Archivia per Marzo, 2015

PARCO DELLO STELVIO: NORMA DI ATTUAZIONE PRONTA PER IL “SÌ” DEL GOVERNO

COMUNICATO nr. 706 del 25/03/15

Approvata oggi all’unanimità dalla Commissione dei Dodici dopo l’intesa del febbraio scorso

“E’ stato fatto un buon lavoro, sia dal punto di vista tecnico che politico, che ha saputo ricondurre ad un punto di equilibrio gli interessi dei vari soggetti armonizzandoli con la necessità di aggiornare la governance del Parco. Con il voto di oggi si apre finalmente per il Parco Nazionale dello Stelvio una nuova stagione che valorizzerà il ruolo e l’autonomia dei territori, ponendo in capo alle Province autonome di Trento e Bolzano e alla Regione Lombardia tutte le competenze relative alla gestione e alle funzioni dell’area protetta, salvaguardando al tempo stesso le prerogative di controllo del Ministero dell’ambiente”. Questo il commento del presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi alla notizia giunta da Roma sull’approvazione, all’unanimità, della proposta di norma di attuazione. Soddisfazione per il voto della Commissione dei Dodici viene espressa anche dall’assessore all’ambiente Mauro Gilmozzi, che ha seguito da vicino negli ultimi anni e mesi il complesso percorso iniziato nel 2010 per trasferire ai territori interessati la competenza sulla gestione delle parti che loro appartengono.

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IMPIANTI A FUNE. ROSSI: LA QUESTIONE IMU ALL’ATTENZIONE DEL GOVERNO

COMUNICATO nr. 705 del 25/03/15

“Abbiamo subito interpellato il Governo nazionale e siamo comunque pronti ad esercitare le nostre prerogative in materia di tributi locali”. Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi aggiorna così la situazione all’indomani della sentenza della sezione tributaria della Corte di Cassazione che ha stabilito, per tutto il territorio nazionale, l’applicazione dell’Imu per gli impianti di risalita. “Siamo in contatto con esponenti della maggioranza di Governo – aggiunge Rossi- ed abbiamo già espresso le nostre preoccupazioni allo scopo di individuare una soluzione a salvaguardia dell’area alpina. In ogni caso – conclude il presidente della Provincia autonoma di Trento – siamo pronti a mettere in campo le competenze primarie che il nostro statuto ci garantisce in materia di tributi locali per evitare ricadute negative sull’economia turistica che, come ben sappiamo, svolge un ruolo fondamentale nella nostra economia in termini di impatto diretto ma anche in ragione dell’indotto di filiera che ne consegue.

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ROSSI: CON LE LINGUE PREPAREREMO I NOSTRI FIGLI A VINCERE LA SCOMMESSA CON IL LORO FUTURO

COMUNICATO nr. 693 del 25/03/15

Trilinguismo, Focus ieri sera a Mezzocorona

mezzocorona

Sala gremita ieri sera all’auditorium della cassa rurale di Mezzocorona per l’incontro sul piano Trentino trilingue promosso dalla Consulta dei genitori per approfondire alcuni aspetti specifici del progetto fortemente voluto dal presidente della Provincia nell’ambito delle azioni per accrescere la competitività e lo sviluppo del nostro territorio. Alla serata era presente lo stesso Ugo Rossi che ha spiegato, con l’aiuto dei funzionari del Dipartimento alla conoscenza ma anche di esperti i cui contributi sono stati proposti attraverso un video, quali sono le motivazioni alla base del progetto e soprattutto tempi e modalità con cui sarà attuato. “Sarà un percorso graduale, che inizia adesso ma entrerà a regime nel 2020 – ha rassicurato subito Rossi – e che non toglie nulla di ciò che già oggi rende la nostra scuola tra le migliori a livello internazionale, ma aggiunge una sfida in più perché sappiamo che in altre parti del mondo i giovani hanno già un grosso bagaglio linguistico che li favorirà in questo mondo sempre più globalizzato. Ecco, vogliamo mettere nello zaino con cui i nostri figli affronteranno la vita tutti gli strumenti che risulteranno indispensabili per tagliare traguardi ambiziosi”. Lo sforzo messo in campo per fare questo è considerevole. La scuola è l’unico settore in cui la spending review non è arrivata, anzi: per il piano trilingue sono stanziati 36 milioni di euro, 20 dei quali per la formazione degli insegnanti ed il resto per favorire gli scambi di esperienze tra studenti. Al centro dunque i ragazzi, ma anche il corpo docente cui sono rivolti percorsi di formazione per estendere il metodo Clil – insegnamento di materie curriculari utilizzando lingue come l’inglese e il tedesco – che già la metà delle scuole trentine ha sperimentato e che studi autorevoli dimostrano come particolarmente efficace per imparare con la maggior naturalezza possibile una lingua straniera. ”Questo non significa assolutamente che trascureremo l’italiano – ha ricordato Rossi – e non sono io a dirlo, ma gli esperti di didattica che abbiamo sentito stasera e per essere sicuri del massimo della qualità ci seguiranno anche specialisti del Consiglio d’Europa, del MIUR e dell’Ocse”. Non calerà nemmeno l’impegno per garantire una scuola inclusiva, con particolare riferimento ai bisogni educativi speciali ed anche in questo caso gli esperti concordano col ritenere che l’apprendimento delle lingue non penalizza ma, anzi, semmai favorisce le performance dei ragazzi. E a dimostrazione di ciò, ieri è stato proiettato un breve filmato a cura degli studenti dell’Istituto Artigianelli che vede protagonista un ragazzo “Dsa” e la sua padronanza con l’inglese. Molti gli interventi in sala, anche di chi, accanto alle voci preoccupate, ha dichiarato di avere fiducia nelle capacità dei ragazzi e degli insegnanti di cogliere questa sfida ambiziosa, “per poter continuare a lavorare in Trentino, non solo per essere cittadini del mondo” ha specificato qualcuno, ricordando le dinamiche del turismo e quelle delle piccole medie imprese. “Non banalizzeremo i dubbi di nessuno – ha concluso Rossi – e se siamo qui stasera, come abbiamo fatto in altre occasioni e faremo ancora con nuovi incontri sul territorio, è perché siamo consapevoli che il progetto è ambizioso e va condiviso, apportando dove necessario alcuni aggiustamenti e correttivi. Ma credo che sia responsabilità di ogni genitore interrogarsi sul domani dei propri figli ed iniziare a costruire per loro una strada che li porti verso il futuro”.

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Il ritorno al centro: un’illusione fuorviante

Dobbiamo essere realisti: il ritorno al “centro” è nelle corde del dibattito politico, nei passi conclusivi della riforma della Costituzione, nelle scelte di un Governo sempre più invasivo nei confronti delle autonomie locali. Una giusta autocritica dei mali del regionalismo e del localismo è doverosa, ma questo non vuol dire che la soluzione sia automaticamente addensare i poteri in capo allo Stato. Quindi è necessario chiedersi se la strada imboccata sia quella giusta, oppure se rappresenti l’ennesimo tentativo di superare i problemi del Paese ignorandoli, se non addirittura aggravandoli.

L’Italia non è tutta uguale e non si può usare un metro unico per situazioni profondamente diverse, pensando che ciò non renda dirompente una governance di sistema già difficile e contradditoria. Questo significa non cedere alle tentazioni semplificatorie che inducono a restringere il campo e a scegliere la via più comoda, immaginando di poter bypassare la complessità e l’inafferrabilità del Paese reale attraverso la verticalizzazione dei poteri statuali. Negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito ad un andamento pendolare che ha visto prima prevalere un’idea di Nazione compatta, dove Roma decideva e provvedeva, o almeno si illudeva di farlo, a tutto. Poi l’ubriacatura federalista che aveva posto tutto in capo alle Regioni, pensando che solo dal basso fosse possibile risanare Istituzioni e bilanci pubblici. Oggi, sotto il pressing congiunto del debito pubblico e del mal esempio di molte Amministrazioni regionali, è riemersa potente la convinzione che solo il ritorno al “centro” possa risolvere le gravi e pressanti questioni con cui dobbiamo saperci misurare.

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