccoli borghi, anche grazie all’uso delle nuove tecnologie.

Giovannetti: E come avete fatto a preparare culturalmente i sudtirolesi ad una minore spesa?

Kompatscher: Chi ha detto che siamo riusciti a farlo? Avevamo la tradizione dei contributi a pioggia, in cui c’era poco ma distribuito tra tutti. E così tutti si lamentavano della burocrazia ed al contempo pensavano a come ottenere contributi presentando molteplici domande. Un tema analogo è quello dei contributi all’economia, con svariati contributi a tutti gli imprenditori che coprano qualsivoglia loro necessità. Io ho detto no: ho voluto ridurre la pressione fiscale, l’Irap e l’imposta sugli immobili strumentali, nella convinzione che questi siano i migliori contributi che si possano dare ad una azienda.

Giovannetti: Stessa domanda al presidente Rossi: in questo anno e mezzo di legislatura quali sono le scelte prioritarie? Quali sono i temi forti che la coalizione deve porsi?

Rossi: Mentre ascoltavo il presidente Kompatscher mi dicevo che è necessario fare una riflessione non su numeri teorici ma sul modello organizzativo complessivo. Sul tema dei contributi a pioggia anche noi abbiamo fatto un’operazione radicale di cambiamento e senza leaseback. Se consideriamo la ex-Whirlpool sono stati ricollocati 180 lavoratori nella nuova Vetri Speciali con un investimento del tutto privato. C’è qui con noi l’assessore Dallapiccola, che può testimoniare che a proposito di impianti di risalita e di infrastrutture per la mobilità turistica abbiamo puntato al risultato anche a prezzo di impopolarità. Consideriamo il Primiero: avevano una visione ma non riuscivano a vendere il prodotto, ora la situazione si è ribaltata in positivo. L’assessore Daldoss in questo periodo gira il territorio per condividere con gli attori locali del Trentino come utilizzare le risorse comuni di avanzo di amministrazione. Rispetto al passato, dove c’era una lista della spesa infinita e tanti fondi di riserva, oggi c’è maggiore sobrietà e maggiore coinvolgimento dei privati. Per quanto concerne i dipendenti pubblici questa è la prima legislatura nella quale calano. Un’altra priorità resta quella di fare più sistema: dobbiamo smettere di piangerci addosso, non tutto si riduce ad una divisione politica. Se vogliamo progettare il nostro futuro c’è già uno strumento straordinario: l’autonomia, e vale sia per la maggioranza che per l’opposizione. Se vogliamo avere delle imprese competitive esse devono credere nel capitale umano e nell’investimento che dovranno fare in formazione. Imprese, scuole ed università devono saper lavorare assieme. Fare sistema è anche un modo di valorizzare la duplice storia ed identità del Trentino: siamo in parte sia tedeschi che italiani, Siamo il lato italiano delle Alpi, ed il mio sogno è che un giorno gli alpini e gli Schutzen possano festeggiare le loro ricorrenze assieme.

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