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Archivia per Giugno, 2016

Il governatore Rossi incontra il nuovo procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello Ilarda

Comunicato 1435 del 30/06/2016

ilarda

Un incontro cordiale quello che si è tenuto questa mattina in Provincia fra il governatore Ugo Rossi e il nuovo procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Trento, Giovanni Ilarda, che ha sostituito Giovanni Pescarzoli. Al momento dell’insediamento il procuratore aveva definito la giustizia trentina un’eccellenza riconosciuta non solo a livello italiano ma anche europeo. L’auspicio – ha sottolineato il governatore Ugo Rossi – è che si prosegua nel solco di un rapporto di collaborazione ampiamente positivo e consolidato. Il procuratore Ilarda, dopo la nomina del 19 aprile scorso del Consiglio Superiore della Magistratura, si è insediato il 9 giugno con una cerimonia ufficiale nell’aula della Corte d’appello di Trento. Si tratta della prima esperienza lavorativa in Trentino. Nato in provincia di Palermo, laureato in Giurisprudenza, prima del conferimento di questo incarico ha svolto, dal 2009, le funzioni di Ispettore generale capo del Ministro della Giustizia. Ha svolto le funzioni di giudice presso il Tribunale di Agrigento dal 1979 al 1985 e successivamente quelle di Pubblico ministero negli anni di piombo e delle stragi in Sicilia, prima come Sostituto procuratore della Repubblica e componente della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, dal 1985 al 1994, poi dal 1994 sino al 2008, come Sostituto procuratore generale, occupandosi soprattutto di processi contro la criminalità organizzata.

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Approvata dalla Commissione dei 12 la norma di attuazione sulla Giustizia

Comunicato 1423 del 28/06/2016

Rossi: “Tagliato un altro traguardo di legislatura. Un’ottima maniera per sviluppare la nostra Autonomia”

La Commissione dei 12 ha approvato oggi la norma di attuazione dello Statuto di Autonomia in materia di uffici giudiziari. La norma, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2017, riconduce alla Regione Trentino Alto Adige, con la possibilità di una delega alle Province autonome di Trento e Bolzano dietro parere positivo del Ministero della Giustizia, delle competenze amministrative e organizzative riguardanti il personale degli uffici giudiziari del Trentino Alto Adige. La norma era stata approvata una prima volta nel dicembre 2014. Successivamente era stata perfezionata nell’ambito di un confronto con i ministeri interessati, fino ad arrivare all’approvazione di oggi. “Tagliamo un importante traguardo di legislatura, al termine di un lavoro lungo e paziente – sottolinea il governatore del Trentino Ugo Rossi, che ringrazia i componenti della Commissione e il suo presidente per il loro impegno – . Era, questo, uno degli elementi significativi dell’accordo che avevamo siglato con il Governo. L’importanza della norma, che dovrà ricevere ora il via libera del Consiglio dei Ministri, va letta nella sua capacità di rendere ancora più competitivo il nostro territorio, dal momento che essa può andare ad incidere sulla velocità e sul buon funzionamento dei meccanismi giuridici. In un contesto come quello italiano è naturalmente un elemento importante. Questo modo di procedere rappresenta una ottima maniera per sviluppare la nostra Autonomia, in un’ottica di collaborazione fra i nostri due territori e fra essi e lo Stato”.

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Presentato il volume “Avremo l’energia dai fiumi. Storia dell’industria idroelettrica in Trentino”

Comunicato 1421 del 28/06/2016

Rossi: “Un lavoro fondamentale per la storia del Trentino”

idroelettrico

Tutto esaurito ieri pomeriggio alla sala conferenze della Centrale di Santa Massenza per la presentazione del volume “Avremo l’energia dai fiumi. Storia dell’industria idroelettrica in Trentino”, dove è intervenuto anche il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi. “Un lavoro fondamentale per la storia del Trentino – ha detto Ugo Rossi – che fa il punto su un tema centrale non solo per la storia economica di questo territorio ma, più in generale, per la storia politica e istituzionale”. Insieme al presidente della Provincia erano presenti i curatori dell’opera Alessandro de Bertolini e Renzo Dori, il direttore di Hydro Dolomiti Energia Lorenzo Cattani, il presidente del Gruppo Dolomiti Energia Rudi Oss, il presidente della Fondazione Museo storico del Trentino Giorgio Postal e il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi. Tra il pubblico anche alcuni degli studiosi che hanno contribuito alla miscellanea di saggi presente nel volume, tra Antonio Bernabè, Bruno Maiolini, Maria Cristina Bruno e Tommaso Baldo. Il lavoro, edito dalla Fondazione Museo storico del Trentino e suddiviso in due volumi (il primo di 398 pagine presenta una raccolta di saggi che analizza l’argomento da punti di vista differenti, il secondo di 424 pagine offre una descrizione di tutte le grandi derivazioni idroelettriche presenti in Trentino suddivise per asta fluviale e per impianto) è stato presentato insieme a una breve clip audiovisiva a cura della Fondazione Museo del Trentino tratta dal documentario “Ricordi dalla collina” per la regia di Lorenzo Pevarello. Erano presenti nella selezione la voci di alcuni testimoni dell’epopea idroelettrica in Trentino e qualche spezzone dei filmati d’epoca realizzati durante la costruzione della centrale di Santa Massenza su commissione della Società Edison. Prima di entrare nel merito del lavoro, gli interventi hanno subito posto l’attenzione sul carattere virtuoso del rapporto di collaborazione fra Fondazione Museo storico del Trentino ed Hydro Dolomiti Energia, la società del Gruppo Dolomiti Energia che ha sostenuto la pubblicazione dell’opera. Successivamente i relatori al tavolo hanno presentato l’opera nei suoi contenuti tracciando contestualmente un breve profilo della situazione sociale ed economica che, durante il secolo scorso, vide affermasi lo sviluppo dell’industria idroelettrica in Trentino. La scelta di intraprendere la via dell’idroelettrico cominciò con la sfida tardo-ottocentesca di elettrificare la città durante l’amministrazione di Paolo Oss Mazzurana, podestà di Trento per più mandati tra gli anni settanta e gli anni novanta. A quell’epoca, lo sfruttamento dell’acqua come strumento per ottenere energia elettrica rappresentava una strada innovativa e portava con sé grandi aspettative, ma era realizzato in un’ottica di soddisfacimento delle esigenze preminentemente locali. Nei decenni successivi l’iniziativa municipale dovette misurarsi con un contesto di forti cambiamenti dovuto allo scoppio delle guerre mondiali, alle difficoltà del periodo infrabellico e al dopoguerra. La prima metà del secolo scorso vide l’arrivo in Trentino di grosse società che, muovendo enormi capitali, assunsero di fatto la spinta propulsiva per la realizzazione dei grandi cantieri idroelettrici. idroelettrico2 Dagli anni venti agli anni sessanta tutte le principali aree del Trentino furono interessate dalla corsa al “carbone bianco”, guidata dai maggiori gruppi industriali del paese. Un fenomeno che non si limitò al territorio provinciale ma che coinvolse gran parte dell’Arco alpino. Il protagonismo del Comune di Trento rappresentò dapprincipio un robusto impulso a quello che si mostrava, agli albori del Novecento, come un settore nascente dell’economia locale e della futura industrializzazione. Ciò che accadde successivamente mostrò invece una lenta ma costante esautorazione delle amministrazioni locali dal ruolo di iniziativa e di governo del comparto idroelettrico a favore degli interessi delle maggiori industrie italiane, le quali, in Trentino, erano attirate dalla possibilità di produrre grandi quantità di energia da vendere sui mercati dell’Italia del nord, dove la domanda era in aumento. Fino a quando, con legge parlamentare numero 1643 del 6 dicembre 1962, lo Stato nazionalizzò il settore della produzione e distribuzione dell’energia elettrica. In questo quadro, il lavoro della Fondazione Museo storico del Trentino ha tentato di ricostruire nei volumi un percorso di storia il più obbiettivo possibile cerando di restituire sia la dimensione “dell’epopea idroelettrica” sia la dimensione “dell’assolto idroelettrico”. Lo sviluppo dell’idroelettrica, quindi, come motore di crescita per il territorio del Trentino ma anche come elemento di grande criticità. I grandi cantieri hanno portato occupazione, contribuendo a rallentare l’emigrazione, ma hanno contemporaneamente fatto emergere il problema delle dure condizioni d’impiego sul posto di lavoro. La costruzione dei bacini artificiali, di sbarramenti e opere di derivazione su tutte le principali aste fluviali della provincia ha segnato un importante passo avanti nell’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, ma le opere realizzate hanno generato una modificazione del paesaggio decisiva e irreversibile occupando forzatamente porzioni di territorio, ponendo problemi di tipo urbanistico nei rapporti con la popolazione e di tipo idrologico in tema di alterazione della quantità e della qualità delle acque dei torrenti alpini. La sfida del lavoro è stata quella di restituire la storia nella sua complessità cercando di inserire gli eventi in un quadro il più possibile obiettivo. Le fonti utilizzate sono quelle dei tradizionali strumenti della storia, dagli archivi di impresa alla documentazione di settore, con un riguardo particolare alle fonti fotografiche e alle fonti orali.

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Lavis, abbassamento della linea ferroviaria e spostamento della stazione, si parte

Comunicato 1419 del 28/06/2016

Oggi la consegna dei lavori, che dovranno essere terminati entro il 14 marzo 2018

lavis

Un intervento atteso dalla comunità, importante sotto il profilo urbanistico, della viabilità, della sicurezza, dell’intermodalità, dell’efficienza del sistema complessivo dei trasporti su rotaia: attorno a questi temi hanno ruotato gli interventi di presentazione della “consegna dei lavori”, alla ditta incaricata di eseguirli, di abbassamento in trincea della linea ferroviaria Trento-Malè, a Lavis, e di spostamento della relativa stazione. Alla presenza del governatore Ugo Rossi e dell’assessore provinciale alle infrastrutture e all’ambiente Mauro Gilmozzi, con la firma dei documenti di rito, che si è tenuta questa mattina presso il piazzale della Cantina “La Vis”, è stato formalmente avviato il cantiere che dovrà essere chiuso entro il 14 marzo 2018. Si tratta di un progetto per cui è previsto un importo totale di ventiquattro milioni di euro. Rossi: “Il Trentino investe. Quest’opera vuol dire ottimismo, lavoro per le imprese, guardare al futuro con fiducia”. “Questo intervento – ha aggiunto l’assessore Gilmozzi – vuole essere una risposta alle esigenze espresse dalla comunità e contribuire a modernizzare il trasporto su rotaia in Trentino, anche nella prospettiva di un’utilizzo legato al trasporto urbano, come previsto dal progetto Nordus. Rappresenta poi una notevole iniezione di risorse a vantaggio delle imprese e del lavoro e va ad aggiungersi ad altri interventi pubblici di prossima realizzazione come la rotatoria di Campotrentino, il depuratore Trento 3, la Circonvallazione di Pieve di Bono Prezzo, per un totale di oltre 200 milioni di euro investiti sul territorio. Rappresenta anche una sfida per Trentino Trasporti che dovrà utilizzare e gestire questa nuova infrastruttura”. “E’ un’opera di importanza fondamentale – ha detto la presidente di Trentino Trasporti Monica Baggia – perché va nella direzione di modernizzare e valorizzare ulteriormente i collegamenti ferroviari presenti in Trentino”. Dell’attesa per questi lavori e dell’opportunità di ricomporre il tessuto urbano ha parlato il sindaco di Lavis Andrea Brugnara. Con questo intervento si vogliono migliorare le condizioni di sicurezza e la qualità della vita degli abitanti di Lavis. Si vogliono inoltre eliminare gli ultimi due passaggi a livello che attualmente dividono l’abitato e creano problemi al traffico, sia sulla viabilità locale che sulla vicina arteria statale. Con la soppressione del passaggio a livello di via Paganella sarà possibile realizzare una nuova rotatoria al posto dell’attuale incrocio regolato da semafori. La nuova stazione consentirà, senza attraversamenti a raso dei binari, la salita e discesa dai convogli in sicurezza. Ci sarà poi un parcheggio di attestamento con oltre 100 nuovi posti auto, per favorire lo scambio gomma-rotaia. Si creeranno inoltre preziosi spazi interni all’abitato, utili per nuove soluzioni urbanistiche. Prende avvio quindi, con questo intervento, un generale riassetto dell’intero sistema di collegamenti fra le diverse parti del territorio comunale di Lavis e fra queste e Zambana, la Val di Cembra e Trento nord, con positive ricadute sull’intero sistema di trasporto urbano. In quest’ottica è stata prevista la realizzazione, per tutta la tratta dell’intervento, di un percorso ciclopedonale che dall’Avisio, a Sud, arriverà fino alla zona del cimitero, a Nord. Il raddoppio del binario da via Paganella fino alla stazione di Zambana consentirà, nell’immediato, il miglioramento dell’esercizio ferroviario con ottimizzazioni sui tempi di incrocio ed, in prospettiva, la realizzazione del terminale del servizio di tipo urbano. Il nuovo tracciato in abbassamento avrà inizio poco a sud di via Zandonai e tornerà in superficie immediatamente prima del ponte sull’Avisio, attraversando la zona ovest dell’abitato di Lavis.

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