Archivia per Gennaio, 2015

ROSSI AGLI SCOUT: VORREI DARE UN PICCOLO CONTRIBUTO PER MIGLIORARE IL TRENTINO

COMUNICATO nr. 174 del 28/01/15

Il presidente intervistato da una squadriglia di Trento di “seguaci” di Baden-Powell

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“Cercate di lasciare il mondo in condizioni un po’ migliori di come l’avete trovato”: questa una delle massime più note di sir Robert Baden-Powell, il fondatore – nel 1907 – dello scoutismo, movimento diffusosi da allora in tutto il mondo, compreso il Trentino, che in quanto terra di montagna ha abbracciato con molto calore la sua filosofia di vita, che mette i ragazzi a stretto contatto con la natura. E proprio una squadriglia di scout trentine ha voluto intervistare il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi: una “sfida” che – questo il loro obiettivo – dovrebbe consentire di guadagnare punti preziosi nella competizione che stanno conducendo con altre squadriglie. “Il mio sogno – ha detto Rossi – si rispecchia nella frase di Baden-Powell: anch’io vorrei dare un piccolo contributo, vorrei lasciare un Trentino migliore, dietro di me. E poi, un giorno, vorrei anche potermelo godere un po’ di più, al di fuori degli impegni istituzionali”. La pattuglia o “squadriglia” è l’istituzione principale dello scoutismo. E’ costituita da un gruppo di una decina di ragazzi o ragazze di età variabile, in genere fra gli 11 e i 16 anni, che costituiscono insieme una vera e propria comunità, nella quale ognuno ha le proprie responsabilità e i propri compiti. Una di esse, qualche giorno fa, ha intervistato il presidente Rossi: “La sfida – hanno spiegato le scout – era di intervistare un vip. Metteremo sul nostro sito il video dell’intervista, e i giudici decideranno com’è andata”.Prima dell’intervista, un test: ricomporre il puzzle con la celebre frase di Baden-Powell. E poi, alcune domande. “I miei sogni di bambino? – ha detto Rossi – . Erano due: venire a vivere in Trentino, perché i miei genitori si erano trasferiti a Milano. Tornavo qui per le vacanze, era la mia terra di origine, la trovavo bellissima e desideravo ardentemente viverci in pianta stabile. Un sogno realizzato, come vedete. L’altro sogno era fare il calciatore. Il mio mito era Gianni Rivera. Che disdetta, però: ero a casa con gli orecchioni quando si presentò occasione per poterlo incontrare”. E il sogno di adesso? “Dare un piccolo contributo per migliorare un poco il Trentino. E poi anche potermelo godere un po’ di più, un giorno”. Un’altra curiosità degli scout riguardava gli esordi di Rossi in politica. “Sono entrato in politica nel 2001, per aiutare un amico. E poi da lì ho approfondito le mie conoscenze del settore e ho deciso di impegnarmi in un partito. E’ un’attività difficile nella misura in cui ci sono tante cose da affrontare, che mettono alla prova il proprio equilibrio. Le pressioni sono molte. Ma arrivare fino a qui non è stato impossibile, e non ci volevo arrivare a tutti i costi. Volevo seguire con coerenza la mia strada e impegnarmi al massimo delle mie possibilità, questo sì. Cosa cambierei tornando indietro? Forse un po’ più di coraggio nel fare scelte più radicali, con l’unione delle forze politiche che possono stare assieme”. scout2 Ovvia la domanda successiva: le piace questo lavoro? “Sì, anche se richiede tanta fatica, tanto tempo e la piena consapevolezza che alcune decisioni possono scontentare qualcuno. Lo si deve fare pensando sempre di coltivare il bene della maggioranza dei cittadini. Da presidente l’orizzonte è più ampio rispetto ad assessore. Devi essere molto più presente all’esterno. Essere una figura pubblica”. Infine, una domanda sullo scoutismo. “Mi ha sempre affascinato. Lo conosco poco ma conosco alcune persone che sono state o continuano ad essere scout, e sono persone con solidi valori. Soprattutto, e lo vedo anche con voi oggi, sono persone che sanno tradurre questi valori in una logica e un lavoro di squadra, di gruppo. Noi politici a volte dovremmo imparare da voi”. Alla fine dell’incontro le scout hanno regalato il fazzoletto scout al presidente. Rossi in cambio ha consegnato loro copia del libro “Il volo dell’Aquila”, con il racconto a fumetti dell’Autonomia, e il racconto con cui Iris Bahia, studentessa trentina, ha vinto recentemente il premio Arge Alp.

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IL NUOVO PRESIDENTE DELLA SEZIONE DI CONTROLLO DELLA CORTE DEI CONTI RICEVUTO DAL PRESIDENTE ROSSI

COMUNICATO nr. 173 del 28/01/15

Ribaditi i già ottimi rapporti di collaborazione

Un incontro cordiale, nel solco di un rapporto istituzionale positivo e consolidato, quello che si è tenuto fra il nuovo presidente della sezione di controllo della Corte dei Conti di Trento, Diodoro Valente e il presidente della Provincia Ugo Rossi, che ha sottolineato come gli stimoli provenienti dalla Corte dei Conti, nella sua azione di controllo, siano stati sempre tenuti in considerazione, al fine di migliorare l’attività amministrativa dell’Ente provinciale, nell’ambito di un rapporto di collaborazione e trasparenza. “Le attività di controllo esercitate dalla Corte dei Conti devono essere per noi motivo di stimolo – ha detto il presidente Rossi che era accompagnato dal dirigente dell’avvocatura della Provincia Nicolò Pedrazzoli – e utilizzate con attenzione e responsabilità per fare le cose nel miglior modo possibile”. “Proprio recependo alcune delle osservazioni che ci sono state fatte in passato – ha ricordato Rossi – abbiamo abolito il capitolo relativo alle spese riservate della presidenza e diminuito del 45% le spese di rappresentanza della Giunta”. Parole condivise dal presidente Valente, originario della provincia di Benevento, che ha evidenziato come il lavoro della magistratura contabile possa servire all’amministrazione stessa per capire dove migliorare. Al termine dell’incontro, il presidente Rossi ha ribadito la disponibilità della Provincia a collaborare con la sezione di controllo che sarà impegnata nei prossimi mesi nell’attività di parifica del bilancio provinciale, mentre il presidente Valente ha ringraziato Rossi per il benvenuto e si è detto certo che l’ottimo clima di collaborazione già esistente fra Provincia autonoma e Corte dei Conti sarà ulteriormente rafforzato.

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Il modello bavarese

Vorrei condividere con voi alcune riflessioni “a caldo”, a seguito della serata di ieri presso l’Auditorium della Cassa Rurale di Mezzocorona, nella quale abbiamo ricevuto importanti spunti per il futuro della nostra azione di governo dagli interventi del prof. Antonio Scaglia e del prof. Rainer Greca. Come ci eravamo detti all’inizio di dicembre, in occasione del nostro ultimo incontro al Centro Congressi Interbrennero, quello di ieri sera è stato il primo di una serie di appuntamenti che avranno lo scopo di permetterci di ampliare la visione sulla nostra provincia tramite la comparazione con altre realtà territoriali simili, per stimolare una discussione virtuosa e per arricchire in itinere le politiche provinciali

Ringrazio dunque il prof. Scaglia ed il prof. Greca per essere intervenuti e per averci descritto un territorio, la Baviera, che negli ultimi quindici anni ha realizzato una crescita economica, industriale e sociale di primissimo livello. Naturalmente non è sufficiente fare un “copia-incolla” di politiche di altre realtà per garantirsi risultati positivi, ma è certo che la politica troppo spesso si affida a ricette preconfezionate ed autoreferenziali mentre, oggi più che mai, è necessario andare oltre gli slogan e le semplificazioni: le idee devono essere declinate sul campo, verificate in concreto, adattate alle contingenze. E devono soprattutto coinvolgere le sensibilità e le abilità dei cittadini, che restano il fondamentale capitale umano di ogni territorio: dalle circoscrizioni ai comuni alle comunità, dalle associazioni alle organizzazioni di categoria alle imprese, tutti possiamo e dobbiamo impegnarci per dare una spinta al miglioramento della nostra terra.

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Partendo da questi presupposti abbiamo voluto confrontarci sul modello rappresentato dal Freistaat Bayern, o Libero Stato di Baviera, il maggiore Land tedesco per superficie e soprattutto il secondo in Germania per importanza economica: pur essendo un territorio agricolo ricco di tradizioni e storia, è riuscito negli ultimi anni a mettere in campo una serie di politiche e di sinergie che il prof. Greca, sociologo e docente presso l’Università di Ingolstadt, ci ha presentato nel suo intervento, per mostrarci la natura e la fisionomia di un fenomeno che il Trentino può certamente cercare di imitare, almeno nelle sue linee essenziali. Se la nostra provincia vuole crescere non le sarà sufficiente vedersi l’autonomia riconosciuta a livello giuridico nazionale, ma dovrà sempre più essere in grado di fare conto sulla propria imprenditorialità, affinché diventi elemento trainante per costruire benessere, qualità di vita e lavoro, anche per i giovani.

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Secondo l’esposizione del prof. Greca, la Baviera è uno Stato federale che negli ultimi anni ha saputo orientarsi progressivamente dalla fornitura di servizi all’industrializzazione più avanzata, senza perdere la forte vocazione agricola e l’importante risorsa del turismo, visto che è anche la regione tedesca preferita dai turisti, con più di 5 milioni di presenze annue. Ha inoltre un saldo positivo dal punto di vista demografico, con una popolazione locale in crescita, a differenza di molti Paesi occidentali, tra i quali l’Italia, dove l’età media è sempre più alta e la media delle nascite si abbassa progressivamente. Oltre a questo, la disoccupazione in Baviera è al 4%, più bassa della media nazionale tedesca (6%) e con livelli davvero minimali tra i giovani sotto i 20 (2%) ed i 25 anni (3%). La disoccupazione, in sostanza, in Baviera è quasi assente, i salari sono alti, la criminalità poco diffusa: il sud tedesco sembra non essere paragonabile al nord della Germania ed anzi appare molto simile alla Svizzera.

Quali sono i fattori chiave di questi risultati? Secondo il prof. Greca vi sono molteplici cause che concorrono tra loro. Innanzitutto lo sviluppo storico-politico: stiamo parlando di un territorio che si qualifica ancora oggi come Freistaat, cioè come Stato libero, con forti prerogative di autogoverno e con una maggioranza politica negli anni tendenzialmente stabile e conservatrice, elementi che attraggono investitori, sia nazionali che stranieri, e che favoriscono lavoro ed imprese. Sono inoltre previsti, a vari livelli, svariati e diversificati incentivi per il ceto medio e per le pmi.

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CHIARA LUBICH: APERTA OGGI LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE

COMUNICATO nr. 171 del 27/01/15

L’assessore Daldoss a Frascati. Messaggio del presidente Rossi: “Da Chiara un imperativo etico e civile che coinvolge tutti”

Si è aperta ufficialmente oggi, con una cerimonia tenuta presso la Cattedrale di San Pietro Apostolo a Frascati (Roma), la causa di beatificazione e canonizzazione della trentina Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, nata a Trento nel 1920 e scomparsa nel 2008. La cerimonia, detta “Prima Sessio” è stata officiata dal Vescovo di Frascati, Monsignor Raffaello Martinelli, alla presenza dell’assessore provinciale Carlo Daldoss, in rappresentanza della Provincia autonoma di Trento, che ha portato anche il saluto del presidente Ugo Rossi, impossibilitato a partecipare perché impegnato oggi in Trentino nelle manifestazioni dedicate al “Giorno della Memoria”. L’iter per l’avvio della causa di beatificazione era iniziato il 7 dicembre 2013, settantesimo della fondazione dei Focolari, con la presentazione della richiesta formale al Vescovo di Frascati, Monsignor Martinelli, da parte della presidente del Movimento dei Focolari Maria Voce. Nei mesi successivi il Vescovo Martinelli ha provveduto all’adempimento degli atti canonici previsti. “Se oggi Chiara fosse ancora in vita – ha detto il presidente Ugo Rossi – nel messaggio portato dall’assessore Daldoss – ci inciterebbe soprattutto a “non dimenticare”, a coltivare la memoria come strumento che può cementare la famiglia e rendere coesa una comunità. Continuerebbe a chiederci di essere vicini ai più deboli e a testimoniare la nostra generosità e il nostro impegno nella società civile, facendo nostri quei valori profondi che ci vengono dalla nostra educazione cristiana”. “Da Chiara Lubich, che lavorò con umiltà e in silenzio a favore dei poveri, ci arriva un insegnamento profondo e un invito ad impegnarci per l’equità sociale. Si tratta – ha concluso Rossi – di un preciso imperativo etico e civile che coinvolge tutti noi, ognuno per il ruolo e le responsabilità che gli competono”.

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