Archivia per Maggio, 2016

Festival dell’Economia 2016: dal 2 al 5 giugno torna il tradizionale appuntamento a Trento. Quest’anno si discute dei “Luoghi della crescita”

Comunicato 851 del 05/05/2016

economia

“La geografia economica del mondo segnala una crescente concentrazione della crescita economica in relativamente poche grandi città in grado di attrarre capitale umano e di stimolare l’innovazione. La gerarchia economica non solo dei paesi, ma anche delle città è profondamente cambiata ed è in continua evoluzione. Ci sono molte “new entry” e molte retrocessioni nelle gerarchie urbane del mondo. Lo studio della crescita economica e demografica di queste nuove realtà è fondamentale per capire non solo gli ingredienti che sono necessari per la crescita economica, ma anche il loro mix ottimale e le ricette che occorre applicare se la si vuole stimolare”. Partendo dall’analisi del direttore scientifico Tito Boeri, il Festival dell’Economia di Trento, giunto alla sua undicesima edizione, proporrà un serrato confronto tra economisti, personalità politiche e istituzionali, ricercatori e giornalisti provenienti da ogni parte del mondo, che indagheranno appunto su “I luoghi della crescita”. “La decima edizione del Festival – spiega Tito Boeri – ci ha fatto intuire quanto il contesto urbano, e l’ampiezza e la natura delle reti di relazioni che permette di sviluppare, siano importanti nel promuovere o inibire la mobilità sociale. Questa undicesima edizione vuole studiare più a fondo il territorio, affrontando un’area riscoperta solo di recente dagli economisti: l’economia dello spazio, della geografia. Ospiteremo economisti, urbanisti, demografi e sociologi esperti di processi di agglomerazione. Daremo spazio a chi ha oggi o ha avuto in passato un ruolo attivo nel governo di questi territori, consapevoli che la crescita rapida o il declino di un’area pongono complessi problemi di governance, non solo a livello locale”.

Il Festival si aprirà giovedì 2 giugno con la conferenza del professor Enrico Moretti, economista presso l’Università della California di Berkley, che esplorerà il tema della nuova geografia del lavoro. Nella stessa giornata, l’indiano Kaushik Basu, Senior Vice-President della Banca Mondiale, analizzerà le radici della crisi e le prospettive future, soprattutto delle economie emergenti. Mentre la sera, due grandi architetti, come Mario Botta e Vittorio Gregotti, dialogheranno su come inventare gli spazi pubblici, nel rapporto fra creatività e vincoli urbanistici e di mercato. La giornata del 2 giugno, Festa della Repubblica, si concluderà all’Auditorium S.Chiara, con il concerto del coro e dell’orchestra del Conservatorio Bonporti di Trento e Riva del Garda.

Venerdì 3 giugno la parola passa ai territori, con i governatori di Trentino, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia Ugo Rossi, Debora Serracchiani e Roberto Maroni che si confronteranno sui temi della crescita e delle politiche regionali. Mentre Jörg Asmussen, già membro del board della BCE e sottosegretario di Stato presso il Ministero federale tedesco del lavoro e degli affari sociali, discuterà del futuro dell’Unione europea dal punto di vista della Germania. Si parlerà anche di come il grande flusso di rifugiati verso l’Europa ponga sfide diverse rispetto all’immigrazione per motivi strettamente economici, con la conferenza di Christian Dustmann professore di Economia all’Università College di Londra e Direttore del Centro per la ricerca e l’analisi delle migrazioni. L’editorialista e corrispondente dagli Stati Uniti della “Repubblica”, Federico Rampini, proporrà, invece, una suggestiva comparazione fra New York e San Francisco, fra diversità e conflitti. Mentre Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, stimolerà il pubblico del Festival con una riflessione sulla geografia della corruzione.

Sabato 4 giugno, François Villeroy ed Ignazio Visco, governatori delle Banche di Francia e d’Italia, si confronteranno sull’ipotesi di istituire un ministero delle finanze europeo. Nella stessa giornata interverrà al festival, sul tema dei “luoghi della crisi”, anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e ci sarà la lezione di Raj Chetty sul rapporto fra geografia e longevità.

Domenica 5 giugno saranno a Trento due ministri, quello del Lavoro Giuliano Poletti e quello dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Il Festival chiuderà alle 18.30 al Teatro Sociale con la conferenza del premio Nobel 2001 in Scienze Economiche Michael Spence, che assieme a Tito Boeri analizzerà le prospettive della crescita in una discussione ad ampio raggio, alla luce delle idee e degli spunti emersi durante la kermesse.

Fra le novità di quest’anno un nuovo formato: Spotlight. Si tratta di tre approfondimenti (uno al giorno) su tre vicende che agitano l’attuale dibattito economico: Il caso Atlante (Alessandro Penati, venerdì 3 giugno alle 17.30); i Panama Papers (Vincenzo Visco sabato 4 giugno alle 10.00) e la vicenda Mondadori Rizzoli (Marco Gambaro, domenica 5 giugno alle 17.00).

Visto il successo di pubblico delle precedenti edizioni, torna l’appuntamento con CinEconomia, a cura di Marco Onado e Andrea Landi: ogni sera, presso il cinema Modena, proposte cinematografiche legate al tema del Festival.

Confermati gli Incontri con l’autore, curati da Tonia Mastrobuoni, presso la Biblioteca comunale, i Forum a cura de lavoce.info e gli appuntamenti con le parole chiave, che quest’annosaranno: agglomerazioni, immigrati e criminalità, centri e periferie.

Non mancherà il format Nella Storia con Adriano Prosperi e Franco Cardini che declineranno il tema del Festival richiamando alcune significative vicende storiche.

Torna anche il concorso EconoMia, realizzato con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), dell’Associazione Europea per l’Educazione Economica, del Dipartimento della Conoscenza della Provincia autonoma di Trento e dell’Istituto Tecnico Economico “Bodoni” di Parma. I venti giovani vincitori del concorso riceveranno in premio l’ospitalità a Trento nelle giornate del Festival e un assegno di 200 euro cadauno. Il concorso ha tra i suoi obiettivi la promozione di una più solida e diffusa cultura economica tra gli studenti di tutti gli indirizzi scolastici e quindi anche una migliore alfabetizzazione economica del Paese.

Come sempre, l’ingresso a tutti gli eventi è libero e gratuito fino ad esaurimento posti. Non è prevista la prenotazione. L’accesso agli eventi in programma al Teatro Sociale e all’Auditorium Santa Chiara avviene con voucher, distribuiti presso le biglietterie a partire da due ore prima dell’inizio di ogni evento.

La squadra del Festival

Direttore scientifico: Tito Boeri

Comitato promotore: Provincia autonoma di Trento, Comune di Trento e Università degli studi di Trento

Progettato dagli Editori Laterza in collaborazione con il Gruppo 24 Ore e Handelsblatt

Partner: Intesa Sanpaolo

Main Sponsor: Gruppo Dolomiti Energia

Sponsor: A22 Autostrada del Brennero

www.festivaleconomia.it

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La riforma dello Statuto di Autonomia e il futuro dei Ladini

Comunicato 844 del 04/05/2016

Incontro ieri a Moena con i presidenti delle Province autonome Rossi e Kompatscher

ladini

La riforma dello Statuto di Autonomia può e deve essere un’occasione preziosa anche per valorizzare il ruolo delle le minoranze linguistiche, a partire da quella Ladina; questa la comune convinzione espressa ieri dai presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano Ugo Rossi e Arno Kompatscher, nell’incontro pubblico tenutosi a Moena, per iniziativa del gruppo consiliare della Ual-unione autonomista ladina, e introdotto dall’assessore regionale Giuseppe Detomas. Presenti nell’aula magna del polo scolastico, che ha ospitato l’evento, tutte le principali autorità della valle di Fassa, e anche molti cittadini. “In questo percorso – ha sottolineato Rossi – rientra anche la problematica della distribuzione geografico-amministrativa della minoranza Ladina, e di una sua futura rappresentanza politica in chiave maggiormente unitaria, al di la’ degli attuali confini provinciali”. “L’identità si costruisce attorno ad elementi anche valoriali – ha ricordato Detomas in apertura di serata – e in questa fase mi pare che su questo non si rifletta abbastanza. Certo, mettere sotto i riflettori i nostri valori costitutivi può rappresentare un rischio, specie ora che l’Autonomia del Trentino Alto Adige viene vista con sospetto dagli altri territori, ma è un rischio da correre. Dobbiamo considerare innanzitutto i cambiamenti intervenuto in Europa dalla fine degli anni 80 ad oggi. Rispetto alla prima stagione autonomistica, prima la caduta del comunismo, poi il trattato di Schengen, hanno cambiato il valore dei confini e anche, di riflesso, la dialettica fra minoranze linguistiche e stati nazionali. Parimenti sono cambiati parametri e valori economici, come quello della nostra produzione idroelettrica, un tempo considerata strategica. Tutto questo impone delle riflessioni. Dobbiamo davvero pensare cosa tenere, quali sono gli elementi identitari che ancora ci contraddistinguono in maniera forte, qui, in un territorio a cavallo fra due province. Una cosa è certa: la questione ladina e’ centrale nel contesto del dibattito sul nuovo Statuto, rappresentando un elemento di unione nel contesto regionale”.

Anche per il presidente Rossi la questione delle minoranze assume oggi una particolare rilevanza. La riforma dello Statuto ha preso corpo in una fase di progressiva contrazione delle risorse pubbliche, determinata anche dai nuovi orientamenti dell’Unione europea in tema di debito pubblico. Contestualmente, le richieste che erano state avanzate negli ultimi anni dalle regioni riguardo ad un maggiore federalismo, e che si erano concretizzate nella riforma della Costituzione del 2001, sono approdate a risultati del tutto insoddisfacenti. “Da li in poi anche per la nostra Autonomia speciale e’ iniziata una stagione difficile. Negli ultimi due anni di legislatura, noi e Bolzano abbiamo cercato quantomeno di definire il ‘campo da gioco’ sul piano giuridico-costituzionale, e di blindare le nostre capacità di spesa. Riguardo alla nuova riforma costituzionale che sta avanzando, che pure contiene elementi seducenti, in termini di risparmi, di lotta agli sprechi, in generale si sta andando in una direzione opposta rispetto al 2001. Ci sono però sgomento elementi che salvaguardiamo la nostra specialità. Abbiamo ottenuto innanzitutto, con una apposita clausola, di poter procedere nel cammino di riforma della nostra Autonomia previa intesa con lo Stato. Permane inoltre l’aggancio internazionale, esistente fin dalle origini, ovvero dall’accordo Degasperi-Gruber, che impedisce di ridurre le nostre competenze. Tuttavia anche questo non basta: ci vuole perciò un popolo che rivendichi l’Autonomia, come ai tempi dell’Asar. C’è infine un ultimo elemento che depone a favore della nostra Autonomia: il buongoverno, che ha impedito lo spopolamento della montagna a cui si è assistito altrove. Questo deve diventare un paradigma positivo anche per gli altri. Dobbiamo riuscire a fare in modo che la nostra esperienza di autogoverno dal basso venga percepita dalle altre regioni e poi dallo stato come un’opportunità”. Recentemente una legge provinciale ha istituito in Trentino la Consulta, che ha il ruolo di coinvolgere la comunità trentina nella creazione di un comune sentire e di una visione futura dell’Autonomia, a partire dal quale i tecnici e poi la politica saranno chiamati a scrivere le nuove regole, in seno al Consiglio regionale. “Indietro non si torna – ha detto ancora Rossi – ma io penso che sia venuto il momento di impostare un rapporto ancora più adulto fra le due Province. Ci sono temi, problemi e opportunità che possiamo immaginare di gestire assieme. La questione ladina è uno di essi. L’Autonomia del futuro dovra’ essere un’Autonomia responsabile, duratura, e quindi non transitoria, pienamente operativa, al riparo cioè dall’invadenza della Corte costituzionale, ed ancora, un’Autonomia solidale e dialogante, anche in una proiezione europea e transfrontaliera”.

Kompatscher ha ricordato come in origine l’Accordo Degasperi-Gruber mettesse al centro la minoranza tedesca “dimenticando” quella ladina. Esso conteneva però un elemento importante: legava cioè la tutela dell’identità alle concrete opportunità di sviluppo che l’Autonomia offriva alle popolazioni interessate. “Nel tempo si è assistito ad un continuo allargamento delle competenze autonomistiche, anche dopo il rilascio, da parte dell’Austria, della quietanza liberatoria, nel 92. All’epoca c’era chi in Alto Adige pensava che dopo quel passaggio l’Autonomia avrebbe perso la sua dinamicità,sarebbe diventata statica. Invece cio’ non è avvenuto. Contestualmente, in Italia si è cercato di dar forma ad una riforma federalista, ma il tentativo è naufragato. Gli scandali che hanno coinvolto alcune regioni e la crescita della spesa pubblica hanno fatto il resto. Oggi c’è una maggioranza in Italia che sostiene che il federalismo non ha futuro in uno stato moderno. Ma allora paesi come Germania e Austria sarebbero falliti da un pezzo. Così, quando Renzi ha presentato il primo disegno di riforma costituzionale, in senso prettamente centralista, le regioni non si sono quasi opposte. Noi per fortuna abbiamo ottenuto questa clausola di salvaguardia che rende il ‘campo da gioco’ praticabile. Quindi io vedo la situazione attuale anche come un’opportunità”. Per Kompatscher ci sono oggi temi che possono essere affrontati in maniera unitaria ed in un contesto regionale ed altri che competono peculiarmente alle realtà provinciali, in Alto Adige ad esempio la proporzionale o l’insegnamento scolastico nelle due lingue. “All’epoca c’era il timore, espresso anche da Alexander Langer, che questi strumenti portassero alla creazione di ‘gabbie etniche’ – ha detto – ma per fortuna non è stato così, questi anzi si sono rivelati fattori di garanzia per tutti. Oggi ad esempio la proporzionale è vista con favore in primo luogo dal gruppo linguistico italiano”. Anche Kompatscher si è soffermato infine sul ruolo della Regione, in quanto piattaforma che consente alle due Province autonome, unite dalle medesime aspirazioni, di costruire percorsi comuni, “uscendo dall’angolo della mera difesa dell’Autonomia, in chiave propositiva ed espansiva”.

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Nu.Vol.A.: Rossi e Mellarini hanno incontrato presidente e direttivo

Comunicato 835 del 03/05/2016

Il “grazie” e l’Aquila di San Venceslao a Giuliano Mattei

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“L’Aquila di San Venceslao rappresenta l’Autonomia ed è il giusto riconoscimento per chi si è speso, con i fatti e il lavoro, per la comunità”: il governatore Ugo Rossi ha usato queste parole consegnando all’ex presidente dei Nu.Vol.A. Giuliano Mattei un distintivo raffigurante l’aquila di San Venceslao. Dal due aprile scorso i Nu.Vol.A., l’organizzazione di volontari alpini che fornisce supporto logistico al sistema di Protezione civile della Provincia autonoma di Trento, hanno infatti cambiato i vertici. Ieri pomeriggio il presidente Ugo Rossi e l’assessore competente in materia di protezione civile Tiziano Mellarini hanno incontrato, presso la Sala Fedrizzi del palazzo della Provincia a Trento, il nuovo presidente e il direttivo dell’associazione, per augurare loro buon lavoro e simbolicamente ringraziare i loro predecessori per quanto hanno fatto. Era presente anche il nuovo dirigente generale del Dipartimento della Protezione civile Stefano De Vigili. “Siete – ha detto il governatore Rossi – una delle realtà più significative del volontariato del nostro territorio e vi ringrazio per quello che fate. In particolare ringrazio Giuliano Mattei per i modi e la sensibilità mostrati svolgendo così bene un compito tanto delicato. Al nuovo presidente diciamo di continuare su questa strada sapendo che qui ha degli amici”. “Voglio rivolgere un particolare ringraziamento – ha aggiunto l’assessore Tiziano Mellarini – sia a Giuliano Mattei che al dirigente generale del Dipartimento della Protezione civile Roberto Bertoldi, da poco andato in pensione. Entrambi hanno messo il rapporto umano al centro della loro azione. Sono certo che anche il nuovo presidente dei Nu.vol.A. Giorgio Debiasi e il nuovo dirigente generale della Protezione civile Stefano De Vigili faranno altrettanto. Stiamo vivendo un momento non facile che dobbiamo affrontare con l’impegno di tutti e con l’esempio che ci viene dai valori che i nostri padri ci hanno dato e che sono ben rappresentati all’interno della grande famiglia della protezione civile”. Nel saluto di commiato il presidente uscente Giuliano Mattei, ha sottolineato quanto sia stato importante, durante i 15 anni del suo mandato, il supporto avuto da parte della Provincia. “Grazie anche a questo – ha detto – siamo diventati la realtà che siamo oggi”. Attualmente gli iscritti ai Nu.Vol.A. sono 588 (di cui 122 donne) suddivisi in 11 Nuclei. All’incontro erano presenti anche i revisori dei conti dell’associazione e i “Capinuvola”.

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Stamani il governatore Rossi al Mart di Maraniello

Comunicato 832 del 02/05/2016

Il presidente era accompagnato dall’assessore Mellarini, dal dirigente Bettotti, presente anche il cda del Museo presieduto da Vescovi

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Le Collezioni permanenti con alcuni focus d’approfondimento sul patrimonio museale e la mostra dedicata a Giuseppe Penone, un allestimento che ha cambiato radicalmente il volto del museo: la visita di stamattina del presidente Ugo Rossi al Mart, museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, ha toccato tutti i punti di forza del museo. Il governatore del Trentino, assieme all’assessore alla cultura Tiziano Mellarini e al dirigente generale del Dipartimento Cultura, turismo, promozione e sport Sergio Bettotti, è stato accompagnato dal direttore Gianfranco Maraniello e dal cda presieduto da Ilaria Vescovi, in un percorso inedito alla scoperta delle novità e dei nuovi orientamenti che il direttore sta dando al Mart. Il Mart, nato nel 1987 come ente funzionale della Provincia autonoma di Trento, opera oggi in tre luoghi distinti: a Rovereto la sede principale del Museo (un ampio complesso architettonico inaugurato nel 2002 su progetto di Mario Botta e Giulio Andreolli) e la Casa d’Arte Futurista Depero, e a Trento la Galleria Civica. Quest’ultima sede è entrata a far parte del Mart, inaugurando i propri spazi nel centro storico di Trento, a ottobre 2013. Dal giugno del 2015 il direttore è Gianfranco Maraniello che, nell’ambito di un percorso di riposizionamento del ruolo e della mission del Museo, è partito dalla ridefinizione dell’identità istituzionale, privilegiando il collegamento con il territorio. Le mostre aperte a dicembre e visitate dal presidente Rossi e dall’assessore Mellarini, hanno inaugurato un nuovo museo. L’allestimento permanente esalta il progetto architettonico originale, con il quale dialoga in una coerenza di colori, luci, utilizzo degli spazi. In particolare al secondo piano è stata messa in evidenza una grande vetrata, che consente di ammirare il paesaggio di Rovereto, i profili montuosi e il sottostante giardino delle sculture. Grazie al ritorno dei grandi capolavori delle Collezioni del Mart, la riflessione sull’architettura del Museo e sulle sue raccolte è un primo tassello nel mosaico che nei prossimi anni intende consolidare l’identità del Mart. Costituite nel tempo grazie a una politica di importanti acquisizioni, depositi e donazioni, le Collezioni del Mart attraversano 150 anni di storia dell’arte, dalla fine del XIX secolo a oggi. Il nuovo allestimento, voluto da Gianfranco Maraniello, è suddiviso in due percorsi cronologici: L’invenzione del moderno e L’irruzione del contemporaneo. Partendo da questo vasto repertorio e isolando alcuni nuclei tematici, i Focus periodici si configurano come rassegne d’approfondimento sul patrimonio museale. Al momento sono allestiti tre focus, il primo dedicato a Mario Raciti, il secondo a Mimmo Jodice e il terzo alla mostra Materiale Immateriale realizzata nell’ambito del progetto VVV VerboVisualeVirtuale. Anche la mostra temporanea “Giuseppe Penone. Scultura” (fino al 26 giugno 2016) è un percorso espositivo sulla pratica della scultura, in stretto rapporto con l’architettura progettata da Mario Botta e i differenti ambienti. Esposte opere inedite, significative riletture di lavori storici e una monumentale installazione in un allestimento che ha cambiato il volto del museo. Tra i maggiori protagonisti dell’arte italiana, Giuseppe Penone è presente con le sue opere nelle principali collezioni internazionali, ha partecipato alle più importanti manifestazioni artistiche del panorama contemporaneo.

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