Archivia per Luglio, 2018

Pensiamo al Trentino..

Ci sono sette parole che, a mio parere, in termini di prospettiva, possono aiutarci nel fare una riflessione sul nostro futuro e su quello che vorremmo per il Trentino dei prossimi anni. Sono parole rispetto alle quali provo a delineare qualche mio contenuto ma che voi potrete – e mi auguro lo facciate – arricchire con altre parole chiave o con vostre riflessioni.

Autonomo – La prima caratteristica è l’autonomia, ovvero la capacità di esercitare l’autogoverno, e di non avere padroni. A prescindere dai prossimi sviluppi politici, personalmente credo che nessuno a breve ci toglierà l’autonomia, visto che anche Lombardia e Veneto l’hanno rivendicata a gran voce. Posso però assicurarvi che nelle scelte di questi anni abbiamo sempre messo l’interesse del Trentino al primo posto, e non abbiamo mai subito condizionamenti esterni, né mai preso ordini da nessuno. Credo, anche per la solidità delle nostre istituzioni, che sia importante che chi le rappresenta e le guida non prenda ordini da terzi. È un tema legato anche alla qualità della classe dirigente: vale la pena di rincorrere gli slogan o è meglio puntare sulla scelta di persone competenti? Per essere davvero autonomi bisogna essere preparati. Il Trentino con le sue competenze è un piccolo Stato, e vanno esercitate fino in fondo senza che i contenuti siano indicati da qualche capo politico nazionale.

Responsabile – L’autonomia è legata alla responsabilità: non può prescindere dall’esperienza e dalla capacità di governare, di fare le scelte giuste. I montanari sanno bene che per arrivare in vetta non si può fare il passo più lungo della gamba, perché dobbiamo tenere i conti a posto. E i nostri conti sono in ordine: oggi in termini di debito e di risorse abbiamo una situazione molto migliore. Ma conta soprattutto la responsabilità di fare scelte basate sulla serietà dell’analisi e delle proposte, con il coraggio poi appunto di scegliere, anche quando la scelta non produce un consenso immediato. Responsabilità significa essere affidabili, credibili, e farsi misurare nei risultati.

Competitivo – Non dobbiamo avere paura di essere più competitivi, di alzare l’asticella della sfida della crescita perché in questo modo possiamo anche avere risorse per aiutare chi non ce la fa. Dare più valore al merito, premiare chi si dà da fare ed essere anche contenti del successo degli altri può solo giovare al buon funzionamento del sistema. Puntare a nuovi mercati e ad una maggiore redditività serve anche per migliorare la qualità del lavoro e le retribuzioni. Fare sempre meglio deve essere una tensione costante di cittadini, istituzioni, imprese, corpi sociali.

Solidale – Si è competitivi nel modo giusto solo se si è solidali, con un senso di rispetto e vicinanza per chi ha bisogno di una mano in più. Competitività e solidarietà devono essere inscindibili. Oggi siamo siamo troppo abituati a parlare per categorie, cataloghiamo tutto. Pensiamo solo al concetto di “gente”: è una rappresentazione che si dà genericamente, nella quale ciascuno di noi proietta la sua prospettiva ma nella realtà esistono solo “persone”, ciascuna con una propria storia, che non sono semplici numeri e che vanno rispettate nella loro diversità.

Aperto – Sembra prevalere l’idea che per affrontare il futuro è meglio chiudersi su sé stessi, e non parlo solo del tema dei confini e dell’immigrazione, ma anche del pessimismo sempre più diffuso. Dovremmo invece concentrare l’attenzione sulle cose positive, con uno sguardo aperto al cambiamento vero, non al cambiamento di un solo volto dove però sullo sfondo tutto rimane uguale. Il cambiamento può anche essere un’opportunità per ciascuno, ogni giorno, cercando di avere coraggio e partendo da dati oggettivi. E sono dati che certificano, ad esempio, che la nostra sanità è la migliore in Italia, lo stesso dicasi per l’Università, per non parlare della scuola, dove i recenti test INVALSI ci hanno dimostrato che l’impegno coraggioso, anche di docenti e dirigenti, sul trilinguismo non ha pregiudicato, ma anzi migliorato, la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Questi sono i cambiamenti che dobbiamo assicurare alla nostra società: in questo senso dobbiamo essere aperti, ovvero capaci di attuare un cambiamento in positivo, perché di fronte alla complessità dei problemi di oggi non sono sufficienti degli slogan; serve la capacità di perseguire il cambiamento tutti i giorni passo dopo passo, da buoni montanari trentini.

Sostenibile – Il territorio è un bene preziosissimo, da salvaguardare anche per le future generazioni, da tutelare non solo per la qualità della nostra vita ma anche per gli aspetti legati all’agricoltura, all’enogastronomia e al turismo, che hanno un ruolo primario nella nostra economia. Ma la sostenibilità non è solo attuare politiche doverose e innovative, ad esempio in tema green e bio, ma anche politiche mirate per la montagna, per evitarne lo spopolamento, o per l’edilizia, la mobilità ed i trasporti, e più in generale per uno sviluppo che tenga sempre conto anche della salvaguardia dell’ambiente. La sostenibilità va intesa anche nel senso che la generazione di oggi deve pensare a quella di domani: il nostro sviluppo ed il nostro benessere non devono limitare quelli dei nostri figli.

Europeo – Il Trentino non può abbandonare l’idea di uno dei suoi padri fondatori, Alcide Degasperi, che ci ha consegnato il dovere di coltivare e costantemente rinnovare una storia complessa. Non parlo solo del legame con Alto Adige e Tirolo che si può sviluppare solo in una chiave europea, ma mi riferisco anche al nostro territorio alpino che non può affrontare i grandi temi in una prospettiva solo nazionale. È un ragionamento culturale, che rifiuta l’idea che le grandi questioni, sempre più globali, si possano risolvere semplicemente tirando su un muro. Non possiamo fare finta che i problemi non esistano, per farli scomparire. I grandi problemi vanno affrontati, discussi in una chiave multilaterale ed europea, e risolti. È questo il compito della politica. Perché la buona politica i problemi li affronta, e li risolve.

La scomparsa di Paolo Manfrini

Comunicato 1684 del 10/0//2018

Rossi e Dallapiccola: “Ideatore di tante iniziative che hanno dato notorietà e prestigio al Trentino”

“Grazie al suo impegno e alla sua creatività, ha dato un contributo importante alla crescita del Trentino, nella sua dimensione turistica e culturale”. Così il presidente della Provincia, Ugo Rossi e l’assessore Michele Dallapiccola, insieme all’intera Giunta provinciale, ricordano la figura di Paolo Manfrini, scomparso nella notte. “Fondatore del Festival Oriente Occidente – evidenziano Rossi e Dallapiccola – è stato l’ideatore, instancabile, di tante iniziative e manifestazioni di rilevo internazionale, che hanno dato notorietà e prestigio al territorio, fra cui “I suoni delle Dolomiti” e “Se in Trentino d’Estate un Castello”. Nel 2016 era stato insignito del Sigillo di San Venceslao, una delle più importanti onorificenze della Provincia (foto). Roveretano, classe 1950, Manfrini ha iniziato a lavorare come giornalista tra gli anni Settanta e Ottanta. Nel 1987 il passaggio all’APT del Trentino come responsabile dell’ufficio stampa, incarico ricoperto fino al 2003. Dal 2003 responsabile delle relazioni esterne della neonata Trentino Marketing, di cui nel 2011 è diventato direttore generale. Dopo l’incorporazione di Trentino Marketing in Trentino Sviluppo ne diventa il responsabile della Divisione turismo e promozione. In seguito al nuovo scorporo ne diventa poi amministratore unico, ruolo ricoperto fino al 2015. E’ stato l’ideatore e il curatore di numerose importanti rassegne culturali in Trentino. Innanzitutto, nel 1981 ha fondato il Festival Oriente Occidente, rassegna internazionale di danza contemporanea. Nel 1989 ha ideato e diretto artisticamente per dieci anni la rassegna di teatro, musica e danza “Se in Trentino d’Estate un Castello”, ambientata in oltre quaranta castelli trentini, con la presenza di artisti europei di chiara fama. Dal 1994 al 1998 ha curato Dalla Guerra alla Pace, ciclo d’incontri e manifestazioni spettacolari dedicate alle memorie della prima guerra mondiale e, in particolare, alla valorizzazione del Sentiero della Pace, lungo itinerario nel segno del turismo ecologico e dell’amicizia tra i popoli, che percorre il fronte trentino italo-austriaco del 1915-18. Nel 1995 ha creato “I Suoni delle Dolomiti”, originale festival di musica in quota che ha portato fra le montagne del Trentino grandissimi artisti da tutto il mondo.

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Rossi: “Il Trentino dei gruppi folk ci ricorda il valore della tradizione e dell’identità”

Comunicato 1678 del 08/07/2018

A Palù del Fersina il 32° raduno dei gruppi folkloristici del Trentino

La valle del Fersina e, in particolare, Palù, ha ospitato oggi il 32° raduno dei gruppi folkloristici del Trentino. “All’inizio erano otto i gruppi partecipanti al raduno – ha ricordato il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, nel suo intervento di saluto – oggi festeggiamo l’adesione di 17 formazioni da tutto il territorio provinciale. Il movimento è cresciuto e la sua unità è un esempio e uno stimolo per noi a continuare nell’azione di sostegno e di promozione della tradizione culturale trentina più autentica”. Il raduno provinciale dei Gruppi Folkloristici rappresenta il più importante momento di incontro e di confronto fra i 17 gruppi folkloristici del Trentino. Quest’anno l’appuntamento è stato organizzato a Palù del Fersina e in una valle – la Val dei Mocheni – preziosa per i suoi paesaggi, ma anche per la sua funzione di rappresentante di minoranza linguistica germanofona. “Questo raduno – come ha sottolineato Adolfo Toller, presidente dei Palaearlearmusikantn, gruppo organizzatore – è stato fortemente voluto soprattutto dai giovani, che mi hanno dato coraggio per intraprendere questa avventura e mi hanno fatto sentire orgoglioso di essere il presidente di questa formazione. I raduni dei gruppi folk sono sempre stati sostenuti dalla popolazione trentina, soprattutto per far conoscere i balli di un tempo e per conoscere le realtà popolari che ci circondano”. Nel pomeriggio, in occasione del saluto ai partecipanti il presidente Ugo Rossi ha portato il saluto della Festa provinciale dell’emigrazione: “In val di Cembra, sull’altra sponda orografica dell’Avviso, centinaia di giovanni trentini di seconda e terza generazione sarebbero stati felici di essere stati qui per ribadire l’interesse verso la tradizione trentina e ribadire la loro voglia di appartenenza a questa terra bellissima. Con la vostra attività – ha continuato Rossi – ricordate il valore delle tradizione e dello stare insieme e l’importanza delle comunità vive, dove la vita è anche condivisione con chi è arrivato sul nostro territorio solo ieri ed è giusto che veda la tradizione e il senso di identità che voi rappresentate”. Dopo 24 anni il raduno torna nella valle del Fersina. “In questi anni siamo cresciuto e abbiamo raggiunto lo scopo principale di farci conoscere. Questa giornata deve essere un momento di ritrovo e di festa, soprattutto per i gruppi partecipanti”, ha ricordato il presidente dell’associazione Gruppi Folk del Trentino, Elio Srednik, sottolineando la valenza identitaria del raduno: “Queste iniziative contribuiscono a rafforzare la realtà di aggregazione e di riferimento folklorico provinciale, che è l’associazione dei Gruppi Folk, e recuperano un patrimonio culturale e popolare di primario valore”.

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Rossi: “Dall’emigrazione un insegnamento al rispetto della persona”

Comunicato 1677 del 08/07/2018

In val di Cembra si è conclusa oggi la Festa provinciale dell’Emigrazione

L’alta valle di Cembra ha ospitato oggi la giornata conclusiva della Festa provinciale dell’emigrazione, organizzata dall’Ufficio emigrazione della Provincia con l’associazione Trentini nel mondo e l’Unione delle famiglie trentine all’estero. Nel suo saluto ai partecipanti della Festa, il presidente dalla provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, ha ricordato le parole spese nella mattina da don Guido nel corso della Santa Messa, celebrata nella chiesa di Faver: “Qualsiasi festa è festa un esercizio di memoria perché ci richiama il senso profondo della propria terra. L’emigrazione non è solo un fenomeno del passato ma anche presente. Per questo motivo la Provincia sostiene l’impegno delle due nostre associazioni per rafforzare il senso della identità ai trentini di seconda e terza generazione che chiedono di riscoprire le proprie radici. Insieme stiamo costruendo una rete di trentini per il mondo che ci aiuta a portare i nostri valori in tutti i continenti”. Con i suoi quattro paesi, Faver, Grauno, Grumes e Valda, il Comune di Altavalle ha organizzato da giovedì 5 luglio ad oggi la Festa provinciale dell’emigrazione. Ricco il programma di eventi, che in questi quattro giorni ha compreso tavole rotonde, spettacoli teatrali, mostre sui vini trentini nel mondo, concerti e laboratori. La festa ha vissuto oggi la giornata finale con la messa celebrata a Faver e la sfilata per le vide del paese di Grumes. Alla cerimonia conclusiva hanno partecipato, oltre al presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, anche il sindaco di Altavalle Matteo Paolazzi, il presidente della Trentini nel Mondo Alberto Tafner e il presidente dell’Unione famiglie trentine all’estero Mauro Verones. Il presidente Rossi ha rivolto un appello affinché fenomeni complessi quali la migrazione vengano affrontati e valutati con la necessaria apertura: “Assieme è possibile. Solo se ci impegniamo tutti, solo se ascoltiamo tutti e assieme lavoriamo, sarà possibile avere a cuore la nostra terra e i nostri valori. Vivere in un luogo significa coniugare i diritti e i doveri dei cittadini di tutta la comunità, migranti compresi. Non possiamo illuderci di risolvere fenomeni, che arrivano da lontano, alzando muri o barriere. La storia dell’Europa, anche quella attuale, ci insegna che solo con l’unità e un percorso comune troveremo la migliore via al nostro futuro”. Un richiamo agli aspetti umani del fenomeno della migrazione è arrivato da Aperto Tafner, presidente di Trentini nel mondo: “Gli emigranti non hanno conoscenza delle diversità, noi trentenni siamo a favore di chi è uscito dal Trentino senza distinzioni: dietro ad oggi migrante c’è una persona, non sono dei numeri o dei bambolotti in balia anche delle onde del mare. Questa Festa trasmette a tutti un senso di solidarietà universale”. Un pensiero fatto proprio anche da Mauro Verones, presidente della seconda associazione, l’Unione delle famiglie trentine all’estero.

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