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Archivia per Aprile, 2017

Festival dell’Economia 2017: le parole dei protagonisti

Comunicato 961 del 27/04/2017

Rossi: “Un’occasione per proporre soluzioni concrete”

Torna dall’1 al 4 giugno il Festival dell’Economia di Trento, giunto alla sua dodicesima edizione. Premi Nobel, ministri, ed esperti provenienti da tutto il mondo discuteranno e si confronteranno, insieme al vasto pubblico dello Scoiattolo, il simbolo del Festival, sul tema “La salute disuguale”. Oggi, a Roma, nella sede della Casa Editrice Laterza, la presentazione del programma. Ecco alcuni spunti emersi nel corso della conferenza stampa. “Siamo perfettamente consapevoli – ha detto il presidente della Provincia Ugo Rossi – che la responsabilità dell’Autonomia speciale si gioca su un destino comune con il resto del Paese e con la nostra Repubblica, ma anche con un’idea d’Europa che noi vorremo fosse capace di valorizzare le esperienze positive dei territori e delle comunità. Per questo abbiamo voluto e sosteniamo il Festival dell’Economia, perché ci permette di avere una visuale ampia e di fornire un contributo al confronto e alla discussione, da cui possano scaturire idee e soluzioni concrete, utili anche livello nazionale. Il Festival ci ha insegnato molte cose, aprendo la strada ad importanti innovazioni, come quella del reddito di garanzia o di cittadinanza, che da alcuni anni in Trentino è strumento di equità e coesione sociale. Quest’anno – ha proseguito Rossi – ci piacerebbe dare un piccolo contributo su un tema specifico, che riguarda la salute ed i sistemi sanitari. Noi siamo un territorio particolare, di montagna, dove è più difficile coniugare la capillarità del servizio con la qualità. L’auspicio è che dal Festival possano arrivare proposte e riflessioni da applicare poi nelle nostre politiche pubbliche”. “Il Festival è diventato uno strumento di nutrimento culturale e di dialogo tra idee diverse – ha spiegato l’editore Giuseppe Laterza – un’esperienza che si rinnova ogni anno, con un numero di relatori che ormai viene a Trento e si ferma ad ascoltare e confrontarsi con altri relatori. Abbiamo in programma 70 incontri – ha aggiunto Laterza – a cui si aggiungono i 30 del programma partecipato, animato da associazioni e organizzazioni di varia natura. Ci saranno 70 relatori, di cui 40 non economisti. Un mix molto interessante anche per la diversa provenienza territoriale di chi interverrà al Festival”. “L’Università è per sua natura – ha detto il rettore dell’Università di Trento Paolo Collini – luogo dove la conoscenza si produce e si trasmette. Anche nel Festival l’Ateneo ritrova questa sua vocazione, declinata in luoghi diversi, meno consueti rispetto alle aule accademiche. Con il Festival si dà spazio a un dibattito serio, aperto e disponibile: un approccio che da sempre caratterizza anche il lavoro di ricerca. I giovani della nostra università, così come i loro coetanei di tutta Italia, vedono nel Festival un luogo votato al dibattito e all’incontro tra idee diverse. Per questo, come istituzione fortemente radicata sul territorio trentino, l’Ateneo offre anche quest’anno il proprio contributo con impegno e passione all’opera di costruzione di consapevolezza, che il Festival compie ogni anno”. “Se non c’è salute non c’è economia – ha detto Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, che interverrà al Festival per parlare del delicato tema dei vaccini. Ricciardi ha evidenziato come in Italia vi sia un’aspettativa di vita che varia fortemente fra le diverse regioni ed ha ricordato come vi sia correlazione diretta tra salute individuale e capacità collettiva di produrre. “Si tratta di un problema – ha detto – che va oltre il rapporto tra sanità ed economia, ma che coinvolge anche politica e costumi”. “La salute è una cosa troppo importante – ha detto Tito Boeri, direttore scientifico del Festival citando l’epidemiologo Michael Marmot – perché la si possa lasciare solo ai medici”. Gli economisti possono dare il loro contributo a chi lavora nel settore sanitario e salva vite umane. In Italia – ha aggiunto Boeri – c’è storicamente stato un atteggiamento di ostilità nei confronti della ricerca. Un problema che ha causato morti evitabili. Su molti vaccini siamo arrivati con 10 anni di ritardo rispetto ad altri Paesi. Nel 1978 abbiamo introdotto il sistema sanitario nazionale, ma non ci siamo preoccupati di osservare le disparità degli esiti. Si fanno pochi controlli generalizzati e non si controllano gli standard di qualità. É un tema molto serio, che sarà affrontato in vari forum durante il Festival. Il contributo degli economisti può essere cruciale anche perché c’è un problema di finanziamento della salute in un Paese, come il nostro, che cresce poco. Per questo è essenziale approfondire il tema del welfare aziendale e ci chiederemo – ha detto ancora Boeri – se le persone che hanno redditi oltre un certo livello non debbano pagare i servizi sanitari e quindi ripensare l’universalità del trattamento. Dobbiamo, infine, chiederci come mai pochi europei vengono ad usare i nostri servizi sanitari che, in alcune aree come il Trentino dove, ad esempio, c’è un centro di Protonterapia all’avanguardia, sono a livelli di assoluta eccellenza. Il Festival – ha concluso – vuole come sempre essere un’occasione non solo di analisi, ma anche per confrontarsi sui problemi concreti, al fine di far emergere indicazioni utili per il nostro Paese”.

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Festival dell’Economia 2017: “La salute disuguale”

Comunicato 959 del 27/04/2017

Dall’1 al 4 giugno torna il tradizionale appuntamento a Trento

“Le differenze nelle condizioni di salute e nella longevità delle persone – scrive Tito Boeri, direttore scientifico del Festival dell’Economia di Trento – sono talvolta ancora più marcate che le differenze nei livelli di reddito. Il Gabon ha un reddito medio, a parità di potere d’acquisto, superiore a un terzo di quello medio degli Stati Uniti, ma in Gabon muoiono nel primo anno di vita 5 bambini su 100 nati vivi, mentre negli Stati Uniti questo avviene per 5 bambini su 1000. Vi sono profonde differenze nella speranza di vita anche all’interno degli Stati Uniti: chi nasce e vive nelle zone rurali, che hanno regalato la vittoria a Donald Trump, vive mediamente fino a 30 anni in meno di chi vive nelle grandi città. Quando si parla di mobilità sociale, un tema di cui ci siamo occupati in precedenti edizioni del Festival, ci si sofferma per lo più sulla posizione delle persone nella scala dei redditi e ci si dimentica spesso che la dimensione più importante dell’uguaglianza delle opportunità è legata alla possibilità di condurre una vita sana e di poter gioire di un invecchiamento attivo. A volte le differenze osservate nei livelli di salute sono riconducibili al diverso grado di “educazione alla salute” degli individui. Una migliore conoscenza dei rischi della salute e delle possibilità di cura potrebbe favorire una vita sana senza aggravio di costi ed evitare fenomeni di malati-silenti o malati-scoraggiati, che non utilizzano al meglio le cure e le prestazioni sanitarie disponibili, perché poco informati sull’offerta di servizi e sui propri diritti. Sono tutti esempi di questioni molto rilevanti sulle quali gli economisti possono aver molto da dire. Come in precedenti edizioni – conclude Boeri – si gioveranno d’interazioni con scienziati di altre discipline, questa volta con una maggiore attenzione alle cosiddette scienze dure, da cui dipendono, dopotutto, gli straordinari progressi della medicina negli ultimi 50 anni”. Il Festival si aprirà nel pomeriggio di giovedì 1 giugno, con la conferenza del professor Alvin E. Roth, premio Nobel dell’Economia 2012, che esplorerà il complesso tema dello scambio di reni, fra vincoli etici e normativi. Nella stessa giornata, Silvio Garattini, dottore in medicina, presenterà l’incredibile esperienza dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, un unicum nel panorama italiano, di cui è fondatore e direttore.

Venerdì 2 giugno arriverà a Trento la ministra della salute Beatrice Lorenzin, per un dialogo a tutto campo sulla sanità italiana. Nel pomeriggio, il professor Alan B. Krueger, della Princeton University, analizzerà il legame fra salute e mondo del lavoro, mentre l’ex premier Enrico Letta presenterà, per il ciclo Incontri con l’autore (curato da Tonia Mastrobuoni), il libro “Contro venti e maree. Idee sull’Europa e sull’Italia”. Poi ci sarà Michael Marmot, professore di epidemiologia presso l’University College London e presidente della World Medical Association, che approfondirà il rapporto fra salute e ingiustizia sociale. Chiuderà la seconda giornata del Festival Gino Strada, fondatore di Emergency, l’associazione che da anni offre cure mediche e chirurgiche gratuite e di alta qualità alle vittime delle guerre e della povertà. Sabato 3 giugno interverrà al Festival Nemat Shafik, la prima donna chiamata a dirigere la London School of Economics and Political, che assieme a Massimo Gaggi discuterà dello stato di salute del dibattito pubblico in Europa e negli Stati Uniti. Nel pomeriggio torna a Trento il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan per dialogare sulla difficile sfida dello sviluppo in Italia e in Europa, dove soffia il vento del nazionalismo e del populismo. Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Italiano Superiore di Sanità, affronterà, invece, il delicato tema dei vaccini, una questione essenziale per la nostra salute. Sempre sabato ci sarà, inoltre, la conferenza di un altro premio Nobel per l’Economia, il professor Jean Tirole, che parlerà di etica dei mercati e di responsabilità sociale delle imprese. L’ultima giornata del Festival, domenica 4 giugno, si aprirà con Federico Rampini, editorialista e corrispondente de “la Repubblica” da New York, che ci racconterà l’America di Trump nello Spotlight (formato riconfermato anche quest’anno) Stranieri a casa loro. Poi sarà la volta della presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, che presenterà le tesi del suo libro “La comunità possibile. Una nuova rotta per futuro dell’Europa”. Nel pomeriggio tornerà alla kermesse dello scoiattolo anche Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, per un ragionamento a 360° sulle prospettive del Paese. Il Festival si chiuderà con la conferenza del professor Olivier Blanchard, Chief Economist del Fondo Monetario Internazionale, sollecitato da Tito Boeri, per capire quali lezioni trarre dai quattro giorni di discussione. Un altro Spotlight di sicuro interesse: L’Europa dopo le elezioni francesi con Sergio Fabbrini, Jean Pisani-Ferry Luigi Zingales, è in programma sabato 3 giugno alle 18.30. Visto il successo di pubblico delle precedenti edizioni, torna l’appuntamento con CinEconomia, a cura di Marco Onado e Andrea Landi: ogni sera, presso il cinema Modena, proposte cinematografiche legate al tema del Festival. Confermati i Forum a cura de lavoce.info e gli appuntamenti con le parole chiave, che quest’anno sono: universalismo, fragilità e sostenibilità. Novità della dodicesima edizione i format Diamo i Numeri, per capire come leggere e utilizzare le statistiche e Voci in Scena, alcuni spettacoli teatrali che hanno come sfondo le questioni affrontate dal Festival. Torna anche il concorso EconoMia, realizzato con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), dell’Associazione Europea per l’Educazione Economica, del Dipartimento della Conoscenza della Provincia autonoma di Trento e dell’Istituto Tecnico Economico “Bodoni” di Parma. I venti giovani vincitori del concorso riceveranno in premio l’ospitalità a Trento nelle giornate del Festival e un assegno di 200 euro ciascuno. Come sempre, l’ingresso a tutti gli eventi è libero e gratuito fino ad esaurimento posti. Non è prevista la prenotazione. L’accesso agli eventi in programma al Teatro Sociale e all’Auditorium Santa Chiara avviene con voucher, distribuiti presso le biglietterie a partire da due ore prima dell’inizio di ogni evento.

La squadra del Festival

Il Festival dell’Economia di Trento è promosso da Provincia autonoma di Trento, Comune di Trento e Università degli studi di Trento.

Direttore scientifico: Tito Boeri

Progettato dagli Editori Laterza in collaborazione con Superfestival – Salone Internazionale del Libro di Torino.

Partner: Intesa Sanpaolo

Main Sponsor: Hydro Dolomiti Energia, Sanofi

Media partner: Handelsblatt, Rai Radio 1, Rai Radio 3, Scienzainrete

Sponsor: A22 Autostrada del Brennero, Exprivia, Fondazione MSD, Grant Thornton, Humanitas, Mezzacorona-Rotari.

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Ugo Rossi: “Alla coscienza di ciascuno di noi la responsabilità di non dimenticare”

Comunicato 941 del 25/04/2017

A Trento le cerimonie per il 25 aprile

Una cerimonia non certo rituale, ma come sempre molto sentita, quella che si è svolta questa mattina a Trento per celebrare la Festa della Liberazione. Dopo la deposizione delle corone presso le lapidi di Palazzo Thun, un corteo, composto dai rappresentanti delle istituzioni civili e militari, delle associazioni e da tanti cittadini, ha raggiunto i luoghi simbolo della lotta antifascista. Il monumento ai Caduti in piazza della Portela, la targa in memoria degli ex internati davanti al Palazzo della Provincia, la Galleria dei Partigiani in piazza Cesare Battisti ed infine piazza Mario Pasi, il partigiano trentino medaglia d’oro, morto nel 1945. La Cerimonia di commemorazione si è tenuta presso Palazzo Geremia, con l’esibizione della corale “Bella Ciao”. Ecco l’intervento del presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi. “Ci ritroviamo qui in questa bellissima sala ricca di storia e significativa per tutti noi trentini per ricordare il 72° anniversario della Resistenza, della Liberazione e della fine della Seconda guerra mondiale. Ad essere più precisi, siamo qui a ricordare la liberazione dell’Italia dal giogo nazi-fascista ad opera, non solo delle armate angloamericane ma anche con il contributo importante della Resistenza partigiana così come dei reparti dell’esercito regolare italiano. E’ da qui che parte il percorso che conduce all’Italia democratica e alla Costituzione, che fu poi votata con le elezioni e il referendum del 2 giugno 1946. A buon diritto, sul versante scientifico, gli storici ci ricordano che nel territorio trentino inserito dopo l’8 settembre 1943 nella Zona d’operazioni delle Prealpi, non si registrò la presenza di così grandi formazioni partigiane come nelle province di Vicenza e di Belluno. Senza addentrarmi in questioni che esulano dai miei compiti istituzionali, penso che, comunque, la ricerca storica debba continuare ad esercitare la sua funzione di indagine libera e anche critica su tutti gli aspetti di un’epoca. Se necessario aggredendo zone d’ombra ancora esistenti e retaggi ideologici di qualsiasi tipo. Tanto più in Trentino dove la storiografia può contare su prestigiosi centri e fondazioni. Guardando poi ai lutti e alle tragedie di un simile passato da un versante più strettamente umano, non ho nemmeno difficoltà a condividere la consapevolezza, espressa da grandi letterati come Cesare Pavese, allorché ci ricordano che la morte violenta di un giovane di 20 anni non conosce differenze. Quello che però noi – oggi come ieri – non possiamo permettere è pensare che si possa porre sullo stesso piano la scelta fascista e quella antifascista. Perché se è vero che nell’antifascismo si sono incontrate posizioni politiche molto diverse è anche vero che solo da questo incontro è potuta nascere l’Italia democratica di oggi. E con essa una nuova Europa, che ci ha assicurato il più lungo periodo di pace mai vissuto nell’età moderna. Per questo oggi noi non possiamo dimenticare i martiri della nostra Resistenza. Quando un uomo come Giannantonio Manci arriva alla scelta del suicidio per non fornire informazioni sotto tortura, io penso che sia il futuro di tutto un popolo – in questo caso il popolo trentino – a trarne beneficio in termini di giustizia e libertà. Da presidente di una provincia autonoma, non posso nemmeno dimenticare come attraverso i contatti epistolari intercorsi tra uomini che militarono nella Resistenza si sia saputo dare un importante contributo alla costruzione di un autonomismo democratico di stampo federalista. Certo, si tratta di tasselli autonomistici che già nell’immediato dopoguerra si sarebbero trovati a confrontarsi tra loro anche duramente. Ma è comunque anche grazie alla loro esistenza che in Trentino si consoliderà ulteriormente la nostra “costituzione non scritta” volta all’autogoverno, ben prima dell’Accordo De Gasperi-Gruber, e subito dopo il 1945 matureranno le condizioni per poter portare in piazza, con migliaia di persone, le istanze di autogoverno e di autonomia – anzitutto con l’esperienza dell’Asar, poi con il riconoscimento da parte della nostra Repubblica, con una scelta seria e positiva, della pratica dell’autogoverno per tutti questi anni. Più in generale, senza la lotta antifascista non sarebbe stato mai possibile chiedere a tutti i trentini uno sforzo suppletivo per riconciliarsi con la propria storia secolare, coniugando libertà e autonomia e al tempo stesso costruendo una nuova convivenza con i sudtirolesi dopo lo sciagurato tentativo di italianizzazione imposto dal fascismo. In tempi in cui il vento del nazionalismo torna ad alzarsi in tutta Europa è dunque importante, ma anzitutto giusto, ricordarci di questo passato. Alle famiglie, alla scuola, ai partiti, ai sindacati, alle associazioni, ma anzitutto alla coscienza civile di ciascuno di noi la responsabilità di far sì che simili sacrifici e tragedie non solo non siano dimenticati, ma diano gambe e cuore ai valori e alle istituzioni della società presente e futura”.

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Il Tour of the Alps dà l’addio a Michele: “Un esempio per tutti”

Comunicato 936 del 22/04/2017

Commozione fra gli organizzatori per la scomparsa di Scarponi che aveva concluso la gara ieri a Trento

“Siamo sconvolti. Fino a poche ore fa Michele Scarponi era qui tra noi, grande protagonista e vincitore di una tappa del Tour of the Alps conclusosi a Trento. Pensare che, tornato a casa venerdì sera abbia avuto appena il tempo di riabbracciare la moglie e i suoi bambini prima che il destino lo strappasse alla vita è un dolore indescrivibile per tutta la grande famiglia del ciclismo. Era anche un campione di simpatia. Ai ritrovi di partenza era il più disponibile al rito degli autografi, con il suo sorriso e il suo gusto per la battuta. Siamo felici di avergli regalato l’ultima vittoria. Ma questo ci fa sentire ancora più parte del dolore dei suoi cari”. Giacomo Santini, Presidente del G.S. Alto Garda, commenta cosi, con parole rotte dall’emozione, la tragica notizia della morte di Michele Scarponi stamane, travolto da un furgone mentre era in allenamento. “Lunedì a Innsbruck, al Tour of the Alps, Michele era tornato alla vittoria dopo molto tempo, e questa notizia ci lascia senza fiato – aggiunge Maurizio Evangelista, General Manager del Tour of the Alps – considerando che ci eravamo lasciati da poche ore. Non ci sono parole per esprimere alla famiglia un dolore così forte, che é poi quello di tutto il ciclismo. Michele Scarponi era un grande professionista innamorato del suo mestiere, e soprattutto una persona squisita, sempre gentile e disponibile con tutti. Il suo esempio deve restare per sempre nella memoria di coloro che praticano questo sport”. Nato a Jesi il 25 Settembre 1979, Michele Scarponi ha vissuto nel 2011 la migliore annata della sua carriera, conquistando il Giro del Trentino ed il Giro d’Italia, quest’ultimo a seguito della squalifica di Alberto Contador. Nella corsa del GS Alto Garda si è classificato anche secondo nel 2007, quarto nel 2010 e quest’anno, nel 2017, quando è riuscito anche a centrare il suo unico successo di tappa nella frazione inaugurale, Kufstein-Innsbruck, rompendo un digiuno di tre anni ed indossando la maglia di leader della corsa. Negli anni aveva inoltre instaurato un sincero rapporto di amicizia con Lina e Nerino Ioppi, all’epoca responsabili dell’organizzazione. Venerdì era rientrato a casa nelle Marche in tarda serata. Stamane alle 8 era già in bici: la sua grande professionalità e l’amore per il ciclismo non meritavano un destino così crudele.

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