All’incontro dei candidati presidente, organizzato dal giornale Trentino al Muse

Il PATT partecipa alle elezioni provinciali nel solco di una linea di continuità e di coerenza: vogliamo continuare a sviluppare ed ampliare i contenuti positivi dell’autonomia, come abbiamo fatto in questi anni.

In tema di sviluppo dobbiamo puntare sulla qualità del nostro capitale umano, connettendo ancora meglio la scuola ed il lavoro tramite il sistema duale ed investendo sulla formazione terziaria ed universitaria. Anche se il Trentino è al primo posto in Italia, secondo solo all’Alto Adige, per il tasso di natalità, dobbiamo pensare ad un piano straordinario per le famiglie con figli. Infine, per quanto riguarda le imprese e l’economia, anche se qui la pressione fiscale è la più bassa d’Italia, dobbiamo prestare maggiore attenzione al tema dell’innovazione e alle piccole imprese, in particolare a quelle in montagna o comunque in zone svantaggiate. Il prossimo governo provinciale potrà partire da buone basi per un nuovo ciclo di investimenti a sostegno delle attività produttive: l’economia è in ripresa, visto che la legislatura si chiude con entrate superiori a quelle previste, ed i conti sono in ordine, dal momento che il debito pubblico provinciale è inferiore rispetto all’inizio della legislatura.

La sicurezza è certamente un bene primario e, se è vero che il problema della criminalità da molti punti di vista prescinde dall’immigrazione, è anche vero che al di là della propaganda bisogna poi saper gestire e soprattutto risolvere il problema. Ed è un problema di difficile soluzione, dal momento che è tuttora presente pressoché in tutte le città italiane, anche in quelle dove governano altre forze politiche. Per quanto riguarda il nostro capoluogo, il Comune di Trento avrebbe potuto avere maggiore coraggio nell’utilizzo delle risorse che la Provincia ha destinato alla sicurezza. In merito all’immigrazione, è necessaria maggiore velocità nella definizione dello status dei migranti, per stabilire se hanno diritto o meno all’asilo, e ovviamente dev’esservi la certezza della pena per chi delinque durante la richiesta di asilo, perdendo nel caso di reati accertati i benefici correlati a tale status.

La parola centrale per noi è e resta autonomia, anche nel senso che, per poter essere presidenti di una Provincia autonoma come la nostra, bisogna essere indipendenti da ogni condizionamento nazionale, per anteporre sempre l’interesse del Trentino.

Ieri in piazza Dante….incontri

Piazza Dante, ore 16:30. Sono di fretta. Penso agli impegni di fine giornata. Le ultime misure prima della fine della legislatura vanno prese. Tra poco devo incontrare alcuni imprenditori che in questi anni di crisi hanno saputo rimboccarsi le maniche. Gente con la quale si va al punto delle questioni per poi passare all’esame delle proposte. Non faccio in tempo a pensare alla distanza siderale tra questo modo di procedere e il tira-molla visto per mesi. Mi si avvicina un giovane. Avrà poco più che trent’anni. “Presidente – mi dice – ma si rendono conto di ciò che fanno? Dicono a lei che non va più bene in nome del rinnovamento pur ammettendo che è stato un buon amministratore – ma questo ci può anche stare in politica! – e poi non sentono il bisogno di un minimo di coerenza per imporre un passo indietro a chi è stato con lei 5 anni in giunta. Poi parlano di allargare la coalizione e invece perdono pezzi rispetto a quella presieduta da lei. Alla fine cosa fanno? Dopo aver parlato di bisogno di novità e di rinnovamento scelgono un candidato che ha fatto il senatore per 17 anni.”

Mi scopro a guardare il volto pulito del giovane e vorrei rallegrarmi per avermi confermato che la logica e il buon senso sono ancora patrimonio della nostra gente. Gli vorrei anche dire che la sua analisi è migliore, più onesta, più sensata delle chiacchiere più o meno strumentali che hanno sommerso in questi ultimi mesi i tanti tavolini o tavoloni. Sto per dire qualcosa ma lui mi anticipa aggiungendo, quasi parlasse tra sé e sé: “E io che non sono un politico ma ci tengo ad informarmi prima di parlare e che soprattutto non voglio che siano altri a comandarci in Trentino, ora cosa faccio? Do un calcio a tutto quello che di buono la nostra autonomia ha prodotto e mi affido a chi? Ma che c’entra Salvini con la nostra autonomia? Ma qui c’è bisogno di persone serie che il Trentino lo conoscano davvero, non di slogan! Almeno lei non ha fatto la bandierina in questi mesi e quando c’è stato da governare lo ha fatto e i risultati ci sono e persino i governatori leghisti di Lombardia e Friuli li hanno riconosciuti pubblicamente!”.

Sono trascorsi pochi secondi e il giovane è già scomparso. Non so cosa e se alla fine voterà. Ma gli voglio scrivere queste righe per dirgli grazie per essersi fermato pochi secondi ed avermi parlato come ci si parla tra persone che si rispettano: portando argomenti e guardando diretti alla sostanza delle cose. Anche se poi magari voterà diversamente. Sto tornando a casa. Mi è ancora più chiaro da dove si debba partire, non solo per battere la Lega ma sopratutto per continuare a credere che siano i trentini ad essere protagonisti del loro destino e che continuino a farlo bene. Certo da pochi punti chiari e forti (noi non faremo mai proclami impossibili per poi spostare la loro realizzazione “l’anno che verrà” come stanno facendo a Roma!) sui quali vogliamo essere misurati e sui quali metteremo il massimo impegno.

Ma prima di tutto si deve partire dall’orgoglio di tutti quei cittadini che, come non hanno mai voluto che “altri” lo facessero prima di adesso, anche ora non vogliono che gli “altri” di oggi vengano qui, dall’alto del loro consenso nazionale, a dirci come amministrare il Trentino nei prossimi 5 anni! Partire dall’orgoglio di persone che ben conoscono il vero valore della parola autonomia: è il diritto ed al tempo stesso il dovere di sentirsi “padri” prima che “padroni” a casa nostra.

AUGURI!!!

Il mio intervento di oggi in Consiglio provinciale

Un primo ringraziamento va all’opposizione, con cui abbiamo avuto un rapporto spesso duro in questa Legislatura, ma sempre molto franco e soprattutto orientato a far capire ai cittadini quali fossero e quali siano tuttora le differenze di impostazione e di vedute. Credo che questo, in qualche misura, farà parte anche della campagna elettorale. Ciò però non ci ha impedito talvolta di riuscire a trovare delle soluzioni aggiuntive che hanno migliorato, certificato e in alcuni casi condiviso il fatto che si è sempre cercato di lavorare per provare a migliorare le cose nell’interesse dei cittadini.

Il secondo ringraziamento va alla maggioranza che in questi 5 anni è stata mediaticamente molto variegata. La produzione di distinguo, infatti, è stata superiore alla norma ed anche al passato. In realtà, la compattezza e la coerenza nel portare avanti il programma sono state molto solide sia in questa aula che nelle singole decisioni che sono state prese. Basta guardare il numero di provvedimenti assunti, la qualità delle competenze che abbiamo ottenuto in questa Legislatura e soprattutto gli indicatori socio-economici che tutti hanno più volte ricordato e rivendicato, che sicuramente fotografano un Trentino migliore rispetto a come lo avevamo conosciuto ed ereditato 5 anni fa. Il Trentino di 5 anni fa era pienamente dentro ad una crisi devastante. Oggi non lo è più, è un Trentino che questa maggioranza consegna ai cittadini con degli indicatori migliori, come da più parti riconosciuto.

Il terzo ringraziamento va ai colleghi di Giunta, anche a quelli che oggi non sono qui con noi. Perché da parte di tutti ci sono stati impegno e coerenza. C’è stato un giusto esercizio di distinguo, ma se quei risultati sono lì è perché evidentemente queste persone ci hanno creduto. E ci hanno creduto al punto tale da sostenere anche con ruoli non politici sia un programma che i valori che questo stesso programma esprimeva. Quindi, personalmente sono soddisfatto, perché abbiamo fatto tanto per la nostra Autonomia. Lo abbiamo fatto al servizio dei cittadini, certamente anche commettendo qualche errore, ma sempre con senso di responsabilità nei confronti del nostro territorio. D’altronde, quando si decide è più che normale che ci possano essere degli errori. L’importante però è decidere.

Io penso che ciò che abbiamo fatto insieme – e lo dico alla maggioranza – resti e resterà al di là del puro consenso e al di là dell’utilizzo che ciascuno vorrà farne anche dentro a questa campagna elettorale. E ciò che resta è anche materia concreta di un bilancio tecnico, con dei numeri che contengono delle scelte ben precise. Un bilancio tecnico che consegniamo a chi verrà dopo di noi.

Non sappiamo chi verrà dopo di noi. Di sicuro sappiamo una cosa: non sarà il centro sinistra autonomista che ha ben governato in questa Legislatura. Non lo sarà non per scelta degli elettori, ma perché alcune maggioranze assembleari di due partiti – una piuttosto risicata – lo hanno demolito dentro le stesse assemblee. Ne hanno decretato la fine per cambiare. Nessun cambiamento programmatico s’intende, almeno non percepito fino ad ora. Lo hanno demolito per cambiarne il presidente senza nemmeno averne pronto un altro.

Non lo sarà, perché alcuni esponenti di questo centro sinistra autonomista, che pure continuano a sedere nei banchi dove sono stati mandati dagli elettori in qualità di esponenti del centrosinistra autonomista – imitati da chi non è stato eletto ma nominato – non hanno voluto che potessero essere i cittadini trentini, in quanto cittadini, a giudicare se avessimo o meno governato bene, non permettendo quindi ai trentini di scegliere se confermare o cambiare sulla base di quel giudizio.

Non lo hanno voluto, nonostante in questa aula e anche al di fuori, proprio gli stessi che hanno affossato il centro sinistra autonomista abbiano sempre dichiarato: “abbiamo ben governato, i numeri lo dimostrano, abbiamo coniugato la coesione sociale con la crescita”. Lo hanno fatto ad ogni bilancio e anche recentemente in occasione della manovra di assestamento che abbiamo approvato qualche settimana fa. E nelle stesse ore nelle quali dichiaravano pubblicamente la propria soddisfazione per l’azione di governo, lo decapitavano al massimo livello di rappresentanza.

Ma hanno fatto di più. Hanno girato il Trentino in nome e per conto del centro sinistra autonomista – e spesso anche per delega di chi vi sta parlando – portando avanti proposte, spiegando leggi e provvedimenti frutto del programma pensato ed elaborato dal sottoscritto e da loro condiviso, approvato ed anche attuato.

Un fulgido esempio di trasformismo e di vecchia politica, degni della Prima Repubblica di italiana memoria.

Ma viviamo in questi tempi e tutto questo è – a loro dire – del tutto legittimo, persino doveroso perché fatto nel nome del cambiamento. Ma come potranno essere alfieri credibili del cambiamento gli stessi che hanno sempre votato insieme al presidente in quest’aula? Come potrà parlare di cambiamento chi ha portato nella Giunta da me presieduta 1.903 delibere per poi dimettersi a due mesi dalle elezioni? Inseguono il richiamo al cambiamento, ma non si rendono conto che così facendo non fanno che rafforzare chi dall’opposizione legittimamente e coerentemente lo invoca e lo propone. Il loro cambiamento è un cambiamento in brutta copia, che non farà che mettere in luce l’originale.

In quest’epoca del cambiamento, vorrei concludere questo mio intervento augurando al Trentino e ai trentini che la nuova stagione dell’Autonomia sia davvero quella dell’autentico cambiamento. Quello di cui abbiamo realmente bisogno. Quello che non deve per forza annunciarsi, perché è piuttosto praticato che urlato, quello che si basa sulla lealtà, sulla coerenza, sulla fiducia e sull’impegno quotidiano al servizio dell’Autonomia.

Ed è proprio in questo senso che vorrei augurare a tutti coloro che porteranno le proprie proposte ai cittadini trentini di farlo sempre mettendo al primo posto il valore della nostra Specialità e del nostro Autogoverno. Il valore di una Specialità che si gioca in un rapporto di pari dignità, ma anche di costruzione continua, di amicizia e di comune senso di futuro con Bolzano.

Auguro a tutti questi di anteporre tali valori ad ogni impostazione ideologica e culturale, ad ogni calcolo o convenienza elettorale. In questo senso posso quindi chiudere usando, rivolgendola a tutti, la parola AUGURI!

Assestamento di bilancio 2018

Vorrei ringraziare tutti coloro che ieri sera hanno trovato il tempo per parlare assieme a me di politica. Abbiamo cercato di partire da alcuni dati oggettivi, per incrociare le performance della nostra amministrazione provinciale con la percezione ed il punto di vista dei cittadini.

L’economia è tornata a crescere, tutti gli indicatori sono positivi; anche l’occupazione è in crescita ed il tasso di disoccupazione è appena più alto di uno standard che possiamo definire fisiologico. Questi risultati, importantissimi, sono dovuti al cambiamento della congiuntura economica, ora favorevole, ed alle politiche messe in campo dall’esecutivo provinciale in questi anni.

Cos’è l’assestamento di bilancio? Diciamo semplicemente che a metà anno si rifanno i conti in base alle previsioni di crescita che, essendo migliori di quanto previsto l’anno scorso, ci consentono di mettere sul piatto risorse aggiuntive per gli anni da qui al 2020. Abbiamo stimato la previsione di crescita all’1,9%, ma quasi certamente raggiungeremo il 2%. Sommando gli ultimi 5 anni, arriviamo ad un 5%, risultato che non ha quasi eguali in Italia. Va precisato che possiamo investire risorse aggiuntive, per un totale di circa 480 milioni di euro, non perché le abbiamo tenute da parte in questi anni, ma perché l’economia va meglio e le entrate del bilancio sono cresciute, quindi possiamo attuare nuovi investimenti. Abbiamo così previsto politiche diversificate, che riporto a seguire, molto sinteticamente. Potete comunque trovare tutti i riferimenti di contesto ed i dettagli degli investimenti nelle slide allegate in fondo alla pagina.

Abbiamo innanzitutto voluto confermare gli sconti fiscali per le imprese in ambito IRAP e IMIS, che comportano circa 200 milioni di euro di minori entrate per il bilancio provinciale, che abbiamo invece mantenuto a vantaggio delle imprese per dare maggiore spinta alla ripresa economica complessiva. Tra le altre cose, abbiamo anche aumentato del 47% i pagamenti alle imprese nei primi 3 mesi, proprio per incentivare ulteriormente l’imprenditoria e le attività produttive.

Gli investimenti pubblici risultano attualmente più alti anche rispetto all’Alto Adige, e abbiamo puntato con decisione alla diminuzione sia della disoccupazione che dell’inattività. Abbiamo inoltre considerato il tema, importantissimo, della qualità dell’occupazione. Ad esempio, in questa legislatura abbiamo stabilizzato complessivamente circa 1000 docenti, che ora hanno dunque un contratto a tempo indeterminato, e vogliamo fare lo stesso anche in altri settori del comparto pubblico, di concerto con i sindacati, in una logica di maggiore flessibilità delle persone che vengono stabilizzate per una maggiore qualità dei servizi offerti ai cittadini. In questi anni abbiamo attuato un sostanziale dimagrimento della P.A., cercando anche di risparmiare in un momento di difficoltà ed ora possiamo destinare risorse rilevanti alle stabilizzazioni.

Abbiamo altresì necessità di una crescita dell’occupazione femminile che, a dispetto di quanto si possa pensare, va di pari passo con l’aumento della natalità, ovviamente a condizione che ci siano lavori stabili e servizi adeguati di sostegno alla maternità. Dobbiamo cercare di far salire il nostro tasso di natalità: per questo abbiamo mantenuto tutte le misure, complessivamente per circa 250 milioni di euro, a vantaggio della famiglia, della maternità e del contrasto alla povertà. Abbiamo anche rinforzato le politiche per la casa, come ITEA e social housing, nonché tutti i servizi, come domiciliarità e co-housing, per i nostri anziani.

Contiamo molto sul turismo, che in questi anni ha raggiunto risultati straordinari, e abbiamo attuato anche importanti investimenti sui trasporti e sulla mobilità, aumentando la spesa corrente per ottenere al tempo stesso maggiori servizi e maggiore occupazione. Lo scopo è di giungere ad un collegamento cadenzato in ogni valle, fisso e sicuro, per trasferire quote di traffico dall’auto al mezzo pubblico, ma anche per incentivare un turismo più sostenibile. Nell’ottica della sostenibilità, non solo ambientale, si colloca anche l’obiettivo di diminuire del 36% il traffico su gomma dei tir, dotando l’interporto di maggiori strutture, rendendolo così più competitivo ed efficiente.

Infine, abbiamo valorizzato un confronto schietto con i territori confinanti: ad esempio, ora non si parla più di Valdastico. Non avendo un diritto di veto sul tema, ci siamo seduti ad un tavolo con i rappresentanti del Veneto e dello Stato ed abbiamo cercato di cambiare la prospettiva della questione, riconducendola ad un’ottica che fosse favorevole anche per il Trentino, ponendo alcune richieste: che il costo economico non ricadesse sulla nostra Provincia, che risolvesse anche parte dei nostri problemi di traffico pesante ed in generale di mobilità, soddisfacendo le istanze delle comunità coinvolte che andavano giustamente ascoltate, ed infine che includesse anche l’elettrificazione della linea della Valsugana.

Questi sono solo alcuni punti principali. Maggiori dettagli li potete trovare in queste slide.