CANTINE LAVIS – 9 FEBBRAIO 2013

Buongiorno e benvenuti,

prima di tutto grazie per essere qui, e così numerosi, perché accettare l’invito di un politico di questi tempi non è così usuale. Oggi non parleremo di elezioni e di partiti. Questa mattina siamo qui perché, dopo 4 anni di attività amministrativa come assessore, vorrei tentare di intraprendere una via nuova che ci porti all’appuntamento di ottobre, seguendo un percorso originale, in cui ognuno di voi possa, se lo desidera, mettere in campo le proprie sensibilità e competenze. In sostanza vorrei proporvi un metodo per definire assieme dei contenuti. Mi pare importante e necessario tentare un incrocio di esperienze, di contributi e di visioni.

L’appuntamento di ottobre è importante per la nostra terra e per il nostro futuro. Personalmente ritengo importante uscire dalla logica della ricerca di una leadership utilizzando il ruolo dei partiti. Preferisco invece capire se è possibile riempire di contenuti la strada che porta a questo appuntamento grazie alla partecipazione ed alla collaborazione di un gruppo di persone. Oggi qui, insieme a noi, ci sono persone che non hanno nulla a che fare con l’appartenenza ai partiti. Ci sono persone che fanno riferimento a sensibilità partitiche diverse. Ci sono persone che invece sono impegnate politicamente, in particolare dentro il mio partito. Quando ho scelto chi invitare, non ho pensato all’appartenenza politica di ognuno di voi bensì alla vostra persona, a quello che mi avete dimostrato in questi anni di conoscenza reciproca, al vostro interesse per il futuro della nostra terra e per il futuro dei nostri figli.

Credo, ora, che sia necessario da parte mia non nascondermi. Appartengo ad un partito, il mio partito ha fatto un congresso, ha indicato nella mia persona una possibile figura da proporre per la leadership. Sento che attorno a me c’è una qualche attenzione ed alcuni mi hanno dimostrato di avere nei miei confronti delle aspettative. Infine, perché nasconderlo, nutro pure io una certa ambizione, che talvolta è necessaria.

Voglio iniziare affermando che se da un lato è vero che oggi i partiti stanno vivendo un periodo di crisi, dall’altro ritengo essenziale che imparino a darsi un metodo, partendo dalle persone. Attenzione: ho detto persone e non gente. Il concetto è molto diverso. Il tentativo di oggi è quello di stimolare un confronto attraverso alcune mie considerazioni che ritengo prioritarie per chi voglia costruire seriamente il Trentino di domani. Chi fa politica ha il dovere di identificare quale sia la via possibile da percorrere, senza somministrare ricette miracolose o proporre soluzioni mirabolanti. Quest’ultimo periodo elettorale ci ha fatto ascoltare fin troppe soluzioni miracolose, che da sole vorrebbero risolvere ogni problema. Ma noi tutti sappiamo che purtroppo non è così semplice.

Vorrei iniziare un nuovo cammino assieme a voi proponendovi qualche suggerimento, qualche spunto su cui, in assoluta libertà, potete intervenire aggiungendo proposte e, se lo riterrete, qualche provocazione o critica. Il tutto sarà fruibile da tutti noi, in ogni momento. Questo è per me il significato di partecipazione, di condivisione. Sarebbe bello che questo gruppo potesse diventare un vero e proprio strumento di fact checking. Questo termine inglese significa “verifica dei fatti” e può essere concepito come un’attività critica cooperativa. In tal modo il nostro gruppo potrebbe farsi garante di come un’idea o una proposta è stata concepita e di come, poi, sia stata realizzata. In tal modo, credo, potremmo co-costruire il nostro futuro! I cittadini si fanno garanti nei confronti di altri cittadini.

Proverò ora ad illustrarvi quelle che, dal mio punto di vista, sono alcune priorità per stimolare e suscitare qualche riflessione.

Partiamo dalla situazione socio-economia. Tempo fa mi trovavo ad un convegno sull’agricoltura al quale era presente il parlamentare europeo Herbert Dorfmann. Quest’ultimo ha riportato alcuni dati che mi hanno colpito molto e che ora vi ripropongo. Queste cifre ci fanno comprendere come nel mondo sia in atto un processo di riequilibrio socio economico: in Europa vive l’8% della popolazione mondiale. Questa parte della popolazione produce il 25% del Pil del mondo e consuma il 50% della spesa sociale di tutto il mondo.

È del tutto evidente che vi sia l’urgenza di trovare un qualche riequilibrio. La globalizzazione ha già iniziato questo percorso ineluttabile e sta producendo evidenti effetti sulle nostre economie e quindi, aggiungo io, sul modo in cui noi dovremmo concepire il futuro. All’interno di questo contesto si trova l’Italia, con un debito che supera il 120% del Pil e con delle forze politiche che non riescono a trovare la giusta via da percorrere. Il nostro paese è un paese che si muove a due velocità; si assiste ad un continuo aumento delle spesa pubblica a fronte della diminuzione della crescita e per garantire il livello delle entrate si continua ad aumentare la pressione fiscale.

Poi ci siamo noi, il Trentino, che non possiamo sottrarci a questa dinamica. La nostra provincia presenta luci ed ombre, molte preoccupazioni ma anche qualche dato positivo come gli indici della situazione di povertà; rispetto a questi valori, noi raggiungiamo i valori dell’Europa più avanzata. Per quanto riguarda invece i dati sull’occupazione, iniziano ad essere preoccupanti sebbene siano decisamente migliori rispetto a quelli del resto d’Italia. Oggi in Trentino, la disoccupazione giovanile raggiunge il 14%, con una curva di crescita preoccupante. Anche in Trentino sta calando il reddito disponibile.

In questa situazione voglio ricordare che però abbiamo a nostra disposizione un importante ed insostituibile strumento, l’autonomia, che, rispetto al futuro, ci permette ancora di poter disegnare percorsi nostri di mettere in campo le nostre competenze. Voglio ricordare che escludendo gli ambiti del fisco, dell’ordine pubblico e dell’esercizio della giustizia per il resto la nostra autonomia ci dà la possibilità di decidere qui come organizzarci. Quindi lo strumento necessario per guardare avanti e per coltivare una certa speranza è già in nostro possesso, usiamolo fino in fondo ed usiamolo bene!

Dobbiamo e possiamo ancora coltivare qualche sogno ma nello stesso tempo serve stare con i piedi ben piantati per terra. Dobbiamo quindi guardare all’autonomia in modo nuovo, senza ritenerla l’unico mezzo per risolvere le contingenze o le emergenze. L’autonomia non è il nostro bancomat! Dobbiamo imparare a considerarla in modo nuovo anche perché, purtroppo, i conti non saranno più quelli a cui eravamo abituati. I numeri ci dicono che dal 2015 ai 4,5 miliardi del bilancio provinciale bisognerà togliere 1 miliardo e 300 milioni. Questa è sicuramente una verità scomoda che però ci costringerà a compiere delle scelte assolutamente innovative.

Ecco quindi due parole che non possiamo dimenticare: responsabilità ed innovazione, due parole che ci inducono a metterci in discussione in modo profondo perché nulla è innovativo se non è scomodo, se, almeno inizialmente, non ci sconvolge.

La responsabilità deve essere di ogni cittadino ed in modo particolare chi amministra ha il dovere di essere consapevole per primo della necessità di questo cambiamento e di cercare di farlo capire a tutti. Tutti dobbiamo collaborare, sindacati, parti economiche e sociali, associazioni, cittadini. Tutti. L’amministrazione e la politica possono provare a indicare la via, cercare la soluzione dei problemi, possono favorire il contesto, individuare degli strumenti, ma, se vogliamo trovare davvero la giusta via, deve essere coinvolta tutta la società, non solo le poche persone elette.

Il secondo punto su cui vorrei riflettere con voi riguarda il nuovo ruolo che, a mio avviso, la politica deve assumere. La politica, oggi, deve fare un passo indietro rispetto alla convinzione profonda che ha di poter essere dappertutto, di poter essere utile a tutto, di poter affrontare qualsiasi tipo di problema. Spesso inoltre si confonde il termine politico con il termine pubblico. Dobbiamo tornare a lasciar fare alla società, liberare energie lasciando spazio al privato.

Vi porto un esempio pratico che vi farà capire come ci si aspetta che il pubblico, ossia la politica, risolva ogni problema. Ieri mentre eravamo in giunta ci è stato presentato un progetto sull’imprenditoria giovanile, molto articolato. Una delle soluzioni prospettate per porre un rimedio all’attuale periodo di crisi prevedeva la realizzazione di alcuni punti sul territorio, una sorta di sportelli, dove i giovani che decidono di diventare imprenditori, potessero rivolgersi. Lì, ad ascoltarli un dipendente pubblico che dovrebbe insegnare loro “come si fa l’imprenditore”.

Non ci siamo. È compito del pubblico questo? No. Io penso che compito del pubblico sia quello di creare le condizioni per cui il giovane che ha voglia di crescere, di costruire, di mettersi in gioco, possa si trovare una forma di consulenza, ma per far questo io credo sia meglio per esempio aiutare le associazioni imprenditoriali a fornire consulenze specifiche. Loro sono sicuramente più bravi di noi! Questo voleva essere solo un esempio per dimostrare come la politica, in totale buona fede, sia convinta di poter occuparsi di tutto. La politica non si può sostituire alla società civile. È compito della società, nella sua interezza, quello di creare le condizioni perché vi sia un nuovo sviluppo economico e sociale.

Passiamo ora a quella che io ritengo la terza priorità, la scelta delle persone competenti. Nessuno di noi possiede per sua natura le competenze che sono necessarie per gestire al meglio la cosa pubblica. Ma competente lo si può diventare se si possiede la volontà di entrare nel merito dei problemi, se li si affronta in modo serio, condividendo le proprie scelte con quanti, all’interno della struttura tecnica della nostra provincia, lavorano con competenza nei vari settori ma soprattutto confrontandosi con chi i problemi li vive tutti i giorni: cittadini e imprese. Ritengo che vadano sostenute le persone che, con concretezza, valutino le necessità, i bisogni e quanto vi sia da fare utilizzando dei modelli “sfidanti”, che inducano cioè a migliorare servizi e prestazioni, modelli cioè da trovarsi fra le eccellenze. Non basta confrontarsi con il resto d’Italia, perché li siamo già più bravi. Se il miglioramento non è sfidante non è miglioramento. È seguendo modelli virtuosi, più alti, che abbiamo deciso di operare alcune scelte in ambito sociale. Penso ad esempio al reddito di garanzia, cioè il reddito minimo di cittadinanza per chi scende sotto una certa soglia di povertà. Questo tipo di aiuto è presente in tutti i Paesi europei, dagli anni ’90, tranne in Italia ed in Grecia – guarda caso i Paesi europei che sono maggiormente in crisi. Ritenete che voler migliorare il nostro tessuto sociale come stanno facendo gli Stati più avanzati e progrediti, anche economicamente, sia gettare via denaro pubblico? Io credo proprio di no. Dobbiamo imparare a pensare in modo nuovo, a modificare vecchie e superate convinzioni, mettendo in campo nuove visioni del mondo.

Il quarto punto su cui voglio oggi confrontarmi con voi riguarda i nostri ragazzi e dunque la cultura, la scuola, la formazione e il lavoro. Non dico banalmente che si devono educare i nostri figli fornendo loro le nozioni storiche che riguardano la nostra autonomia, no, chiedo qualcosa di più: uno sforzo maggiore alla scuola. Chiedo di insegnare ai nostri ragazzi a credere nelle proprie possibilità e nelle possibilità che la loro terra offre loro. La scuola deve infatti offrire loro i mezzi per poter affrontare il mondo in modo efficace e competente. E per far questo, oggi, non si può prescindere dallo studio delle lingue straniere. Può sembrare la solita banalità, ma non lo è. Siamo indietro su questo e abbiamo perso un sacco di tempo. Serve un piano Marshall delle lingue straniere. Non si può guardare al futuro se i nostri giovani non emuleranno i ragazzi europei, abituati da anni a confrontarsi con lingue e Paesi stranieri.

Per far questo abbiamo molte risorse, fortunatamente, a disposizione; penso agli aiuti europei ad esempio, che in quest’ambito ci possono dare ottime opportunità. Ma anche le risorse locali sono interessanti. Perché, ad esempio, non si può pensare a fornire nuove opportunità di lavoro collaborando con le nostre emittenti locali e creare dei programmi per bambini sottotitolati con una lingua straniera? Ecco, questa è una delle infinite proposte che si potrebbero fare. Sottolineo un ulteriore punto di criticità, cioè valorizzare le eccellenze, imparare a premiare il merito e la voglia di apprendere. Sicuramente rispetto a questo dobbiamo ancora fare molta strada. E la cultura del merito deve entrare nella pubblica amministrazione anche se questo è scomodo.

Consideriamo ora un altro ambito, quello importantissimo dell’ambiente, del territorio, in generale, dello sviluppo. Rispetto a questo contesto la situazione, se possibile, appare ancora più complicata perché né si può fermare lo sviluppo, né si possono modificare in toto le scelte fatte, scelte che oggi, magari, possono sembrare sbagliate. Va infatti precisato che in ambito urbanistico si sono fatti degli interventi dettati da fattori contingenti, quali ad esempio la necessità di superare la povertà intrinseca ad un territorio di montagna. Quindi uno sviluppo turistico a volte con modelli oggi obsoleti e una forzata industrializzazione nei nostri fondo valle. Questa non vuole essere una critica a quello che è stato lo sviluppo del Trentino.

Ma oggi, guardando avanti, penso a tre R: recuperare, rinnovare, ridisegnare. A cui aggiungo anche demolire. Sappiamo molto bene che il settore dell’edilizia sta vivendo un momento di grave crisi. Ma bisogna pur essere sinceri ed ammettere che forse, in quest’ambito, il periodo d’oro non tornerà più. Due numeri ci danno la misura di come indietro non si torna: siamo in 500.000 ed abbiamo 330.000 abitazioni. Chi dice alle imprese edili che si potrà tornare alla crescita del passato non dice la verità. È nostro dovere cercare di sostenere quest’importante settore della nostra economia. Ecco dunque l’urgenza di valorizzare quello che già c’è, magari addirittura arrivando a togliere qualcosa che abbiamo realizzato. Le nostre imprese devono, ne sono convinto, tornare ad essere protagoniste attraverso un processo di rigenerazione del territorio, processo che inevitabilmente vedrà come attori principali l’ambiente, l’agricoltura, il turismo. Questa è la via che dovremmo percorrere per ridare slancio alla nostra economia.

Concludo con un ultimo punto che credo debba essere fatto proprio soprattutto dagli amministratori pubblici: risparmiare si può. Non è una provocazione demagogica ma la convinzione che ci sia ancora margine per migliorare. E quindi la pubblica amministrazione e la politica dovranno lavorare con un imperativo categorico: fare meglio con meno, ma anche cosa ancora più difficile, rinunciare a quegli investimenti che non sono prioritari. Chi amministra in futuro dovrò saper dire anche dei no.

Vi porto due esempi che riguardano le mie competenze. Probabilmente saprete che, verso marzo, la commissione competente aggiudicherà i lavori per la costruzione del nuovo ospedale di Trento. Ad inizio legislatura i dati ci dicevano che l’opera doveva raggiungere il costo finale di 400 milioni di euro. Oggi valutiamo che il costo sarà di 300 milioni. Non c’è stato un errore ma si è adottato un diverso approccio rispetto la costruzione, approccio che ci ha visti impegnati nel cercare di eliminare ciò che era possibile. Dove fosse possibile. Quante opere pubbliche abbiamo fatto in questi anni con questa logica? Lascio a voi fare delle ipotesi.

Vi assicuro che risparmiare è possibile, ad una condizione però: saper rinunciare a qualche abitudine, comodità forse. Un esempio concreto può essere l’Ospedale di Borgo Valsugana. Questo dispone di una sala operatoria con 6 persone sempre reperibili. Nel corso del 2011 e 2012, di notte, sono stati effettuati 3 interventi. L’Azienda Sanitaria ha ipotizzato di rivedere questo tipo di organizzazione, spostando le urgenze notturne a Trento ed invece potenziando gli interventi nel corso della giornata – apriti cielo! Dunque, risparmiare si può ma bisogna aver il coraggio anche di cambiare. Proseguo con un secondo esempio. Oggi l’elisoccorso si occupa anche del cosiddetto lavoro aereo. La mia proposta potrebbe essere quella di lasciare ai privati questa seconda mansione e di destinare le risorse risparmiate al volo notturno, sempre di competenza dell’elisoccorso.

Vi posso assicurare che fare delle ipotesi di questo tipo è molto difficile perché abbiamo la percezione che cambiare comporti la perdita di qualcosa. Non è così. Cambiare, dopo un’attenta e responsabile valutazione, significa migliorare. Migliorare la qualità della nostra vita, salvaguardando denaro pubblico. E soprattutto farlo pensando a chi resta indietro. Cambiare significa pensare ad una nuova modalità di sviluppo e di competitività.

Le scelte che i cittadini faranno, scegliendo i prossimi rappresentanti saranno determinanti. Sarà determinante la squadra che verrà scelta perché non è la singola persona che farà la differenza ma l’affiatamento dei nuovi eletti, lo spirito con cui decideranno di accettare questa impegnativa sfida.

Prima di ringraziarvi e di salutarvi chiedo nuovamente la vostra collaborazione per intraprendere assieme un nuovo cammino, mi farà molto piacere dunque se vorrete essere tutti protagonisti del nostro gruppo.

Grazie!

Ugo Rossi


Intervengono poi:

Federico Samaden

Un forte richiamo al tema dell’educazione dei ragazzi ed il ruolo delle famiglie e della scuola in questo. Il tema è conciliare tradizione e innovazione per lo sviluppo vero del Trentino, e in questo deve essere centrale il ruolo della scuola, dove dovremo avere un grande coraggio per riformarla e per ripensarla. Oggi è la scuola degli insegnanti e per gli insegnanti anziché dei ragazzi e per i ragazzi. Dobbiamo anche sforzarci sul piano culturale di tornare al valore del lavoro e della fatica e del sapersi conquistare il proprio futuro.

Merler Andrea

La priorità è il lavoro e per affrontarla la pubblica amministrazione deve fare sintesi. Oggi ci si occupa di lavoro in modo frammentario. Serve invece un unico assessorato al lavoro con un unico riferimento politico per i temi sia dello sviluppo che delle regole che della sicurezza e dei controlli. Ci sono troppi doppioni che non si parlano.

Ricci Laura

Sono un sindaco e un libero professionista e davanti alla crisi non possiamo che affrontarla con la voglia di rischiare, cambiare, innovare. Anche secondo me necessario unire la nostra tradizione e le nostre potenzialità con il mondo e quindi dobbiamo imparare a confrontarci di più. Priorità i giovani, coltivarli e dare loro più formazione anche mandandoli via per imparare e aprirsi. Ora è il tempo di avere il coraggio di ridurre il pubblico e di investire sui talenti che abbiamo sui professionisti che abbiamo.

Antonio Scaglia

Ho apprezzato questo spirito di oggi perché mi è sembrato un approccio “popolare”, che vuol dire cercare di far partecipare tutti alla costruzione di una visione e di un pensiero ma anche di assumersene la responsabilità. Parlando di autonomia lo sforzo necessario è che questa produca più autonomia e non più dipendenza come purtroppo ha prodotto. Lo sforzo deve essere quello di aprire la nostra autonomia e di farlo soprattutto con lo sguardo ai giovani perché ciascuno possa essere imprenditore di se stesso valorizzando i propri talenti individuali con il confronto e non con la chiusura.

Gianni Benedetti

Il contesto è straordinario e richiede scelte straordinarie perché niente sarà più come prima. Serve quindi coraggio per affrontare un contesto dove il pil del mondo cresce al 5% e noi siamo in recessione. Allora bisogna per forza lavorare con serietà ed approfondire anche per il Trentino una serie di temi e lanciare idee nuove. Dobbiamo mettere in discussione anche scelte fatte, non possiamo per esempio andare avanti con la logica dei leaseback o con la Trentino Sviluppo che fa l’immobiliare. Dobbiamo avere il coraggio di selezionare gli imprenditori più seri e innovativi e puntare su quelli.

Barbara Gatti

Per me è fondamentale cambiare il rapporto tra eletto ed elettore, sia prima che dopo il voto. La fiducia deve passare dalla partecipazione prima e dalla possibilità di controllare poi. Noi possiamo scegliere le persone ma dobbiamo trovare anche un metodo che rinsaldi questo rapporto e lo renda produttivo. Soprattutto dopo il voto gli eletti devono impegnarsi a rendere stabile questo rapporto e a favorire la partecipazione.

Giacomelli Antonio

Il metodo proposto da Ugo mi trova d’accordo perché è un po’ il metodo che abbiamo utilizzato nel rapporto come presidente dell’associazione delle case di riposo. Ciò che dobbiamo costruire è una visione di sistema sincera e pragmatica e poi sostenere che intende realizzarla. A mio parere questo gruppo potrebbe anche trasformarsi in un’associazione.

Avi Giovanni

Io penso che una priorità sia la burocrazia ed i troppi livelli decisionali con troppi dirigenti nella pubblica amministrazione. Questo determina che alla fine le decisioni non sono comunicate, invece se vogliamo affrontare questi tempi difficili con anche scelte difficili chi sta in alto deve comunicare per coinvolgere. Per i giovani serve snellire la burocrazia e per esempio pensare a dei prestiti per la formazione che poi siano restituiti per responsabilizzare i ragazzi.

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