LA TERZA VIA DELL’AUTONOMIA E DELL’AUTOGOVERNO

I referendum di domenica sono stati significativi non solo per le regioni che li hanno indetti. E’ vero che le regioni avevano fin dal 2001 la possibilità di chiedere nuove competenze, anche senza un pronunciamento popolare, come sta facendo l’Emilia Romagna. Tuttavia, di per sé è comprensibile che su un tema così importante si voglia anche stimolare la partecipazione dei cittadini, perché l’Autonomia è un percorso collettivo, che chiama in causa le comunità, non solo chi ha in mano le leve del governo (e per quanto importante sia una buona governance, una buona gestione delle competenze che le regioni chiedono e ottengono di gestire in prima persona). L’importante, io credo, è non illudere i cittadini, non promettere ciò che palesemente non può essere ottenuto, avanzando richieste concrete, ragionevoli, utili, come prevede la Costituzione. Di per sé, dunque, regionalismo e federalismo hanno fondate ragioni per riprendere il loro cammino.

“L’Italia non è tutta uguale e non si può usare un metro unico per situazioni profondamente diverse. Negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito a un andamento pendolare che ha visto prima prevalere un’idea di Nazione compatta, dove Roma decideva e provvedeva, o almeno si illudeva di farlo, a tutto. Poi invece l’ubriacatura federalista che aveva posto tutto in capo alle Regioni, pensando che solo dal basso fosse possibile risanare Istituzioni e bilanci pubblici. Infine, sotto il pressing congiunto del debito pubblico e del mal’esempio di molte Amministrazioni regionali, è riemersa prepotente la convinzione che solo il ritorno al “centro” possa risolvere le gravi e pressanti questioni con cui dobbiamo saperci misurare. Qui sta il problema. È illusorio e fuorviante ritenere che il riflusso verticistico sia in grado di far ripartire l’Italia. L’esigenza prioritaria è quindi pervenire rapidamente a un chiarimento dei ruoli e degli ambiti di competenza, eliminando confusioni, affermazioni astratte e irrealistiche, sovrapposizioni, diseconomie di gestione e sprechi. Non bastano romantici richiami ai principi di sussidiarietà che rischiano di rimanere un mero auspicio. Per passare dalle enunciazioni ai mutamenti di struttura è indispensabile rompere pregiudizi ossificati dal tempo e soprattutto mettere mano a sistemi di misurazione e valutazione che diano le certezze necessarie per compiere passi consapevoli e non salti nel buio.

Innanzitutto, tolte le Regioni a Statuto speciale, dobbiamo prendere atto che l’esperienza delle Regioni ordinarie si è di fatto limitata a una mera delega di spesa su un numero di materie molto contenuto: la sanità, i trasporti e poco più. Quindi ritenere che lo Stato non sia pienamente corresponsabile, anzi primo attore, del fallimento delle politiche regionali è del tutto infondato, visto che il grosso delle competenze è rimasto saldamente nelle sue mani. In secondo luogo, senza responsabilità reali, è difficile che crescano una classe dirigente e una realtà istituzionale adeguate a governare territori di dimensioni contenute, ma non per questo meno difficili e complessi da gestire. Inoltre, senza una responsabilità reale non può crescere ed esprimere il suo potenziale quel capitale sociale, fatto di inventiva, competenza, solidarietà e impegno, che fa la differenza nella capacità di sviluppo dei diversi territori, al Nord come al Sud. Se accettiamo questi presupposti, sul regionalismo dobbiamo investire e non disinvestire, come se non fosse la parte più ricca e vitale del Paese. Un regionalismo nuovo, fondato su rigorosi principi di responsabilità e di capacità di governo. Un regionalismo che punti all’Autonomia e non solo al decentramento della capacità di spesa.

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Che cosa vuol dire AUTONOMIA …

Nel parlare della necessità di “criteri d’ordine” e di “serietà di metodo” è quindi “tutto un complesso di organismi e di criteri amministrativi che noi comprendiamo sotto la parola d’ordine ‘autonomia’. Trovate forse meno esatta la parola? Può essere, ma noi l’abbiamo tolta bell’è fatta dal nostro vocabolario politico locale per significare: la migliore amministrazione possibile fatta tutta per il popolo e più che possibile per mezzo del popolo stesso”. Dunque nulla a che fare con un “importuno presuntuoso trentinismo” o con un “gretto localismo”! Eppure “ci si rinfaccia di voler fare del Trentino una repubblichetta. No. La nostra tendenza va semplicemente al di là di quello che c’è ora della legislazione italiana … Certo, con il tempo, noi vorremmo arrivare a sostituire addirittura la burocrazia nei gradi superiori con uomini eletti dal popolo. Sarebbe eresia chiedere la stessa cosa anche per l’Italia? Allora accettiamo volentieri l’accusa di eretici, giacché sentiamo che questa guerra che ha tutto sconvolto sarebbe inutile senza il trionfo delle nuove idee”. “… E se la nostra voce di ultimi venuti non potesse apparire immodesta, vorremmo aggiungere che lo stesso interesse autonomistico rende tutte le province sorelle, perché il centralismo livellatore della burocrazia ed il capitalismo accentratore sono nemici di tutte”. Certo, sarebbe ingenuo pensare che tutto si risolva in un semplice “decentramento delle istanze burocratiche, se non vi è unito un proprio e fondamentale decentramento dei poteri”. A maggior ragione, guai allora a buttare a mare quella tradizione secolare che ha insegnato ai trentini il “coraggio di fare da sé” dando “per primi l’impulso e il buon esempio” … anche “nel momento in cui si tratta di aiutare una parte del loro paese”; l’idea che “non tutto è scritto nel regolamento della provincia o del comune …. “; infine il principio secondo cui spetta anzitutto ai trentini decidere “in quale forma debba avvenire il passaggio dalla vecchia alla nuova amministrazione, che cosa si debba conservare, che cosa trasformare, che cosa, eventualmente, abolire …”.

1919-1920: passi scritti da un De Gasperi quasi quarantenne dedicati a tutti i trentini che non vogliono dimenticare che l’autonomia è anzitutto responsabilità conquistata nei secoli attraverso i nostri vecchi per essere ereditata e reinterpretata dalle nuove generazioni. Sì, “il coraggio di fare da sé” senza mai cadere in un “gretto localismo” …

Invito alla Giornata dell’Autonomia 2017

Cari amici,

con piacere vi invito a partecipare a due importanti eventi previsti all’interno della programmazione delle iniziative legate alla “Giornata dell’Autonomia 2017”.

Il primo evento è previsto venerdì 1 settembre ad ore 14.30 presso la Sala Depero (sede della Provincia, Piazza Dante 15) dove si terrà un importante seminario legato al tema dell’autonomia dal titolo “Le condizioni pre-giuridiche per un’efficace autonomia regionale” che vedrà la presenza di autorevoli studiosi e accademici.

La seconda iniziativa si svolgerà domenica 3 settembre ad ore 21.00 presso il Teatro Sociale di Trento con il concerto dell’orchesta Haydn (ingresso libero – biglietti in distribuzione presso la Cassa del Teatro dal 30/08 al 1/09 ore 15.00 – 18.00 e la sera dell’evento dalle ore 18.00).

Vi allego il programma, anche quest’anno ricco di proposte rivolte a tutti i cittadini con il desiderio di condividere e festeggiare un momento istituzionale di grande significato per il nostro territorio e la nostra comunità trentina.

Certo che apprezzerete le occasioni offerte per questa importante ricorrenza, vi aspetto con le vostre famiglie.

Colgo l’occasione per inviare a tutti un caro saluto.

Ugo Rossi

Link al programma della Giornata dell’Autonomia 2017

KJ2 uccisa. Parla Rossi «Indignato per gli insulti»

La voce di Ugo Rossi tradisce serenità. Come se lo sparo che sabato sera ha posto fine all’esistenza di KJ2 avesse chiuso un capitolo terribilmente complicato da gestire. Il presidente della Provincia è sollevato, e delle minacce di ogni tipo, dalle denunce penali alle manifestazioni di piazza al boicottaggio dei prodotti made in Trentino, letteralmente sorride. Ieri, Rossi ha passato la vigilia di Ferragosto tra un’intervista e l’altra, perché il «caso» KJ2 è diventato una questione nazionale e oltre (prima notizia rilanciata dalla Bbc). Presidente Rossi, che contatti ha avuto con il ministro dell’ambiente Galletti?

«Lo avevo avvisato dell’ordinanza emessa, in occasione del Consiglio dei ministri sulla norma di attuazione in materia di lavori pubblici. Gli avevo detto che l’ordinanza riprendeva quella precedente, che non aveva avuto corso per la difficoltà a catturare e radiocollarare Kj2».

Ma quando lo ha avvisato dell’abbattimento?

«Il ministro è stata la prima autorità che ho avvertito. L’ho chiamato domenica mattina alle 8.15. Quando lo chiamo, vede il mio numero e si preoccupa sempre. Prima, ho scherzato: “Ministro, ci sono due opzioni: la chiamo per comunicarle una nuova aggressione o per l’abbattimento…”. Poi, gli ho spiegato l’accaduto».

E la sua reazione?

«Di preoccupazione per le reazioni che ci sarebbero state. Ma pure di rispetto per la scelta fatta da chi si è assunto la responsabilità giuridica dell’abbattimento, nel pieno rispetto della Direttiva Habitat e del decreto attuativo».

Galletti le ha dato garanzie sull’approvazione in Consiglio dei ministri della norma di attuazione che rafforza l’autonoma gestione del progetto orso in capo alla Provincia?

«Chiarisco. In questo caso, la norma di attuazione non c’entra. Quella presa per KJ2 è una decisione che avrebbe potuto prendere un sindaco, per ragioni di sicurezza. L’ha presa il presidente della Provincia, perché l’orso si sposta da un comune all’altro. Quanto alla norma di attuazione, il ministro ha anticipato che darà un suo parere. prima di portarla in approvazione. A noi darebbe modo di applicare la Direttiva Habitat in misura totale, attraverso la rimozione o la cattura, indipendentemente dal pericolo, in caso l’orso si avvicini troppo ai centri abitati».

Aspettative?

«Il ministro deve fare le sue riflessioni di carattere politico, poi ci darà il suo parere. È probabile che ci proponga un testo più blando della norma. Noi abbiamo già tentato la via di interloquire tecnicamente con l’Unione europea. Ma la Ue ci dice che per l’applicazione diretta in Trentino della Direttiva Habitat si deve passare attraverso lo Stato. Se da Roma non ci daranno il via libera, dovremmo muoverci a livello politico in ambito Ue, anche attraverso l’europarlamentare Dorfmann».

Poche speranze dal Governo?

«Il ministro sa che è un tema delicato e tiene un profilo di prudenza: lo posso capire. In ballo non c’è solo la norma di attuazione, per risolvere il problema. In gioco è l’interpretazione della Direttiva Habitat. Dice che l’orso è una specie protetta, ma non lo è più in certe occasioni, che non è una specie protetta a prescindere. E ciò è anche una questione culturale».

L’onorevole Michela Vittora Brambilla, presidente del Movimento animalista, la accusa di «animalicidio».

«Mi piacerebbe andare a vedere di che materiale sono fatte le sue borsette griffate, o le sue scarpe. Francamente, queste persone come la Brambilla che si fanno sentire solo nelle occasioni in cui c’è da gestire una problematicità, fanno sorridere».

Cosa intende dire?

«Che se fossero così amiche degli orsi, si darebbero da fare per convincere il governatore della Liguria, che tra l’altro è di Forza Italia, quello del Piemonte, quello della Lombardia, quello del Veneto e quello del Friuli Venezia Giulia, ognuno per sé, a fare in modo che veramente sulle Alpi ci possano essere orsi dappertutto. Io invito la Brambilla a muoversi in Parlamento. Così, invece che avere 50 orsi in Trentino, ne avremmo 150 sulle Alpi, distribuiti tra le regioni. Ma nessuno di coloro che si stracciano le vesti si muove in questa direzione».

Nessuna preoccupazione per le minacce, allora.

«Nessuna. L’altro giorno, a Storo, hanno eliminato un cinghiale che faceva danni ai campi. La stessa cosa fanno in Toscana, in Emilia… Ma non ho sentito schiere di animalisti parlare di “anime” degli animali. L’orso, evidentemente, evoca una tenerezza che tutti associamo ai nostri orsi di peluche. Del cinghiale, del tasso o della martora nessuno si preoccupa. Invito tutti gli animalisti a fare una petizione al ministro e ai governatori, e ad aiutarci a fare in modo che questo bellissimo progetto venga gestito su tutta l’area delle Alpi. Così, poi, Maroni e Calderoli si metteranno d’accordo: non so quanto Maroni sarebbe d’accordo se proponessi a Calderoli di mettere qualche orso nel Varesotto. Ripeto: ho preso una decisione in scienza, coscienza e col buon senso. La coscienza dice che prima vengono le persone, poi gli animali. E vedere dietro le sbarre un animale selvaggio abituato a fare decine di km ogni giorno, mi interroga su quale sia la crudeltà più grande. Certo, se lo consideriamo un orsetto di peluche …»

Presidente, perché tutta questa riservatezza sul luogo e le modalità di abbattimento di KJ2?

«È accaduto tra il Cornetto e Cima Verde, versante Valle dei Laghi, sotto il Doss d’Abramo. Ma non serve dire altro. Perché non serve andare a metterci una croce. Poi, lei sa bene che in Trentino non si tiene nascosto nulla: mica siamo in Venezuela! E non vogliamo mettere in difficoltà i ragazzi della forestale che si sono fatti un mazzo in queste settimane, e sabato sera hanno agito con le lacrime agli occhi».

Intervista al quotidiano l’Adige del 15/08/2017