Archivia per Ottobre, 2014

PATTO DI GARANZIA: OK DALLA GIUNTA REGIONALE

COMUNICATO nr. 2692 del 24/10/14

Via libera dalla Giunta Regionale al “Patto di Garanzia”. Dopo le due Province autonome di Trento e di Bolzano, anche la Regione autonoma Trentino Alto Adige/Südtirol ha approvato i contenuti dell’accordo raggiunto il 15 ottobre scorso a Roma in materia di finanza pubblica. La delibera adottata oggi dalla Regione autonoma sostanzialmente approva i contenuti dell’accordo raggiunto dai presidenti delle Province autonome Rossi e Kompatscher a Roma con il sottosegretario Delrio e il ministro Padoan e prosegue il percorso che porterà alla scrittura della norma relativa, che sarà inserita a sua volta nella Legge di stabilità. Vediamo in sintesi le cifre. Riguardo al Patto di stabilità, esso peserà sulle finanze provinciali per 62,6 milioni nel 2014 e 64,9 milioni dal 2015 al 2017. Dal 2018 si scende a quota zero per effetto della eliminazione del Patto di stabilità. Parlando di accantonamenti invece, il 2014 prevede uno ‘sforzo’ pari a 39,8 milioni. Dal 2015 questi accantonamenti richiesti dallo Stato salgono a 40,1 milioni. Tuttavia, dal 2019 l’accordo prevede il venire meno delle riserve all’erario e quindi la cifra degli accantonamenti si attesterà sui 15,1 milioni.

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LINGUE STRANIERE: 80 BORSE PER STUDIARE ALL’ESTERO

COMUNICATO nr. 2691 del 24/10/14

Sono per il quarto anno delle superiori da fare nel 2015-2016

Conoscere le lingue straniere è sempre più indispensabile per competere nell’era della globalizzazione. Per questo è forte l’impegno delle istituzioni per offrire ai giovani opportunità che consentano di fare esperienze formative importanti ed essere un domani più competitivi per l’ingresso sul mercato del lavoro. La Giunta regionale ha approvato stamani la realizzazione di 80 borse di studio per la frequenza del quarto anno delle superiori (nel 2015/2016) all’estero (in Germania, Austria, Gran Bretagna, Irlanda e Francia). Studiare e vivere per un intero anno scolastico all’estero, in Austria, Germania, Gran Bretagna, Irlanda o Francia. E’ una possibilità prevista dalla legislazione scolastica italiana e sostenuta dalla Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol. L’iniziativa è rivolta a tutti gli studenti interessati a perfezionare le proprie conoscenze linguistiche ed a confrontarsi con la cultura ed i costumi di uno dei cinque Paesi ospitanti. E’ finalizzata, oltre che all’acquisizione di una approfondita conoscenza delle lingue dell’Unione europea, alla promozione dell’integrazione con conseguente diffusione del senso di appartenenza all’Europa.

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Ripartire dai territori

Per ricostruire l’Italia non si può che partire dai territori, dalla loro vitalità e dalla loro responsabilità. Dobbiamo sgombrare il terreno da un possibile equivoco: quello di far coincidere la realtà dei territori con l’assetto istituzionale delle regioni. I territori hanno fatto l’Italia, hanno creato tanti nuclei propulsivi che insieme hanno dato forza al nostro passato e che potranno dar forza al nostro futuro. Ma non sempre le istituzioni regionali hanno fatto altrettanto, diventando non uno stimolo ma un freno alla volontà di crescere. Il rischio che corriamo oggi è quello di equivocare i termini della questione: che a “regioni inadeguate” debbano necessariamente corrispondere “territori inadeguati”.

Non è così e per far ripartire l’Italia è necessario evitare questo equivoco puntando a un assetto regionale che sia di traino, e non di freno, alla nostra ricchezza più grande: la varietà e la bellezza delle nostre regioni intese come comunità territoriali e non come apparati burocratici. Cavalcare l’onda di un improbabile neocentralismo giustificato da esigenze di risparmio e di moralizzazione sembra oggi una via più facile, più naturale, e percepita da vasti strati di opinione pubblica come “necessaria”. Bisogna tuttavia essere consapevoli che si tratta di una via di corto respiro e che, come per tutte le soluzioni semplicistiche e scarsamente meditate, rischia di mancare l’obiettivo e di ingenerare altri e più gravi problemi. Va pertanto abbandonata in fretta l’idea di uno stato totalizzante che interviene direttamente e in maniera uniforme su questioni locali senza tener conto che la reattività del Paese nasce dal basso e non dall’alto. Solo su questo presupposto si può immaginare il necessario e innovativo rilancio del regionalismo italiano e della sua evoluzione.

Un percorso complesso, carico di opportunità, ma anche di molti pregiudizi. Quindi, parlarne è d’obbligo e lo dobbiamo fare soprattutto ascoltando la voce delle periferie. La voce di quelle periferie che si riconoscono nell’unità del Paese, ma non nel centralismo, nella presunzione che da Roma sia possibile cogliere e interpretare la molteplicità di anime e di paesaggi che ci rende ricchi e irripetibili.

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Qualche precisazione sul “Patto di garanzia”..

C​are amiche, cari amici,

desidero portare alla vostra conoscenza, in maniera sintetica con una semplice tabella, gli effetti finanziari dell’accordo che la Provincia autonoma di Trento, assieme a quella di Bolzano, ha recentemente raggiunto con il Governo, ribattezzato “Patto di garanzia”. Questo nome non è stato scelto a caso: infatti, anche se da un lato ci viene chiesto di sostenere un ulteriore sforzo per contribuire al risanamento dei conti dello Stato italiano, particolarmente gravoso fino al 2018, dall’altro dà finalmente delle certezze per quanto riguarda il bilancio della nostra Autonomia.

Patto_di_garanzia

In sintesi:

la prima colonna (quella gialla) rappresenta gli effetti del Patto di stabilità che si faranno sentire fino al 2017. Dal 2018 il Patto viene meno e di conseguenza sparisce anche la colonna gialla del nostro grafico.

la colonna di destra, composta di tre voci e di tre colori, rappresenta invece le risorse che lo Stato ci chiede, fra accantonamenti e riserve all’erario, cioé i veri e propri “prelievi”. Come si vede, crescono dal 2014 al 2015, rimangono costanti fino al 2017, e poi calano sensibilmente. In particolare, dal 2019 sparisce la voce delle riserve all’erario. Lo Stato, in presenza di eccezionali esigenze di finanza pubblica, potrà aumentare questi “prelievi”, ma non indiscriminatamente come succedeva prima, bensì solo nella misura massima del 10% (41,3 milioni fino al 2017 e 37,9 milioni dal 2018) per periodi di tempo limitati e solo sugli accantonamenti (questo è il senso della parentesi graffa che vedete accanto alla colonna). Un ulteriore 10 per cento, e sempre per periodi limitati, potrà essere prelevato ma solo in caso di manovre straordinarie dello Stato finalizzate ad assicurare il rispetto dei vincoli europei concernenti i saldi di bilancio. Sono dei margini di flessibilità che determinano al tempo stesso un confine preciso che lo Stato dovrà rispettare.

Riassumendo: le Province autonome garantiscono allo Stato alcuni importi da qui al 2017 compreso, contribuendo alla sua uscita dalla crisi. Dal 2018 sparisce il Patto di stabilità, e gli importi che noi garantiamo si riducono in maniera sostanziale. Soprattutto, questi importi non variano fino al 2022, salvo le circostanze eccezionali poc’anzi descritte. Il Patto consente inoltre di contabilizzare quanto ogni anno spetta alla Provincia in termini di accise sui carburanti da riscaldamento: sono i 30 (milioni) che vedete in fondo al grafico.

Dalla tabella, ovviamente, sono esclusi gli effetti dell’Accordo di Milano del 2009 (568 milioni di euro), in seguito al quale però il Trentino ha ottenuto nuove importanti competenze (Università e ammortizzatori sociali).

Un’ultima cosa importante, che non potevamo rappresentare nel grafico: l’istituzione del meccanismo del “credito d’imposta” riferito a tutte le tipologie di tributi, anche statali. In pratica, una nuova modalità di intervento nei confronti delle imprese che può favorire la competività del nostro territorio.

Il momento, come sapete bene, rimane difficile, ma sono anche convinto che la ripresa economica non possa essere lontana. Nel frattempo, l’accordo raggiunto con lo Stato fissa dei “paletti” importanti , veri e propri punti di riferimento per la nostra Autonomia.

Grazie per la vostra attenzione. ​Un caro saluto​,

Ugo Rossi