Assestamento di bilancio 2018

Vorrei ringraziare tutti coloro che ieri sera hanno trovato il tempo per parlare assieme a me di politica. Abbiamo cercato di partire da alcuni dati oggettivi, per incrociare le performance della nostra amministrazione provinciale con la percezione ed il punto di vista dei cittadini.

L’economia è tornata a crescere, tutti gli indicatori sono positivi; anche l’occupazione è in crescita ed il tasso di disoccupazione è appena più alto di uno standard che possiamo definire fisiologico. Questi risultati, importantissimi, sono dovuti al cambiamento della congiuntura economica, ora favorevole, ed alle politiche messe in campo dall’esecutivo provinciale in questi anni.

Cos’è l’assestamento di bilancio? Diciamo semplicemente che a metà anno si rifanno i conti in base alle previsioni di crescita che, essendo migliori di quanto previsto l’anno scorso, ci consentono di mettere sul piatto risorse aggiuntive per gli anni da qui al 2020. Abbiamo stimato la previsione di crescita all’1,9%, ma quasi certamente raggiungeremo il 2%. Sommando gli ultimi 5 anni, arriviamo ad un 5%, risultato che non ha quasi eguali in Italia. Va precisato che possiamo investire risorse aggiuntive, per un totale di circa 480 milioni di euro, non perché le abbiamo tenute da parte in questi anni, ma perché l’economia va meglio e le entrate del bilancio sono cresciute, quindi possiamo attuare nuovi investimenti. Abbiamo così previsto politiche diversificate, che riporto a seguire, molto sinteticamente. Potete comunque trovare tutti i riferimenti di contesto ed i dettagli degli investimenti nelle slide allegate in fondo alla pagina.

Abbiamo innanzitutto voluto confermare gli sconti fiscali per le imprese in ambito IRAP e IMIS, che comportano circa 200 milioni di euro di minori entrate per il bilancio provinciale, che abbiamo invece mantenuto a vantaggio delle imprese per dare maggiore spinta alla ripresa economica complessiva. Tra le altre cose, abbiamo anche aumentato del 47% i pagamenti alle imprese nei primi 3 mesi, proprio per incentivare ulteriormente l’imprenditoria e le attività produttive.

Gli investimenti pubblici risultano attualmente più alti anche rispetto all’Alto Adige, e abbiamo puntato con decisione alla diminuzione sia della disoccupazione che dell’inattività. Abbiamo inoltre considerato il tema, importantissimo, della qualità dell’occupazione. Ad esempio, in questa legislatura abbiamo stabilizzato complessivamente circa 1000 docenti, che ora hanno dunque un contratto a tempo indeterminato, e vogliamo fare lo stesso anche in altri settori del comparto pubblico, di concerto con i sindacati, in una logica di maggiore flessibilità delle persone che vengono stabilizzate per una maggiore qualità dei servizi offerti ai cittadini. In questi anni abbiamo attuato un sostanziale dimagrimento della P.A., cercando anche di risparmiare in un momento di difficoltà ed ora possiamo destinare risorse rilevanti alle stabilizzazioni.

Abbiamo altresì necessità di una crescita dell’occupazione femminile che, a dispetto di quanto si possa pensare, va di pari passo con l’aumento della natalità, ovviamente a condizione che ci siano lavori stabili e servizi adeguati di sostegno alla maternità. Dobbiamo cercare di far salire il nostro tasso di natalità: per questo abbiamo mantenuto tutte le misure, complessivamente per circa 250 milioni di euro, a vantaggio della famiglia, della maternità e del contrasto alla povertà. Abbiamo anche rinforzato le politiche per la casa, come ITEA e social housing, nonché tutti i servizi, come domiciliarità e co-housing, per i nostri anziani.

Contiamo molto sul turismo, che in questi anni ha raggiunto risultati straordinari, e abbiamo attuato anche importanti investimenti sui trasporti e sulla mobilità, aumentando la spesa corrente per ottenere al tempo stesso maggiori servizi e maggiore occupazione. Lo scopo è di giungere ad un collegamento cadenzato in ogni valle, fisso e sicuro, per trasferire quote di traffico dall’auto al mezzo pubblico, ma anche per incentivare un turismo più sostenibile. Nell’ottica della sostenibilità, non solo ambientale, si colloca anche l’obiettivo di diminuire del 36% il traffico su gomma dei tir, dotando l’interporto di maggiori strutture, rendendolo così più competitivo ed efficiente.

Infine, abbiamo valorizzato un confronto schietto con i territori confinanti: ad esempio, ora non si parla più di Valdastico. Non avendo un diritto di veto sul tema, ci siamo seduti ad un tavolo con i rappresentanti del Veneto e dello Stato ed abbiamo cercato di cambiare la prospettiva della questione, riconducendola ad un’ottica che fosse favorevole anche per il Trentino, ponendo alcune richieste: che il costo economico non ricadesse sulla nostra Provincia, che risolvesse anche parte dei nostri problemi di traffico pesante ed in generale di mobilità, soddisfacendo le istanze delle comunità coinvolte che andavano giustamente ascoltate, ed infine che includesse anche l’elettrificazione della linea della Valsugana.

Questi sono solo alcuni punti principali. Maggiori dettagli li potete trovare in queste slide.

Pensiamo al Trentino..

Ci sono sette parole che, a mio parere, in termini di prospettiva, possono aiutarci nel fare una riflessione sul nostro futuro e su quello che vorremmo per il Trentino dei prossimi anni. Sono parole rispetto alle quali provo a delineare qualche mio contenuto ma che voi potrete – e mi auguro lo facciate – arricchire con altre parole chiave o con vostre riflessioni.

Autonomo – La prima caratteristica è l’autonomia, ovvero la capacità di esercitare l’autogoverno, e di non avere padroni. A prescindere dai prossimi sviluppi politici, personalmente credo che nessuno a breve ci toglierà l’autonomia, visto che anche Lombardia e Veneto l’hanno rivendicata a gran voce. Posso però assicurarvi che nelle scelte di questi anni abbiamo sempre messo l’interesse del Trentino al primo posto, e non abbiamo mai subito condizionamenti esterni, né mai preso ordini da nessuno. Credo, anche per la solidità delle nostre istituzioni, che sia importante che chi le rappresenta e le guida non prenda ordini da terzi. È un tema legato anche alla qualità della classe dirigente: vale la pena di rincorrere gli slogan o è meglio puntare sulla scelta di persone competenti? Per essere davvero autonomi bisogna essere preparati. Il Trentino con le sue competenze è un piccolo Stato, e vanno esercitate fino in fondo senza che i contenuti siano indicati da qualche capo politico nazionale.

Responsabile – L’autonomia è legata alla responsabilità: non può prescindere dall’esperienza e dalla capacità di governare, di fare le scelte giuste. I montanari sanno bene che per arrivare in vetta non si può fare il passo più lungo della gamba, perché dobbiamo tenere i conti a posto. E i nostri conti sono in ordine: oggi in termini di debito e di risorse abbiamo una situazione molto migliore. Ma conta soprattutto la responsabilità di fare scelte basate sulla serietà dell’analisi e delle proposte, con il coraggio poi appunto di scegliere, anche quando la scelta non produce un consenso immediato. Responsabilità significa essere affidabili, credibili, e farsi misurare nei risultati.

Competitivo – Non dobbiamo avere paura di essere più competitivi, di alzare l’asticella della sfida della crescita perché in questo modo possiamo anche avere risorse per aiutare chi non ce la fa. Dare più valore al merito, premiare chi si dà da fare ed essere anche contenti del successo degli altri può solo giovare al buon funzionamento del sistema. Puntare a nuovi mercati e ad una maggiore redditività serve anche per migliorare la qualità del lavoro e le retribuzioni. Fare sempre meglio deve essere una tensione costante di cittadini, istituzioni, imprese, corpi sociali.

Solidale – Si è competitivi nel modo giusto solo se si è solidali, con un senso di rispetto e vicinanza per chi ha bisogno di una mano in più. Competitività e solidarietà devono essere inscindibili. Oggi siamo siamo troppo abituati a parlare per categorie, cataloghiamo tutto. Pensiamo solo al concetto di “gente”: è una rappresentazione che si dà genericamente, nella quale ciascuno di noi proietta la sua prospettiva ma nella realtà esistono solo “persone”, ciascuna con una propria storia, che non sono semplici numeri e che vanno rispettate nella loro diversità.

Aperto – Sembra prevalere l’idea che per affrontare il futuro è meglio chiudersi su sé stessi, e non parlo solo del tema dei confini e dell’immigrazione, ma anche del pessimismo sempre più diffuso. Dovremmo invece concentrare l’attenzione sulle cose positive, con uno sguardo aperto al cambiamento vero, non al cambiamento di un solo volto dove però sullo sfondo tutto rimane uguale. Il cambiamento può anche essere un’opportunità per ciascuno, ogni giorno, cercando di avere coraggio e partendo da dati oggettivi. E sono dati che certificano, ad esempio, che la nostra sanità è la migliore in Italia, lo stesso dicasi per l’Università, per non parlare della scuola, dove i recenti test INVALSI ci hanno dimostrato che l’impegno coraggioso, anche di docenti e dirigenti, sul trilinguismo non ha pregiudicato, ma anzi migliorato, la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Questi sono i cambiamenti che dobbiamo assicurare alla nostra società: in questo senso dobbiamo essere aperti, ovvero capaci di attuare un cambiamento in positivo, perché di fronte alla complessità dei problemi di oggi non sono sufficienti degli slogan; serve la capacità di perseguire il cambiamento tutti i giorni passo dopo passo, da buoni montanari trentini.

Sostenibile – Il territorio è un bene preziosissimo, da salvaguardare anche per le future generazioni, da tutelare non solo per la qualità della nostra vita ma anche per gli aspetti legati all’agricoltura, all’enogastronomia e al turismo, che hanno un ruolo primario nella nostra economia. Ma la sostenibilità non è solo attuare politiche doverose e innovative, ad esempio in tema green e bio, ma anche politiche mirate per la montagna, per evitarne lo spopolamento, o per l’edilizia, la mobilità ed i trasporti, e più in generale per uno sviluppo che tenga sempre conto anche della salvaguardia dell’ambiente. La sostenibilità va intesa anche nel senso che la generazione di oggi deve pensare a quella di domani: il nostro sviluppo ed il nostro benessere non devono limitare quelli dei nostri figli.

Europeo – Il Trentino non può abbandonare l’idea di uno dei suoi padri fondatori, Alcide Degasperi, che ci ha consegnato il dovere di coltivare e costantemente rinnovare una storia complessa. Non parlo solo del legame con Alto Adige e Tirolo che si può sviluppare solo in una chiave europea, ma mi riferisco anche al nostro territorio alpino che non può affrontare i grandi temi in una prospettiva solo nazionale. È un ragionamento culturale, che rifiuta l’idea che le grandi questioni, sempre più globali, si possano risolvere semplicemente tirando su un muro. Non possiamo fare finta che i problemi non esistano, per farli scomparire. I grandi problemi vanno affrontati, discussi in una chiave multilaterale ed europea, e risolti. È questo il compito della politica. Perché la buona politica i problemi li affronta, e li risolve.

La memoria ci aiuta a costruire il futuro

La legge per ricordare i caduti trentini della Grande Guerra e le sofferenze dei civili è stata fortemente voluta perché quelle persone sono nostri parenti: sono una parte di noi, del nostro vicino passato. Volevamo riparare un torto, fatto a tante persone singole e ad un popolo intero, ed evitare l’oblìo.

Non si può usare la stessa moneta per riparare un torto: non vogliamo commettere l’errore di piegare la storia alle nostre convinzioni personali o alle ideologie. Vogliamo piuttosto percorrere un cammino di presa di consapevolezza della complessità, e anche della contraddittorietà, della storia trentina.

Ospitare l’Adunata degli alpini nel centenario dalla fine della Grande Guerra è stata una scelta importante: volevamo testimoniare che la duplicità della nostra storia composita ci appartiene tutta, e non vogliamo dimenticarne nessuna parte. Il Presidente Mattarella ha commemorato tutti i caduti, di entrambe le parti, perché oggi abbiamo il coraggio di ricordarla tutta questa nostra storia comune, per trarne un insegnamento per il nostro futuro.

L’insegnamento è quello di non ripetere gli errori del passato, che portarono alla guerra, al fascismo, al nazismo, errori basati sul nazionalismo, ideologia per cui la nazione prevale su tutto e tutti fino a cancellare ogni identità, ogni pluralismo, ogni diversità. Ancora oggi, di fronte alla complessità di un mondo globale corriamo il rischio di illuderci credendo semplicemente che l’unica risposta possibile sia il chiuderci su noi stessi. Invece la storia, come la realtà attuale, è complessa.

La nostra storia, così unica, appartiene a tutti noi trentini, e rappresenta il tratto distintivo e il fondamento della nostra specialità, che abbiamo sempre avuto e che abbiamo dunque il diritto di continuare ad avere.

Il luogo che è stato scelto per ricordare i caduti militari, i caduti civili e tutte le persone trentine che hanno duramente sofferto le vicende della prima guerra mondiale è il Sacrario militare di Castel Dante a Rovereto, dove verrà realizzato il memoriale per tributare la massima dignità a tutti i caduti, di entrambi gli schieramenti, perché i caduti sono oggi tutti uguali, anche quelli che portavano una divisa diversa. Come giornata del ricordo, anche grazie al lavoro di storici e studiosi, è stato scelto il 14 ottobre, data nella quale caddero in battaglia moltissimi trentini lungo il fiume San.

Questa legge rappresenta dunque il punto di arrivo di un lungo lavoro, reso possibile anche a tanti volontari e all’impegno di una persona in particolare, Franco Panizza, che ringraziamo. E ringraziamo anche Lorenzo Baratter ed il gruppo consiliare del PATT che hanno prima promosso la legge ma poi hanno lasciato che il ddl fosse portato avanti dalla Giunta, affinché fosse una proposta di tutti e condivisa da tutti. Questa legge, ed il memoriale che verrà costruito, rappresentano anche un punto di partenza per il nostro futuro. Perché, da ora in avanti, quelle tante persone del nostro passato non saranno mai più dimenticate.

Una breve nota ai partiti della coalizione

L’alleanza non si trova oggi nella condizione di dover scegliere un candidato presidente a causa della sua indisponibilità per limiti di mandato o per scelta personale, come avvenuto alla fine della scorsa legislatura.

Siamo oggi in un contesto completamente diverso: oggi un’alleanza esiste e questa alleanza esprime una maggioranza consiliare, una giunta e un presidente che stanno governando.

Esiste anche l’operato di questa maggioranza che ha consentito al Trentino di uscire dalla crisi, di rilanciare l’economia come dicono tutti gli indicatori e di conservare attenzione alla dimensione sociale e all’apertura europea della nostra autonomia.

Non mi pare che nessuno voglia sconfessare tutto questo.

Oltretutto lo abbiamo fatto con quasi un miliardo di euro in meno rispetto alla disponibilità di bilancio che la giunta aveva nel 2009 e con 500 milioni in meno rispetto alla fine del 2013.

Le forze politiche hanno tutte riconfermato questa alleanza e hanno tutte detto che vogliono che questa alleanza governi fino alle prossime elezioni provinciali e si riproponga anche in tali elezioni.

Trovo giusto che l’alleanza si dia un metodo per condividere il modo con cui allargare il consenso e parlare con esperienze politiche che non fanno oggi parte dell’alleanza stessa.

I segretari dei partiti faranno una sintesi e me ne comunicheranno l’esito.

Per quanto riguarda me dico solo che non si tratta di difendere una posizione personale ma di garantire le condizioni perché si possa efficacemente e coerentemente migliorare il lavoro comune fatto per il bene del Trentino e fatto con il consenso di tutta la maggioranza.

Ugo Rossi